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Una nuova Via della seta

· Due mostre promosse dai Musei vaticani e dalla Repubblica popolare cinese ·

Una doppia mostra, un ponte culturale che vedrà collaborare — per la prima volta — il Vaticano e la Repubblica popolare di Cina a un progetto comune, sarà inaugurata la prossima primavera. Con nomi diversi e sedi diverse, ma con l’obiettivo di avviare un gemellaggio che parla la lingua dell’arte, della cultura e di quella implicita spiritualità che ogni opera autenticamente artistica sottende.

Zhang Yan, «Cradling Arm»

L’iniziativa è stata presentata il 21 novembre nella Sala stampa della Santa Sede; una seconda conferenza stampa si svolgerà presso la Diaoyutai State Guesthouse a Pechino il prossimo 27 novembre. «La bellezza e l’arte — ha detto Barbara Jatta, direttore dei Musei vaticani, presentando l’iniziativa — sono uno straordinario veicolo di dialogo. Del resto, la diplomazia dell’arte fa parte della tradizione plurisecolare della chiesa romana». Anche l’apertura ecumenica al mondo fa parte del dna del cattolicesimo.

Non c’è solo la cappella Sistina nel museo del vescovo di Roma, e non ci sono solo opere d’arte provenienti dai popoli europei, ha sottolineato padre Nicola Mapelli, curatore del settore Anima Mundi dei Musei vaticani, che custodisce capolavori provenienti dall’Asia, dall’Oceania, dal continente americano e dal mondo islamico. Tre anni fa è stata allestita una mostra negli Emirati Arabi con opere provenienti dalla collezione islamica, ora è la volta della collezione cinese. Quaranta opere — tra cui un antico rotolo con un dipinto della Grande muraglia e preziosi oggetti dell’epoca Tang — restaurate in collaborazione con esperti cinesi, approderanno nella Città proibita il prossimo marzo, in una data ancora da destinarsi, per poi essere trasferite in altre tre città: l’ultimo allestimento sarà a Shanghai, luogo-simbolo dell’apertura cinese al mondo. Gli oggetti selezionati provengono in gran parte dalla wunderkammer del cardinale Stefano Borgia; alla fine del Settecento la collezione Borgia era una delle tappe obbligate del Grand Tour, ricordata anche da Goethe nel suo Viaggio in Italia.

Negli stessi giorni, quaranta opere provenienti dalla millenaria cultura del celeste impero saranno ospitate nei Musei vaticani. Tra queste, ci sarà anche uno dei quadri che il maestro Zhang Yan ha recentemente regalato a Papa Bergoglio, frutto della contemplazione della natura e del silenzio di un soggiorno in Tibet durato cinque anni.

«Il 31 maggio di quest’anno — ha detto Zhu Jiancheng, segretario generale del China Culture Investment Found, spiegando la genesi dell’iniziativa — due grandi opere del maestro Zhang Yan sono state donate da noi, a nome del popolo cinese, al Papa. Era la risposta al saluto rivolto da Papa Francesco nel 2014 al segretario generale Xi e al popolo cinese».

La doppia mostra che sarà inaugurata nella primavera del 2018 è dunque «un evento che supera le frontiere» ha continuato Zhu Jiancheng, ringraziando per l’accoglienza ricevuta e la collaborazione presente e futura monsignor Paolo Nicolini, delegato amministrativo dei Musei vaticani. Un evento che «supera il tempo e unisce le culture. E rafforzerà ulteriormente l’amicizia tra la Cina e il Vaticano, favorendo la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra questi due paesi. Oggi, nel ventunesimo secolo, ci auguriamo che sulla spinta del progetto One Belt, one Road proposto dal presidente Xi Jinping, svolgeremo attivamente lo scambio di cultura e arte tra Cina e Vaticano. Assieme promuoveremo la civiltà di tutto mondo e il progresso dell’umanità».

Una delle opere del maestro Zhang Yan è un implicito omaggio alla figura del Papa. «Ho dipinto un bozzetto a carboncino della montagna sacra innevata, che è stato presentato al Santo Padre — ha confermato l’autore durante la conferenza stampa —. Su richiesta della Biblioteca vaticana, ho completato la riproduzione creando un dipinto del bozzetto per la collezione della Biblioteca. Per me, il Kanrenmuqi è la montagna sacra di tutta l’umanità, che incorpora l’essenza della religione. Rappresenta il luogo di uno spirito permanente, eterno, che per questa sua dimensione eterna non può essere distrutto».

di Silvia Guidi

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