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Nuova credibilità

· Montini, il concilio Vaticano II e la Spagna ·

Pubblichiamo, in una nostra traduzione, uno stralcio di un articolo tratto dall’ultimo numero della rivista «Vida nueva», dedicato alla presentazione del libro Pablo VI, España y el Concilio Vaticano II (Madrid, Editorial PPC, 2017, pagine 248, euro 18) di Juan María Laboa. L’incontro si è svolto il 21 novembre scorso a Madrid, alla presenza, tra gli altri, del cardinale Juan José Omella.

Paolo VI con il re  di Spagna (10 febbraio 1977)

Per troppi anni, le parole Paolo VI, Spagna e concilio Vaticano II si sono respinte, se non ignorate o incolpate a vicenda. Ciononostante, Juan María Laboa, grande studioso di Paolo VI, della Chiesa spagnola e del più importante evento ecclesiale del XX secolo, le ha associate con grande criterio nel libro Pablo VI, España y el Concilio Vaticano II. Si tratta di un’opera che intende essere un omaggio a Papa Montini, ma anche ai vescovi spagnoli che, andando controcorrente, cercarono di portare l’aggiornamento conciliare in una Chiesa sposata con il franchismo; ai fedeli degli anni Sessanta e Settanta, che apprezzavano quell’aria fresca e il fatto di «capire qualcosa della liturgia»; e anche ai sacerdoti che, come ha spiegato l’autore, accolsero quel concilio «con grande speranza, anche se poi tradita», dopo «un sequestro durato più di trent’anni». 

La presentazione del libro — tenutasi a Madrid, nel Salón Arrupe, il 21 novembre scorso — è stata presieduta dal cardinale Juan José Omella, il quale ha sottolineato “il buon lavoro” realizzato dallo storico autore del libro, «nel quale ha esaminato con il cuore la figura di Paolo vi, un Papa che dovette attendere per mettere in atto quel Concilio che non aveva convocato».
Nel suo intervento, l’arcivescovo di Barcellona ha anche lasciato intravvedere la sua ammirazione per Papa Montini: «Mentre la stampa del regime di Franco lo presentava come un nemico della Spagna per il suo atteggiamento risoluto dinanzi ad alcune situazioni contrarie allo Stato di diritto, il corso della storia ci ha consegnato una figura sempre più grande, dotata di spessore morale e sociale, di finezza interiore, d’incrollabile spiritualità, di grande apertura intellettuale e di grande spirito evangelico, aperta al dialogo con un mondo in rapida trasformazione, di grande impulso missionario e apostolico», ha affermato il porporato, che ha poi aggiunto: «La figura di Paolo vi, con il passare del tempo, è diventata sempre più grande. E ora la stiamo ammirando qui».
A tale proposito, Omella ha voluto anche fare un parallelismo con Papa Francesco e ha definito “molto interessante” il fatto di “vedere come Papa Francesco ci stia facendo riscoprire il profondo valore di questo grande Papa del xx secolo e come il suo pensiero sia ancora attuale e incoraggiante per molti cristiani del XXI». Tornando agli anni esaminati nel libro del professore emerito di Comillas, Omella ha riconosciuto che il forte conservatorismo della Chiesa spagnola di quei tempi fu accentuato dalla sua compenetrazione con il regime franchista. «Paolo vi era consapevole della politicizzazione del cattolicesimo spagnolo ed era convinto che la Chiesa spagnola dovesse rinnovarsi e liberarsi dai legami politici tradizionali», ha sottolineato il cardinale, evidenziando il ruolo svolto in tal senso non solo dal Papa, ma anche dal nunzio Dadaglio, dal cardinale Tarancón, da Elías Yanes e da Fernando Sebastián, «cinque nomi imprescindibili in uno studio sulla storia ecclesiastica spagnola di questi decenni in cui la società abbandona inequivocabilmente il XIX secolo e s’inquadra nel mondo moderno». E l’elemento agglutinante, ha aggiunto, «fu il concilio Vaticano ii. Furono anni appassionanti, in molti momenti difficili e dolorosi». Grazie a quel clima conciliare che si stava timidamente facendo strada nella comunità cristiana spagnola, si produsse un cambiamento di atteggiamento nella Chiesa che, rinnovata da Paolo VI, «ebbe come conseguenza un aumento della sua credibilità nell’annunciare Dio; al tempo stesso però diminuirono la sua influenza e il suo potere in determinati ambiti e istituzioni, soprattutto nella politica».
Omella ha anche ponderato il fatto che la Chiesa in Spagna seppe resistere alla tentazione presente in quei momenti di «cooptare il voto cattolico in partiti quasi confessionali». Il tempo, ha detto, «ha avvalorato quella scelta che lasciò la Chiesa spagnola più libera e indipendente», una separazione dalla cosa politica — ha aggiunto — «che le ha fatto molto bene». Il porporato ha poi rivendicato il ruolo dei cattolici nell’avvento della democrazia, constatando però che «i rapporti tra la Chiesa e lo Stato da allora sono stati complessi e incostanti. I cattolici hanno votato in tutti i partiti, ma hanno influito pochissimo sulle loro politiche».

Ha anche ricordato la comparsa, all’interno della Conferenza episcopale, di una serie di documenti programmatici che però «non furono sufficientemente assimilati». Questo fatto, ha aggiunto, «fu una conferma per la parte più conservatrice dei credenti che il cambiamento conciliare non era stato adeguato e aveva favorito il cambiamento di orientamento della Chiesa spagnola negli anni Ottanta. È stata una storia complessa che ha ostacolato la comunione intra-ecclesiale, ma che non ha impedito un’importante ricezione del concilio Vaticano ii da parte dei cattolici spagnoli». Dopo l’intervento del cardinale di Barcellona ha preso la parola l’autore, Juan María Laboa, il quale ha sottolineato che il libro è un omaggio a uno dei suoi Papi preferiti. «Il Vaticano ii non sarebbe mai stato convocato da un Papa come Montini, ma nessun altro Papa avrebbe portato a termine un concilio così complesso e rinnovatore quale fu il Vaticano II», ha affermato, sottolineando che oggi è «molto difficile separare Paolo vi dal concilio, e viceversa». Il libro — ha aggiunto l’autore, che è un grande studioso della storia ecclesiale spagnola — vuole essere anche un omaggio a tanti vescovi del tempo. Ha indicato il cardinale Tarancón come «autentico leader, senza eguali in tutto il XX secolo». Ma non si è dimenticato di altri pastori che contribuirono a cambiare la rotta di quella Chiesa, come Elías Yanes, Gabino Díaz Merchán o Fernando Sebastián, «autore dei migliori documenti della Chiesa spagnola che, come molti in quella Chiesa, fu trattato male e spostato qua e là, il che varrà a lui il cielo e ad altri l’inferno», ha detto con ironia.

di José Lorenzo 

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