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Consegnato il tómos dell’autocefalia
alla «Chiesa ortodossa in Ucraina»

· L’atto ufficiale del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ·

Con la consegna del tómos contenente il testo del decreto ufficiale che concede l’autocefalia, si è concluso ieri a Istanbul l’iter con il quale il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, ha promosso e riconosciuto la creazione della nuova Chiesa ortodossa ucraina. Il tómos, firmato il giorno precedente, è stato dato da Bartolomeo nelle mani del metropolita Epifanio, eletto «primate» il 15 dicembre scorso durante il «concilio di unificazione» tenutosi nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev. La consegna si è svolta nella chiesa di San Giorgio al Phanar, il quartiere di Istanbul dove ha sede il patriarcato di Costantinopoli, alla presenza, fra gli altri, del presidente della Repubblica ucraina Petro Poroshenko. Dopo la recita del Vangelo, Bartolomeo ha letto il testo (in greco) del decreto affidandolo poi a Epifanio assieme a una bottiglia contenente la santa mirra e a una croce episcopale, segni della dipendenza della metropolia di Kiev dalla Chiesa madre.
Com’è noto, la concessione dell’autocefalia e la creazione del nuovo soggetto ecclesiale hanno spinto il patriarcato di Mosca — che riconosce come canonica solo la Chiesa ortodossa ucraina con a capo il metropolita Onofrio, considerata sotto la sua giurisdizione — a rompere la comunione eucaristica con il patriarcato ecumenico. Bartolomeo è stato accusato dagli ortodossi russi di aver riabilitato degli scismatici (i membri del «patriarcato di Kiev» e della Chiesa ortodossa autocefala ucraina guidati rispettivamente da Filarete e Macario) e di aver in questo modo attentato all’unità dell’ortodossia, arrogandosi dei diritti che sarebbero andati oltre il proprio ruolo di primus inter pares. Una crisi, quella fra Mosca e Costantinopoli, che sembra al momento di difficile soluzione. Rivolgendosi ai presenti, Epifanio ha ringraziato per «il ripristino della giustizia e dell’unità» e, facendo riferimento alla guerra in Ucraina, ha chiesto di pregare per la pace e per il rilascio dei prigionieri. «Il sole sorge sempre dopo l’oscurità della notte. L’antica ingiustizia è stata superata dal coraggio del patriarca ecumenico e così la vostra figlia è tornata alla Chiesa madre. Una volta eravamo divisi, ora siamo uno. Benedetto questo momento. I nostri cuori sono pieni di gratitudine e gioia», ha affermato il metropolita. «La firma del tómos è una missione speciale», ha detto dal canto suo Bartolomeo, e «una gioia per tutti gli ucraini. Pregherò sempre per loro». Da oggi il decreto — realizzato dallo ieromonaco Luca, del monastero di Xenophon sul Monte Athos — sarà esposto nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev. «L’Ucraina ha ricevuto il tómos come testimonianza eterna e a solenne presentazione», c’è scritto fra l’altro. (giovanni zavatta)

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20 febbraio 2020

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