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Una naturale
amicizia

· ​Musulmani e cristiani in Indonesia ·

Nonostante il periodico riaffiorare di tensioni, negli ultimi decenni il dialogo tra cristiani e musulmani in Indonesia, il paese a tradizione islamica più popoloso al mondo, ha fatto indiscutibili passi da gigante. Ne dà testimonianza il missionario gesuita di origine tedesca, docente emerito della Driyarkara School of Philosophy di Jakarta, che nel novembre 2016 ha ricevuto il premio Matteo Ricci dall’Università cattolica del Sacro Cuore. Riprendiamo stralci della sua lectio magistralis pubblicata sull’ultimo numero della rivista «Vita e Pensiero».


Degli attuali 260 milioni circa di indonesiani, l’88 per cento è composto da musulmani, il 9 per cento da cristiani (di cui un terzo cattolici, cioè 8 milioni di persone), l’1,5 per cento da induisti (gli abitanti originari dell’isola di Bali) e l’1,5 per cento da buddisti, confuciani, appartenenti a religioni indigene (meno di un milione) e altre religioni. Nel settembre 2016 è avvenuto un fatto piuttosto inaspettato: il presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, ha conferito l’onorificenza Satya Lencana Kebudayaan (medaglia al merito per l’educazione) a padre Frans van Lith.
Ma chi era questo prete gesuita, nato in Olanda nel 1863? Nel 1903 aveva fondato un collegio per insegnanti a Muntilan (Giava centrale). Non era sua intenzione convertire nessuno: voleva offrire ai suoi studenti una formazione affinché potessero costituire la spina dorsale di una nuova Indonesia indipendente. Alcuni degli studenti provenivano dalle famiglie reali giavanesi. Da Muntilan uscirono non solo insegnanti, ma anche intellettuali, alcuni dei quali divennero più tardi personalità della nazione. È per quest’opera che van Lith ha ricevuto la medaglia postuma dal presidente.
A Muntilan, per i cattolici, era accaduto qualcosa di speciale: quasi da subito alcuni studenti chiesero di essere battezzati. Van Lith era di fronte a un dilemma: se li avesse battezzati, quale sarebbe stata la reazione dei genitori, tutti musulmani? Così, decise di richiedere un permesso scritto da parte delle famiglie. Sorprendentemente, molti diedero il loro consenso. Da lì in avanti Muntilan divenne la culla della comunità cattolica giavanese, che ora conta un milione di persone, diffusa in tutta l’Indonesia; una comunità in cui i laici, e soprattutto gli insegnanti e gli intellettuali, giocano un ruolo chiave.

di Franz Magnis-Suseno

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24 agosto 2019

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