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Una missione evangelicamente privilegiata

· Il cardinale Bertone alle reclute della Guardia Svizzera ·

Trenta alabardieri e un ufficiale della Guardia Svizzera Pontificia prestano oggi, venerdì 6 maggio, solenne giuramento di fedeltà al Pontefice. Prologo della cerimonia è stata la messa celebrata al mattino dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, nella Basilica di San Pietro. Concelebranti erano il vescovo di Sion, monsignor Norbert Brunner, presidente della Conferenza episcopale svizzera; monsignor Markus Büchel, vescovo di Sankt Gallen; i monsignori Fortunatus Nwachukwu, capo del Protocollo della Segreteria di Stato, e Alain de Raemy, cappellano della Guardia Svizzera. Al rito, diretto da monsignor Guillermo Javier Karcher, cerimoniere pontificio, erano presenti, oltre ai familiari delle nuove guardie, il comandante Daniel Rudolf Anrig, gli ufficiali e altri componenti del Corpo liberi dal servizio.

All'omelia il cardinale Bertone ha riproposto alcune pagine della storia eroica della Guardia Svizzera, alle quali si aggiunge «questo solenne impegno di servizio e dedizione» preso con il giuramento dalle nuove reclute. Nel ricordare la storia «vogliamo oggi riconoscere — ha precisato — ancora una volta gli alti meriti di questo Corpo e la fedeltà che ha sempre dimostrato alla Sede Apostolica. La Guardia Svizzera Pontificia si caratterizza per la disponibilità dei suoi componenti di porsi a servizio del Sommo Pontefice, per provvedere alla particolare custodia della sua persona; si tratta di una volontà che voi, care Guardie Svizzere, avete espresso in quanto cristiani, cioè motivati dall'amore per Cristo e per la Chiesa. Per questo siamo qui radunati nella celebrazione eucaristica: per pronunciare il nostro grazie al Signore per la vostra generosità. Nello stringerci attorno a voi, care Guardie, vogliamo manifestarvi affetto e gratitudine e ringraziare con voi la Provvidenza divina che vi ha chiamato e vi chiama ad appartenere a questo storico Corpo e a dare continuità al suo operato. Per voi, cari amici, e per i defunti della Guardia Svizzera Pontificia offro in modo speciale questa Eucaristia, facendo mie le vostre intenzioni di preghiera».

Quindi il celebrante si è soffermato sulle letture della messa, mettendo in evidenza «l'amore che scaturisce dalla santa Croce di Gesù». Accogliere Gesù nella propria vita, «significa — ha spiegato — essere immersi nella sua morte e partecipare così alla Grazia salvifica della sua risurrezione. Ciò che spinge ad accettare di porsi alla sequela del Divino Maestro è l'esperienza concreta di un amore che ci ha preceduti: guardando alla Croce di Gesù e meditando sulla sua passione e morte, ci è dato di capire quanto Dio ci abbia amato, donando per noi il suo Figlio diletto».

Quindi il cardinale è tornato a parlare del servizio qualificato e apprezzato, che svolge la Guardia Svizzera. «Oltre a esortarvi — ha detto — a essere fedeli all'impegno che avete assunto o che state per assumere, invoco dal Signore per voi l'aiuto della sua grazia, perché possiate perseverare in questo compito così importante e delicato, fino al compimento della vostra missione: può trattarsi infatti di un periodo di servizio più o meno lungo, che per alcuni di voi si protrae sino a diventare una scelta di vita. Al di là però di queste differenze, essere Guardie Svizzere significa sempre aderire senza riserve a Cristo e alla Chiesa, con la disponibilità a spendere ogni giorno la vita per questo. La generosità e l'ardore con cui compite quotidianamente il vostro dovere, nello svolgimento delle mansioni di sicurezza che vi sono affidate, oltre a onorare la memoria di quanti hanno dato la vita per difendere il Successore di Pietro, vi pongono in una posizione che evangelicamente dobbiamo definire privilegiata».

Infine il porporato ha evidenziato come «la solida vita di fede, la consapevolezza dell'appartenenza alla Chiesa, la ferma volontà di non venire meno al giuramento di fedeltà al Papa» siano «le motivazioni profonde che danno senso al lavoro quotidiano» delle guardie.

Al termine della messa si è svolta, nel cortile d'onore della caserma, la cerimonia per la posa di una corona d'alloro ai piedi del monumento che ricorda i caduti nel Sacco di Roma e per la consegna di alcune onorificenze pontificie a quindici guardie. Nella circostanza il comandante del Corpo ha ricordato il sacrificio dei 147 militi e l'importanza del servizio reso alla Chiesa fino al dono della vita. Successivamente, l'arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, ha rivolto ai presenti un breve saluto, nel quale ha espresso l'apprezzamento e la vicinanza di Benedetto XVI per l'intero Corpo della Guardia Svizzera Pontificia e il suo ringraziamento per il servizio reso alla Chiesa. Infine, il presule, nel consegnare alcune onorificenze, ha sottolineato come tali riconoscimenti esprimano la sincera gratitudine del Pontefice e costituiscano uno stimolo per la dedizione al lavoro. Concludendo, ha anche evidenziato l'affetto e il legame dei cattolici svizzeri alla Sede Apostolica.

Quest'anno sono state conferite tredici medaglie benemerenti e due cavalierati dell'Ordine di San Silvestro Papa.

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15 settembre 2019

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