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Una missione all'insegna del dialogo con il mondo arabo

· Il cardinale Bertone a Mostar consacra arcivescovo Petar Rajic, rappresentante pontificio in diversi Paesi mediorientali ·

Una missione all'insegna del dialogo, «sia sul piano religioso, sia su quello civile ed umano», attende il nuovo nunzio apostolico in Kuwait, Bahrein, Yemen, Qatar e Emirati Arabi Uniti, e delegato apostolico nella Penisola Arabica, l'arcivescovo Petar Raji{l-ccaron}. Lo ha sottolineato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, che sabato 23 gennaio a Mostar, in Bosnia ed Erzegovina, gli ha conferito l'ordinazione episcopale.

Nella cattedrale dedicata a Maria Santissima Madre della Chiesa il porporato ha presieduto la concelebrazione eucaristica. Conconsacranti erano il cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Vrhbosna,  e  il  vescovo  di  Mostar-Duvno, Ratko Peric. In ogni vocazione — ha spiegato il cardinale Bertone all'omelia — «Dio è il protagonista assoluto: Lui si rivela, Lui purifica, Lui invia. Ma l'uomo pure c'è, con tutta la sua dignità e responsabilità: contempla, riceve il perdono, si offre per la missione. Il vero Dio non annienta l'uomo. Ne potenzia al massimo le capacità».

Com'è accaduto nella vita del nuovo rappresentante pontificio: dalla  vocazione maturata a Toronto, in Canada,  al seminario frequentato a Mostar, come candidato per la diocesi di origine dei suoi genitori, Trebinje; dall'ordinazione presbiterale, il 29 giugno 1987,  all'iscrizione,  nel 1991, alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, per il servizio della Santa Sede. «Una missione specifica  — ha ricordato il segretario di Stato —  svolta come segretario di nunziatura e, dal 1998 al 2007, in Segreteria di Stato. Dal 2003 ha ricoperto il ruolo di prelato di Anticamera di Sua Santità e negli ultimi due anni è stato collaboratore della Prefettura della Casa Pontificia».  Ora come rappresentante del Papa in alcuni Paesi del Medio Oriente è chiamato a rinnovare ogni giorno quel «sì» che nella liturgia di ordinazione ha ripetuto per ben nove volte, «manifestando pubblicamente» l'impegno «di custodire la fede e di esercitare il ministero episcopale».  Del resto — ha aggiunto il cardinale Bertone durante il successivo incontro conviviale — «il servizio del vescovo è sempre in funzione dell'unità del Popolo di Dio e della concordia tra i popoli». Per questo gli ha augurato «di essere messaggero di pace e di unità».

Anche nel commento alle letture durante la messa il cardinale Bertone aveva posto l'accento sul tema dell'unità nella varietà. «Apprezza e valorizza — ha detto rivolgendosi direttamente all'ordinando —  ogni carisma, e fa' che ciascuno concorra al bene di tutti; coltiva la comunione, educa ad essa e vigila su di essa. Non l'uniformità, ma la comunione dei fratelli che si amano e si rispettano nella loro diversità: un bel programma per il tuo ministero». Il segretario di Stato ha anche evidenziato come l'ordinazione sia giunta nel cuore dell'Anno sacerdotale  come «una grazia supplementare».

Soffermandosi sull'incarico del novello arcivescovo, il porporato ha messo in luce come esso riguardi i rapporti della Santa Sede con alcuni Paesi mediorientali. «Un delegato apostolico — ha argomentato —  rappresenta il Santo Padre presso una determinata Chiesa locale, nell'ambito di una Nazione o di un'area geografica. Il rappresentante pontificio è l'espressione viva della sollecitudine del Successore di Pietro verso i fedeli di quella comunità. Il delegato apostolico, pur non avendo lo status di diplomatico, rappresenta il Sommo Pontefice anche nell'ambito della vita civile e politica del Paese. Il nunzio apostolico, oltre le funzioni di delegato apostolico, rappresenta il rapporto tra la Santa Sede e uno Stato particolare, a livello ufficiale, cioè al livello diplomatico, con il rango di Ambasciatore». Per questo ha ringraziato l'arcivescovo Alessandro D'Errico, nunzio in Bosnia ed Erzegovina, e i nunzi De Andrea e El-Hachem, che hanno portato avanti con impegno i rapporti della Santa Sede con i fedeli e i popoli della Penisola Arabica: «Sono trascorsi dieci anni — ha ricordato — da quando un rappresentante pontificio è residente nella Penisola Arabica, con sede a Kuwait City. In quel momento vi erano solo due Paesi della Penisola con rapporti diplomatici con la Santa Sede: il Kuwait, dal 1968, e lo Yemen, dal 1998. Successivamente, tali rapporti sono stati stabiliti con il Regno del Bahrein, nel 2000, lo Stato del Qatar, nel 2003, e gli Emirati Arabi Uniti, nel 2007.  Come i suoi predecessori, monsignor Raji{l-ccaron} collaborerà con i due vicari apostolici ai quali è affidata la cura pastorale dei fedeli, i presuli Paul Hinder e Camillo Ballin».

Salutando infine i cardinali e i presuli intervenuti, il segretario di Stato si è  rivolto in particolare al vescovo Peric, al quale ha augurato che la Chiesa di Mostar-Duvno «possa crescere sempre di più»,  per «contribuire all'edificazione della concordia tra le diverse componenti religiose, etniche e culturali della complessa società» della Bosnia ed Erzegovina.

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