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Una madre
è madre per sempre

· Il significato ecumenico della visita del patriarca Bartolomeo in Calabria ·

«Una madre è madre per sempre»: queste parole sono tra le più significative delle molte pronunciate dal patriarca Bartolomeo nella sua recente visita in Calabria; in due giorni, il 18 e il 19 settembre, il primate ortodosso si è recato prima a Lungro per la celebrazione del vespro nella cattedrale di San Nicola, poi a Rossano per la preghiera delle Odi della Paràklisis alla Madre di Dio e infine a San Demetrio Corone, ancora nel territorio dell’eparchia di Lungro, in un luogo tanto rilevante per la storia della Chiesa locale. Questa visita è nata da un invito, rivolto sei anni fa al patriarca da monsignor Donato Oliverio, eparca di Lungro degli italo-albanesi dell’Italia continentale, al termine di un’udienza di una delegazione dell’eparchia che si era recata al Fanar per rafforzare il cammino per la riscoperta delle proprie radici. Questo cammino si era venuto definendo anche grazie alla celebrazione del Vaticano II all’interno di un rinnovato impegno per la costruzione dell’unità visibile della Chiesa.

La visita del patriarca è stata uno dei momenti salienti della celebrazione del centenario dell’eparchia di Lungro, che raccoglie le comunità di lingua albanese di rito bizantino dell’Italia continentale: il 13 febbraio 1919 papa Benedetto XV istituì l’eparchia per dare una casa a uomini e donne che giunti in Italia, a partire dalla metà del XV secolo, dall’Albania, erano rimasti fedeli alla propria tradizione liturgica, pur tra i tanti tentativi di latinizzazione che ne avevano ristretto la presenza numerica e i processi migratori che avevano coinvolto queste comunità dopo la nascita del Regno d’Italia. Proprio alla storia delle comunità di lingua albanese ha fatto costante riferimento il patriarca, sottolineando quanto la fedeltà alla tradizione orientale di queste comunità in Italia, con un continuo richiamo alle proprie radici costantinopolitane, possa rappresentare una strada privilegiata per un ulteriore approfondimento del cammino ecumenico, facendo ricorso alla categoria teologica della «Chiesa Madre».

Nella cattedrale di San Nicola — indubbiamente la tappa più significativa di questa visita — il patriarca ha ricordato il patrimonio comune che già unisce ortodossi e cattolici, chiamati a confrontarsi sulle questioni teologiche che ancora li dividono, senza dimenticare il loro compito di annunciare il Vangelo in nome di una tradizione che, pur declinata in modi diversi, ha profondamente segnato uomini e donne nel corso dei secoli.

Sarebbe però riduttivo pensare a questa visita come una pagina, particolarmente importante e per certi versi unica, della storia dell’eparchia, soprattutto nella prospettiva di una sempre più forte riscoperta del suo ruolo nel dialogo ecumenico: questa visita del patriarca, per le parole e i gesti che l’hanno caratterizzata, oltre che per la presenza, tra i tanti, del cardinale Gualtiero Bassetti, il primo presidente della Cei a visitare Lungro, ha assunto una dimensione universale, riaffermando la priorità del cammino ecumenico nella testimonianza quotidiana di Cristo. Infatti, come più volte è stato detto durante la visita, anche da parte di monsignor Oliverio, riscoprire la memoria della tradizione, nei modi con cui questa è stata vissuta in tempi e in luoghi diversi, non è semplicemente un passaggio necessario per una migliore conoscenza del patrimonio liturgico e spirituale, ma aiuta a vivere la comunione nella scoperta di quanto i cristiani siano già profondamente uniti nella luce di Cristo che ha sostenuto e guidato la loro vita per secoli. In questo tempo, nel quale il cammino ecumenico prosegue, tra speranze e incertezze, nella ricerca di strade condivise, la visita del patriarca a Lungro è stato un tempo privilegiato nella testimonianza di una Chiesa locale per l’unità: l’eparchia di Lungro è chiamata a rendere «visibile il tesoro dell’Oriente cristiano santamente piantato in Occidente», come ha detto monsignor Oliverio commentando la visita di Bartolomeo. I giorni del patriarca in Calabria, vissuti in una clima di fraternità evangelica, nella riscoperta di una madre che è sempre una madre, qualunque strada prendano i figli, hanno mostrato, ancora una volta, che il cammino ecumenico non è qualcosa in più nella missione, ma è il cuore della missione della Chiesa nel XXI secolo per rendere sempre più efficace l’annuncio della Parola di Dio.

di Riccardo Burigana

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24 gennaio 2020

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