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Una macina e un torchio per lasciarsi salvare

· Gesù come nuovo Noè ·

La croce di Cristo si presta ad essere simbolicamente paragonata a immagini e strumenti della vita agricola come il torchio da cui si produce il vino o il mulino da cui si ricava la farina per il pane eucaristico.
Una delle più suggestive e rare immagini dell’Eucarestia è proprio quella del Mulino mistico scolpita su un capitello della cattedrale di Santa Maria Maddalena di Vézelay in Francia (XIII secolo): Mosè versa nel mulino, che rappresenta Cristo, il buon grano che produce il fiore di farina che san Paolo raccoglie in un sacco.
Ma è soprattutto l’iconografia di Cristo torchio mistico a diffondersi attraverso l’arte. Per capire questa immagine bisogna partire da un episodio biblico, quello dell’ebbrezza di Noè, descritto nella Genesi, scolpito, per esempio, in una formella da Nicola Pisano sul campanile di Giotto a Firenze; oppure da un ignoto scultore sull’angolo del palazzo Ducale a Venezia.
Secondo la tradizione, Noè, dopo il diluvio, piantò la prima vigna in Siria, a trenta chilometri da Damasco, dove oggi sorge il santuario di Sednaya, meta di pellegrinaggi. Dopo aver spremuto i grappoli e ottenuto il primo vino della storia, Noè ne avrebbe bevuto fino ad addormentarsi privo dei vestiti.
Secondo i Padri della Chiesa questa immagine, ripresa nel Rinascimento da molti artisti, ha un significato positivo: Noè rappresenta Cristo inebriato d’amore per noi. Scrive sant’Agostino: «Fu Cristo a piantare la vigna, lui a bere il vino nella passione salvifica fino a ubriacarsi e a giacere scoperto in modo che apparisse la forza-debolezza della croce».
Egli stesso dunque è grappolo e torchio-spremitore e spremuto. L’uva-Cristo, salutare spremuta, viene pigiata sotto il torchio della croce e diventa vino, cioè il Suo sangue sparso per noi. Sant’Agostino, nelle Enarrationes in psalmos (commento al salmo 55, 3-4), collega l’immagine del gigantesco grappolo d’uva che i due esploratori (Numeri, 13, 23) portarono dalla terra di Canaan all’invocazione: «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me» (Isaia, 63,3). Torcular calcavi solus: al torchio ho pigiato da solo. Questo versetto è all’origine dell’iconografia quattrocentesca del Torchio mistico.
La fecondità del grappolo dipende dal fatto che esso venga pigiato: senza spremitura esso non può produrre quel vino eccellente che inebriò Noè di quella santa ebbrezza che, secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa, non era causata dal vino ma dallo Spirito Santo.

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20 agosto 2019

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