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Una lunga rincorsa per proseguire verso il futuro

· Nuova veste grafica e rubriche innovative per la rivista dei gesuiti nata il 6 aprile 1850 ·

Il 5 aprile alle ore 11.30 nella Sala Stampa della Santa Sede viene presentata la nuova veste della Civiltà Cattolica. Moderati da padre Federico Lombardi, intervengono l’arcivescovo monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, monsignor Antoine Camilleri, sotto-segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e il direttore della rivista padre Antonio Spadaro.

«Non sappiamo - si legge nell'editoriale del numero in uscita - se è possibile immaginare una rivista di cultura che possa ospitare articoli scritti solamente da gesuiti, una rivista scritta da specialisti ma che usi un linguaggio per non «addetti ai lavori», una rivista che esca da oltre 160 anni ogni quindici giorni con fascicoli di oltre 100 pagine, una rivista le cui proposte culturali sono caratterizzate da una sintonia speciale con la Santa Sede, una rivista che addirittura arriva con la valigia diplomatica a tutte le nunziature del mondo. Anche se è difficile pensare una rivista di questo genere, essa è "La Civiltà Cattolica"». Il lettore oggi la riceve in un veste grafica differente rispetto a quella alla quale era abituato da ormai 41 anni. Ma chi ha un po’ di memoria storica forse riconoscerà nel font (o “carattere”) della nuova testata lo stesso “bodoni” che ha caratterizzato da sempre il periodico,  in particolare nella forma che aveva prima del 1971. Per proseguire verso il futuro, la nostra rivista ha preso la rincorsa, andando indietro per avere più forza per correre avanti, anche nell’aspetto grafico. E il cambio di veste avviene il 6 aprile, lo stesso giorno nel quale è uscito il primo numero della rivista nel lontano 1850. Ispiratore e primo direttore della rivista, lo ricordiamo, fu il padre Carlo Maria Curci, ma a volerla fu soprattutto Papa Pio IX. Si regge, infatti, su un suo “breve”, il Gravissimum supremi, del 12 febbraio 1866. L’idea che spinse alla fondazione della rivista fu quella di difendere «la civiltà cattolica» come allora la si concepiva. La nuova rivista ebbe subito un notevole successo. Del primo fascicolo, stampato in 4.200 copie, si dovettero fare ben sette successive edizioni. Dopo quattro anni la tiratura salì a 13.000 copie: numero davvero notevole per l’epoca, tanto che il tipografo dovette acquistare in Inghilterra una “macchina celere” in sostituzione di quella per la stampa a mano. Non si tratta di un dettaglio puramente tecnico, ma dell’apertura di una prospettiva legata a una tiratura in grado di diffondere quanto più è possibile il messaggio della rivista. Lo stesso Pio IX nella Gravissimum supremi chiedeva ai gesuiti, riferendosi ai loro scritti, di «spargerli e diffonderli ampiamente in tutti i Paesi». I primi gesuiti della rivista furono innovatori, immaginando l’uso della stampa, che era il mezzo stesso di cui si servivano i rivoluzionari, i liberali e gli anarchici. Così oggi è naturale che il nostro messaggio sia diffuso anche su supporti digitali per essere fruibile da parte di un numero maggiore di persone.

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16 novembre 2019

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