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Una lucerna sempre accesa

· San Colombano e l'Europa di ieri e di oggi ·

Con la celebrazione della santa Eucaristia concludiamo l’Anno giubilare dedicato a san Colombano nel millequattrocentesimo anniversario della morte di questo insigne monaco. Rendiamo lode e grazie al Padre per le meraviglie che ha operato in Gesù Cristo, suo Figlio, per mezzo dello Spirito. Con cuore colmo di gioia, esprimiamo la nostra gratitudine al Signore che ha donato a noi — un «noi» che va dall’Irlanda all’Italia, da Bangor fino a Bobbio — questo santo monaco, pellegrino e missionario. Nella sua vita risplende la vita santa di Dio, nel suo cuore arde l’amore di Dio. La preghiera, così fiduciosa e piena di affetto, che egli rivolse al Signore Gesù è stata pienamente accolta: «Dona, o Gesù mio, la tua luce alla mia lucerna» (Istruzioni, XII, 3). Questa lucerna ha brillato nel tempo in cui egli ha vissuto ed è rimasta accesa nel corso dei secoli.

Felice Vanelli, «Colombano abate» (XX secolo)

Rendiamo quindi grazie ai nostri padri di ieri e ai nostri fratelli di oggi, sparsi in tutta l’Europa attraversata dal monaco pellegrino, che hanno saputo accogliere e diffondere la fede luminosa di Colombano. Sono passati quattordici lunghi secoli e la sua luce brilla ancora, risplende davanti ai noi e illumina il nostro cammino in questo nuovo millennio. È una grazia poter ammirare il suo lungo e infaticabile pellegrinaggio terreno, in cui traspare la luce, la forza, la novità di vita che viene dalla Pasqua del Signore Gesù. Noi oggi siamo qui in festa, radunati sulla tomba ove è sepolto il nostro santo monaco, grazie a questa lucerna rimasta accesa nel corso dei secoli, grazie alla memoria viva e devota delle molte comunità colombaniane sparse in Europa, grazie ai molti studiosi che hanno tolto dalla polvere degli archivi i suoi scritti e la sua opera.

Colombano è un uomo che ha cercato Dio, ha ascoltato la sua voce e soprattutto si è lasciato incontrare da Dio. La terra che il Signore ha indicato al nostro monaco è la terra che egli, già allora, ha chiamato Europa. Una terra che era sconvolta dal crollo dell’impero romano, dall’arrivo di nuovi popoli e dalla corruzione dei costumi: «Un’Europa tutta in decadenza» (Lettere, I, 1), scrive nella sua lettera indirizzata a Papa Gregorio Magno. Anche allora erano molti gli interrogativi e le inquietudini, che sono ben presenti in noi, oggi, di fronte al male che sembra manifestarsi con rinnovato vigore, di fronte a situazioni precarie e ingovernabili. Anche l’uomo di oggi cerca una luce per illuminare il cammino, per dare un significato vero all’esperienza precaria del vivere, per avere una speranza e poter guardare avanti: senza la luce, senza un senso vero della vita, senza la speranza non si può vivere.

Colombano ha ben presenti le difficoltà e le oscurità, ma risuona forte nel suo cuore il comando di Gesù: «Andate: ecco vi mando come agnelli in mezzo ai lupi» (Luca, 10, 3). Ai diversi popoli di questa terra che il Signore gli ha indicato, non desidera donare altro se non la luce, l’amore, la pace, la salvezza di Gesù Cristo. «Venni pellegrino in queste terre — scrive ai vescovi delle Gallie — per amore di Cristo salvatore e nostro Signore» (Lettere, II, 6). «Guai a me se non annuncio il Vangelo!», esclama l’apostolo Paolo (1 Corinzi 9, 16). La stessa passione è in Colombano che vuole donare a tutti il Signore Gesù, «medico amorevole e soccorrevole» (Istruzioni, XIII, 1-3). È il suo «unico desiderio, l’anelito del suo cuore», come scrive al suo monaco Attala (Lettere, IV, 4).

Oggi risuonano ancora più attuali e più pertinenti le parole di Benedetto XVI che Papa Francesco ha voluto riprendere nella Bolla con cui nominò il cardinale Angelo Scola suo «inviato straordinario» per la solenne celebrazione del Columban’s day, avvenuta qui a Bobbio il 30 agosto scorso. Nella Bolla è scritto: «L’illustre nostro predecessore, Papa Benedetto XVI, a buon diritto e giustamente lo ha indicato come uno dei Padri dell’Europa, per il fatto di aver donato a questo continente solide fondamenta cristiane e poiché ancor oggi egli indica a tutti dove siano le radici da cui l’Europa può trovare una rinascita».

di Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio

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25 marzo 2019

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