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Una luce
per poveri e senzatetto

· ​Il sinodo generale della Church of England ·

Un appello a lavorare a stretto contatto con le associazioni di beneficenza e i gruppi di volontariato impegnati nell’assistenza dei senzatetto; una nuova guida per aiutare le congregazioni a condividere più facilmente missione e ministero con le chiese di altre confessioni cristiane esistenti nelle loro zone; una maggiore flessibilità nello svolgimento delle funzioni nelle parrocchie; dei “principi pastorali” per invitare le comunità ecclesiastiche a valorizzare l’eterogeneità del popolo di Dio; l’intensificazione in ogni diocesi dei programmi ambientali per dare risposte concrete di fronte all’aggravarsi dei cambiamenti climatici. Sono solo alcuni dei provvedimenti approvati dal sinodo generale della Church of England che, apertosi mercoledì 20, conclude oggi, sabato 23, i suoi lavori a Londra. Un’occasione — ha detto nel suo discorso introduttivo l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Comunione anglicana — per fare il punto della situazione ma anche per rimettersi in discussione: «Il sinodo è al centro del nostro impegno quotidiano ma anche delle nostre differenze. È una provetta nella quale mescoliamo gli ingredienti della Chiesa e li riscaldiamo per vedere cosa succede. Se la reazione che ne risulta vuole essere santa, piena di speranza e veritiera, deve essere amorevole. In molti luoghi lo è».

È una comunità «viva e vegeta» la Church of England descritta da Welby: «Mostra segni di crescita, rinnovamento e riforma e per questo ringraziamo Dio che ci ha creato, che ci ama e ci esorta alla speranza. I numeri degli ordinandi continuano a crescere, le parrocchie e le cappellanie lavorano più duramente che mai, in prima linea nei bisogni spirituali, emotivi e fisici del nostro paese. Le diocesi stanno facendo uno sforzo immenso di creatività per sviluppare nuovi modelli di Chiesa» e prosegue il piano per la costruzione di nuovi edifici di culto. L’arcivescovo di Canterbury pone l’accento sulla vicinanza dedicata alle persone indebitate e ai più poveri attraverso la fornitura di cibo o di un riparo, ma anche sulle relazioni di amicizia incoraggiate fra tutti coloro che sono alle prese con la routine quotidiana.

di Giovanni Zavatta

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25 agosto 2019

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