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Una lotta sempre più difficile

· All’Onu sessione straordinaria sulla droga ·

La lotta contro il traffico e l’abuso di droghe richiede ogni anno finanziamenti per 1000 miliardi di dollari. Nel complesso, il mercato degli stupefacenti nel mondo produce affari annui per almeno 300 miliardi: è il secondo mercato più ricco del mondo. Per fare un bilancio e tracciare le linee di una nuova strategia di attacco si è aperta ieri alle Nazioni Unite una sessione straordinaria dell’Assemblea generale.

L’Assemblea generale dell’Onu  al Palazzo di Vetro di New York

Una tre giorni di discussioni sul «problema mondiale della droga» (si chiuderà il 21 aprile) per arrivare a una risoluzione che possa cambiare l’assetto della lotta agli abusi puntando sempre di più sul sociale e sulla prevenzione sanitaria. Il testo della risoluzione — in base alle anticipazioni diffuse da «Le Monde» — propone infatti «misure che puntino a ridurre al minimo le conseguenze nefaste dell’abuso di droga sulla sanità pubblica e sulla società». Espressioni che — commenta il quotidiano francese — fanno capire non solo come la lotta all’abuso di droghe sia molto cambiata negli ultimi decenni, ma anche come sia necessario ormai un cambio di passo. La politica nixoniana della “tolleranza zero” basata sulla repressione totale e l’utopia di un “mondo senza droga” hanno fallito: negli ultimi decenni il consumo e il traffico si sono diversificati, sono aumentati e hanno invaso nuovi territori. A confermarlo è stato anche un rapporto della London School of Economics, nel 2004, secondo cui «la strategia mondiale delle Nazioni Unite per arrivare a un “mondo senza droga” ha fallito. Perseguire questo scopo irraggiungibile si è rivelato dannoso per la sicurezza degli uomini e per lo sviluppo socio-economico». Ed è stata la rivista «The Lancet», lo scorso marzo, a confermare questo amaro bilancio: la “tolleranza zero” ha causato gravi crisi dei sistemi sanitari pubblici — la diffusione dell’Hiv e delle malattie legate a esso — e non ha affatto fermato il traffico. Che dunque sia necessaria una nuova strategia è sotto gli occhi di tutti. Il grosso problema — ed è questo il nodo della sessione straordinaria all’Onu — è capire quali strategie alternative possano e debbano essere messe in campo. Già molti Paesi, come il Canada o l’Uruguay, hanno scelto la strada della legalizzazione della produzione, della distribuzione e del consumo di cannabis, e in Messico il presidente Enrique Peña Nieto ha aperto un dibattito su questa possibilità. In Europa, il Portogallo ha depenalizzato l’uso di cannabis e molti altri Paesi hanno scelto strade alternative per la prevenzione. La Francia ha fatto sapere di essere favorevole a una “politica dei piccoli passi” che sia al contempo prudente e pragmatica, che dia giusto peso alla repressione, alla cura e alla prevenzione, soprattutto guardando alle nuove generazioni.

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10 dicembre 2019

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