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Una lotta che non deve fermarsi

· Dopo gli attentati i francesi sono meno contrari alla tortura ·

Circa venti anni fa, nel 1997, le Nazioni Unite hanno proclamato il 26 giugno Giornata internazionale di supporto alle vittime della tortura. Il fine era di eliminare completamente la tortura e di assicurare l’effettiva applicazione della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, entrata in vigore nel 1987. L’impegno dei cristiani in difesa delle vittime della tortura risale comunque a molto prima. Ne è un esempio quanto avvenuto in Francia nel 1974.

Di ritorno dal Vietnam, nel corso di una conferenza, un pastore protestante descrisse le torture praticate in questo Paese, persino sui bambini. Dopo averlo ascoltato, due donne, insieme con un gruppo di amici appartenenti a diverse confessioni cristiane, decisero di fondare l’Action des chrétiens pour l’abolition de la torture (Acat).

A distanza di quarant’anni, questa ong cristiana è ormai attiva in tutto il mondo e riconosciuta dall’Onu. Se la causa che difende è purtroppo più che mai attuale, il contesto internazionale è ben diverso, spiega al nostro giornale François Walter, ex presidente dell’Acat. L’Urss non esiste più, la cortina di ferro è crollata, si parla certo sempre dell’America latina, ma ormai anche molto dell’Africa e del Medio oriente. Si osserva inoltre un cambiamento nei tipi di tortura. C’è, per esempio, riferisce il responsabile, «il problema dell’esilio e la comparsa di mafie che approfittano della disperazione dei migranti clandestini per estorcere loro denaro in Libia, in Sudan e nel Sinai: i carnefici sequestrano poi torturano le loro vittime, in gran parte eritrei, per ottenere un riscatto». Anche lo spostamento di popolazioni in Messico dà luogo a nuove violazioni dei diritti umani. Ma l’Africa del Nord e l’America Centrale non sono le sole regioni a rischio, al contrario: la metà dei circa duecento Paesi del mondo pratica la tortura o maltrattamenti su esseri umani.

Chi sono le principali vittime? In molti Paesi, sono gli oppositori politici o i difensori dei diritti dell’uomo a essere presi di

mira. Gli atti vengono praticati nelle prigioni, soprattutto durante gli interrogatori. Inoltre, un po’ ovunque nel mondo, si trova una seconda categoria di vittime, meno conosciuta ma numericamente molto importante: i prigionieri di diritto comune, torturati in massa dagli inquisitori, come sottolinea Jean-Etienne de Linares, delegato generale di Acat-Francia. «Il giudice accetta le confessioni ottenute con la violenza, che corrispondano o meno alla realtà, e la questione viene rapidamente archiviata, senza aver fatto ricorso a un’inchiesta classica» deplora il responsabile della ong cristiana, ricordando che i giudici non dovrebbero tener conto delle confessioni ottenute sotto tortura.

Attualmente l’Acat è particolarmente preoccupata per la diffusione di un nuovo fenomeno emerso da un sondaggio pubblicato il 21 giugno: sempre più francesi — oggi il 36 per cento contro il 25 del 2000 — si dicono favorevoli al ricorso alla tortura nel quadro della lotta contro il terrorismo. In un contesto segnato dagli attentati che hanno colpito il Paese nel 2015, il 54 per cento dei francesi accetta che una persona sospettata di aver messo una bomba pronta a esplodere sia sottoposta a scariche elettriche, rivela lo studio. «Tutto ciò poggia sulla mera illusione che si possano ottenere risultati torturando, mentre un rapporto del Senato americano ha mostrato che simili pratiche sono totalmente inefficaci, anzi addirittura controproducenti perché creano martiri» denuncia Jean-Etienne de Linares. Infine, secondo questo sondaggio, il 18 per cento degli intervistati dichiara che potrebbe pensare di ricorrere per proprio conto alla tortura.

Pertanto l’azione delle associazioni in difesa delle vittime di maltrattamenti e di torture non deve cessare. Certo, assistendo lealmente le vittime, quali che siano, ma anche allertando l’opinione pubblica perché i fatti siano conosciuti. Quanto all’Acat, l’organizzazione non dimentica certo qual è la sua particolarità: essere costituita da cristiani impegnati. Per questo, da una decina di anni, in Francia ma anche in altri Paesi d’Europa, viene organizzata una veglia di preghiera proprio nella notte tra il 25 e il 26 giugno, per coinvolgere il maggior numero possibile di fedeli di ogni confessione nella lotta per i diritti umani e contro l’abolizione della tortura. Per il 2016, anno segnato dall’aggravarsi della crisi migratoria, il tema scelto è: «Che cosa hai fatto di tuo fratello, lo straniero».

di Charles de Pechpeyrou

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