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Teologia del terremoto

· Una riflessione di Brunetto Salvarani ·

L’ansia e la paura per il terremoto dell’Emilia del 2012, vissuto in prima persona, hanno condotto il teologo e scrittore Brunetto Salvarani, docente alla facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, a soffermarsi sui riflessi teologici ed ecclesiali del sisma, con la pubblicazione del volume La fragilità di Dio. Contrappunti teologici sul terremoto (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2013). A distanza di tre anni, con la terra che continua violentemente a far tremare Marche e Umbria, Salvarani riflette nuovamente sul terremoto, esperienza drammatica e imprevedibile, che mette a nudo la povertà umana, la sua fragilità, sollevando nel contempo domande sulla fede e sul rapporto col Dio biblico.
Case ad Amatrice rase al suoloIl sisma rappresenta uno di quegli eventi naturali per il quale in un istante si passa da uno stato di (almeno apparente) tranquillità esistenziale a uno di angoscia, o di pericolo mortale: esso proviene da ciò che ci sostiene, il suolo, e la sua imprevedibilità crea sgomento a un essere umano che si scopre improvvisamente fragile: «Il timore che di regola ci invade al tremare della terra, nostra madre — commenta Salvarani — dipende in primo luogo dal nostro saperci mortali, finiti, esposti: mentre viviamo in un contesto che imita maldestramente Prometeo e ci educa a vivere cercando di ignorare la nostra autentica natura».
Una società, dunque, che rimuovendo il senso del limite e della precarietà esistenziale, proietta l’individuo in una percezione di immortalità fallace e tanto più pericolosa: «La certezza della morte — continua Salvarani — (incerta omnia, sola mors certa, sosteneva sant’Agostino), dalla notte dei tempi alla base della cultura umana, è oggi posta radicalmente in discussione in occidente, in quella che i sociologi chiamano la società postmortale, una società insofferente dei limiti, che grazie alla tecnica e al progresso medico opera incessantemente per far indietreggiare la morte, per intervenire sulle sue cause, per modificarne le frontiere, per spingere sempre oltre i limiti della longevità umana». Il terremoto, dunque, può diventare un’occasione per ripensare l’uomo, e rappresentare quella prova d’urto per testarne la sua capacità di resilienza.

di Elena Buiia Rutt

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07 dicembre 2019

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