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Una leader eccezionale

· Il cardinale arcivescovo di Sydney sulla prima santa australiana ·

Pubblichiamo un articolo del cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, che esce su «The Sunday Telegraph» nella edizione del 17 ottobre.

La canonizzazione di Mary MacKillop a Roma, come santa Maria della Croce (nome da lei usato nella sua vita di religiosa), è ovviamente importante per i cattolici australiani.

È però importante anche per l'Australia come nazione. L'ampia approvazione di questa canonizzazione al di fuori della comunità cattolica testimonia l'armonia e la tolleranza generale che regnano nella nostra società.

I cattolici ora fanno parte della maggioranza. Tutti gli australiani, cristiani e non, sentono di avere il diritto di esprimere la propria opinione su insegnamenti cattolici controversi, sulle questioni riguardanti la vita, sulle donne sacerdote, sul matrimonio e sulla sessualità. Lo accettiamo come un piccolo prezzo da pagare per l'appartenenza. La critica fa parte di una società pluralista, e John Howard ha giustamente sottolineato che se i cattolici protestassero o si ribellassero ogni volta che vengono criticati, ci sarebbero tumulti costanti!

La Giornata mondiale della gioventù a Sydney ha dimostrato che la maggioranza degli australiani ha apprezzato ciò che il cattolicesimo, se seguito fedelmente, può fare per rendere le persone buone, felici e attraenti. Questa amicizia e questa tolleranza nei confronti dei cattolici sono uno sviluppo gradito, che va oltre il settarismo tra protestanti e cattolici, inglesi e irlandesi, che ha tormentato buona parte degli inizi della nostra storia.

È un segno di maturità di tutti i settori della comunità e un tributo ai molti decenni di servizio cattolico, specialmente nelle parrocchie cattoliche, nelle scuole e negli ospedali, che hanno contribuito a questa felice situazione. Naturalmente è anche un omaggio a leader eccezionali come Mary MacKillop e le sue suore giuseppine. Anche l'ottimo lavoro svolto nello scorso secolo dai cappellani militari cattolici con le nostre forze armate ha aiutato molto.

Quando nel 1866 Mary aprì la sua prima piccola scuola a Penola, nel sud dell'Australia, molti bambini non volevano andare a scuola e i loro genitori non sembravano troppo preoccupati. Ciò valeva in modo particolare per le piccole città di campagna, che erano la prima scelta di Mary per il suo lavoro. Quando morì nel 1909, le sue suore, ormai 750, insegnavano a 12.409 alunni in 117 scuole. «Dio ama di più coloro che aiutano i poveri a guarire», scrisse una volta.

Gli australiani ammirano i grandi personaggi con spirito umanitario come Weary Dunlop, il famoso chirurgo che era tra i prigionieri di guerra australiani nei campi di prigionia giapponesi, e come Fred Hollows, che tanto ha fatto per la salute dei giovani aborigeni. Ma la motivazione di santa Mary MacKillop era soprattutto religiosa. Pregava regolarmente, era una persona di fede, che più di ogni altra cosa voleva fare l'opera di Dio. Credeva fortemente in una vita dopo la morte, di ricompensa o di punizione: «qui non siamo altro che viaggiatori», diceva.

La canonizzazione di Mary sottolinea il ruolo centrale che la fede cristiana ha avuto nella storia dell'Australia e suscita numerose domande. La fede in Dio, oggi, è plausibile e importante? Quante cose cambierebbero se la maggior parte degli australiani smettessero di credere? Che cos'è la fede?

Negli anni, alcune persone, non credenti o poco credenti, mi hanno detto che sono fortunato e avvantaggiato ad avere la fede. Sono d'accordo che la fede è una benedizione e un vantaggio, ma chi guarda dall'esterno potrebbe insinuare che la fede fondamentalmente è qualcosa che ti viene trasmesso dai genitori, come la buona educazione; oppure una qualità che ti viene data alla nascita, per ereditarietà, come la capacità di risolvere i problemi matematici. Non è esattamente così.

La fede è la decisione personale di riconoscere l'esistenza dell'unico vero Dio, creatore dell'universo. Per i cristiani è il Dio di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe, nonché il Padre di Gesù Cristo. Cristo ci ha detto che il Padre suo ci ama, si preoccupa della nostra vita morale (diversamente dagli antichi dei pagani) e ci chiede di amarci e perdonarci gli uni gli altri. Cristo ci ha anche detto che quando aiutiamo il più piccolo dei nostri fratelli e delle nostre sorelle aiutiamo lui.

È questa la fede che ha ispirato l'opera di vita di Mary MacKillop, così come ha ispirato tutte le opere di misericordia cristiane nei secoli. Se l'ispirazione giudeo-cristiana si prosciugasse, la società australiana sarebbe più dura e meno nobile.

Santa Maria della Croce ha incontrato una grande opposizione, rigida e ingiustificata, da parte di vescovi, di sacerdoti e perfino dalle sue suore. Sua madre e suo padre erano degli immigrati scozzesi poveri e lei era spesso malata; ma non permise ai suoi problemi di scalfire la sua fede in Dio. Cosa ancora più importante, fu capace di perdonare i suoi nemici, compresi quelli che mentivano per raggiungere i propri fini. Possedeva un'umiltà di cuore autentica e quieta, che le permise di osservare i precetti cristiani che professava. Era leale alla Chiesa locale, ma si rivolse al Papa per chiedere aiuto e protezione, e Papa Pio IX le diede il suo sostegno e la sua approvazione.

In sintesi, Mary MacKillop, santa Maria della Croce, era una brava australiana e una cattolica straordinaria. Molti altri hanno dato mirabili contributi, ma lei merita di essere la nostra prima santa.

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18 ottobre 2019

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