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Una guerra
fatta di parole

· La sfida tra detenuti e studenti nel carcere di San Vittore ·

Tutti possono diventare perfetti oratori con un po’ di pratica, l’impegno e la conoscenza di qualche semplice, ma oculata, strategia. È il presupposto di Guerra di Parole, un’iniziativa promossa da PerLaRe — Associazione Per La Retorica e sostenuta da Toyota Motor Italia, che vede “scontrarsi” carcerati e studenti universitari in una competizione educativa a colpi di dialettica. Il format #Guerradiparole — vincitore del premio Prodotto Formativo 2016 — ha come obiettivo quello di promuovere l’autocontrollo e l’esercizio della parola, due strumenti indispensabili per far valere le proprie ragioni e gestire civilmente, senza ricorrere all’uso della forza, qualsiasi situazione di contrasto.

René Magritte, «Le cicerone»  (1947, particolare)

Portare il gioco nelle carceri, così come collocare detenuti e studenti sullo stesso piano, non solo è un buon modo per mantenere vivo il contatto tra il mondo esterno e quello del carcere, ma è anche l’occasione per creare un ponte — quello del dialogo — che favorisca il reinserimento dei reclusi nel tessuto della società.

Dopo le precedenti edizioni di Roma e di Napoli, il IV scontro si svolgerà a Milano, il 23 novembre 2019, presso il carcere di San Vittore. Questa volta a sfidare i detenuti saranno i ragazzi dell’Università degli studi di Milano statale. Tra gli organizzatori del progetto — supportato da Ferpi - Federazione relazioni pubbliche italiana — oltre a PerLaRe - associazione Per La Retorica e all’Università degli studi di Milano statale — figurano la Crui - Conferenza dei rettori delle università italiane, la Casa circondariale di Milano San Vittore, con l’Unione camere penali italiane — Osservatorio carcere Ucpi, Amici della Nave.

L’idea nasce dal desiderio di riportare l’arte del discorso al centro della formazione degli individui, universitari o detenuti che siano. La discussione (o disputatio), del resto, è uno dei metodi di studio più efficaci nell’apprendimento. Ne erano ben consapevoli i maestri delle università del medioevo, che riconoscevano nella riflessione critica — che scaturisce dalla quaestio, ovvero la domanda sorta dalla lettura dei testi (la lectio) — il momento in cui l’allievo dimostra, per la prima volta, di saper mettere in pratica le nozioni assimilate. A questo proposito il celebre accademico francese Jacques Le Goff scriveva: «L’intellettuale universitario nasce nel momento in cui da passivo diventa attivo, quando comincia a mettere in discussione il testo, che è oramai solo un supporto quando si discute. Il maestro non è più un esegeta ma un pensatore». Ebbene, volendo mantenere saldo il legame con la tradizione, la struttura della gara riprende il modello della disputatio utramque partem medievale — un esercizio didattico impiegato ancora oggi nella formazione manageriale, mirato a rafforzare l’arte oratoria — e prevede l’assegnazione alle due squadre di una quaestio, un tema di attualità che esse dovranno difendere o contraddire a seconda del round. Ogni gruppo, infatti, nel primo tempo sosterrà una tesi, che nella seconda parte della gara verrà difesa dalla squadra avversaria.

I due round in cui si divide la sfida — ognuno della durata di 15 minuti — saranno aperti e chiusi da un minuto di appello in versione rap. Quest’anno il tema scelto dagli organizzatori sarà: «L’opinione pubblica è il sale della democrazia o il dominio del populismo?».

Come per le edizioni precedenti, lo scontro sarà preceduto da quattro incontri formativi — che quest’anno sono stati fissati il 24 ottobre, l’8, il 13 e il 21 novembre — ai quali le due squadre devono partecipare separatamente. Durante questi seminari ravvicinati, i due gruppi saranno seguiti personalmente dalla presidente dell’associazione PerLaRe (Per La Retorica) Flavia Trupia, dall’attore regista Enrico Roccaforte e dal rapper Amir Issaa, e apprenderanno le tecniche della retorica, del teatro e del rap.

Una giuria di sette «professionisti della parola» — tra cui linguisti, giornalisti e attori — avrà il compito di valutare l’esposizione delle due squadre e di decretare i vincitori in base a tre criteri: il rispetto delle regole, la forza delle argomentazioni e, non meno importante, l’uso del linguaggio del corpo. Proprio quest’ultimo, spesso sottovalutato e trascurato dal sistema scolastico e accademico, riveste, invece, un ruolo fondamentale nell’esercizio della retorica e costituisce uno dei presupposti per la riuscita di un buon discorso. È uno dei motivi per cui, nelle edizioni precedenti, i giovani studenti universitari — dotati di grandi competenze teoriche ma inesperti sul piano pratico — sono stati battuti dai detenuti, i quali, essendosi formati nella palestra della vita, si muovono e si esprimono con maggiore disinvoltura.

Il carcere di San Vittore sarà dunque teatro di uno scontro dialettico tra la teoria e la pratica, tra i banchi di scuola e gli insegnamenti della vita, tra il mondo esterno e la prigione, il cui esito non è assolutamente scontato. Infatti quest’anno — afferma Flavia Trupia — «gli studenti potrebbero stupirci» e riscattare la loro posizione di secondi.

di Ilaria Pennacchini

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