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Una grande festa della fede

· Nel fine settimana le celebrazioni conclusive della Gmg ·

Dal Manzanarre alla bianca spiaggia di Copacabana; dalla vecchia Europa, le cui radici cristiane sono minacciate dalla secolarizzazione, al nuovo continente, nel Paese con il maggior numero di cattolici al mondo: Benedetto XVI ha dato appuntamento ai giovani in Brasile nel 2013. Lo ha annunciato domenica 21 agosto, al termine della messa con cui si è conclusa l’edizione madrilena del raduno internazionale delle nuove generazioni: la sede scelta è Rio de Janeiro, con un anno di anticipo sulla tradizionale cadenza triennale, perché nel 2014 limmenso Paese latinoamericano ospiterà i campionati mondiali di calcio.

La gioia dei giovani verde-oro, che sul palco papale nella spianata dell’aeroporto di Cuatro Vientos hanno accolto la grande croce e l’icona simbolo delle Gmg dalle mani dei coetani spagnoli cantando unidos vinceremos , è stato l’epilogo della grande «festa della fede» vissuta a Madrid nel fine settimana.

Nel campo di volo, che ha un’estensione equivalente a 48 campi sportivi, una folla sconfinata di giovani — ben oltre il milione e mezzo preventivato — si sono radunati incuranti del caldo torrido della domenica mattina e del nubifragio che li aveva inzuppati la sera precedente. Dall’enorme palco papale il colpo d’occhio era impressionante: una distesa immensa di ragazzi e di ragazze felici, che alle coreografie da stadio dell’attesa hanno alternato raccoglimento e riflessione nei momenti liturgici della messa e della veglia, formando un cuore solo e un’anima sola, in un silenzio che era più eloquente di ogni parola.

A otto chilometri dalla capitale, la base aerea che aveva ospitato anche l’incontro di Giovanni Paolo II con la gioventù spagnola nel 2003, ha aperto i battenti a mezzogiorno di sabato per accogliere quanti iniziavano ad affluire. E mentre Madrid si svuotava, l’enorme distesa di Cuatro Vientos si riempiva dell’allegria, dei canti, delle testimonianze di vita cristiana e delle preghiere di quella che davvero è — come si è sempre proclamata negli slogan di questa XXVI Gmg — «la gioventù del Papa»: un esercito pacifico e multicolore, armato solo di bandiere, cappellini in testa e mochillas in spalla, che intonava cori e improvvisava coreografie e balli di gruppo, oltre ai classici slogan inneggianti al Pontefice scanditi in varie lingue.

E sempre loro, «i giovani di Benedetto XVI» sono stati i protagonisti dell’incontro serale, incentrato sull’Eucaristia, nonostante la pioggia battente e le raffiche sferzanti di vento che hanno «spiegato» a chi non lo sapesse perché la grande distesa si chiama «quattro venti». Dunque dopo la fornace ardente del pomeriggio è arrivato il diluvio serale, che non ha risparmiato i principi delle Asturie — i quali avevano accolto il Papa al suo arrivo — né il Pontefice stesso, protetto a malapena da un ombrello. Ma i giovani erano lì a dare l’esempio e Benedetto XVI non li ha delusi. «Se loro restano rimango anch’io»: i microfoni ne hanno catturato la voce serena e determinata, mentre sussurrava ai collaboratori che gli chiedevano cosa fare durante la piccola interruzione, protrattasi per una decina di minuti, quando stava iniziando a pronunciare l’omelia. «Grazie per la vostra resistenza. La nostra forza è più grande della pioggia» ha poi scherzato, suscitando il tripudio dei presenti. «Il Signore con la pioggia ci manda tante benedizioni» ha aggiunto, prima di riprendere la lettura dei saluti in diverse lingue.

Prima si era svolta la tradizionale processione con la Croce delle Gmg, portata da giovani di nazioni dei cinque continenti. Un altro piccolo corteo ha recato l’icona mariana, accompagnata da altri ragazzi che tenevano in mano lampade accese. Dopodiché tutti i fedeli hanno acceso le candele trovate nella sacca del pellegrino e si sono uniti nella contemplazione. Quindi, mentre i bomberos , i vigili del fuoco, ripristinavano la sicurezza del palco risistemando i tiranti del maxischermo dietro la sede papale e i tecnici del suono si occupavano dell’audio andato in tilt, Bendetto XVI è sceso in sacrestia per indossare il piviale. Tornato sul palco ha iniziato l’ultima parte della veglia, culminata con l’esposizione del Santissimo Sacramento e la benedizione eucaristica, rinnovando una tradizione da lui introdotta durante la Gmg di Colonia nel 2005. Il diacono ha portato la grande ostia accompagnato dai ministranti che incensavano e da alcuni giovani con candele e fiori, al loro passaggio venivano sparsi petali di fiori. Arrivato sull’altare, il Santissimo è stato esposto nella custodia di Arfe, il magnfico ostensorio della cattedrale di Toledo commissionato dal cardinale Cisneros nel XVI secolo. Nell’alternarsi di litanie, canti e preghiere, il Papa ha consacrato i giovani al Sacro Cuore di Gesù, in un momento di grande intensità culminato nella benedizione impartita con il Santissimo Sacramento, al termine della quale è stato cantato l’inno Cantemos al Amor de los Amores , composto in occasione del XXII Congresso eucaristico internazionale tenutosi proprio a Madrid esattamente un secolo fa, nel 1911.

Quando Benedetto XVI è andato via dando appuntamento per l’indomani, loro sono rimasti a pernottare nella spianata dell’aerodromo, dove erano state allestite grandi tende per l’adorazione eucaristica, vere e proprie cappelle con il Santissimo Sacramento. E al risveglio, domenica, hanno recitato le lodi mattutine guidati dai loro coetanei religiosi e religiose.

Nella calura opprimente dell’agosto madrileno hanno poi partecipato alla messa di chiusura presieduta da Benedetto XVI e animata da musiche e canti del coro e dell’orchestra sinfonica della Gmg.

Sulla vettura panoramica il Papa ha compiuto quel giro tra la folla che la sera prima non era stato possibile, perché le transenne di delimitazione erano state usate dai giovani come lettini da campeggio. Al termine del giro la papamobile si è fermata dietro al palco dove, davanti alla sagrestia, erano ad attenderlo il re Juan Carlos e la regina Sofia.

La messa era quella della XXI domenica del Tempo ordinario e i paramenti liturgici sono stati confezionati da migliaia di donne — nelle case, nei conventi, nelle sale parrocchiali — che hanno aderito all’iniziativa coser y cantar , che richiama una nota espressione castigliana con cui si indica una cosa semplice da fare: cucire e cantare.

Alla liturgia della parola il Vangelo della confessione di Pietro a Cesarea di Filippo ( Matteo 16, 13-20): una coincidenza significativa, visto che molti giovani oggi ascoltano tante teorie e false dottrine e si ritrovano confusi. Tuttavia — ha ricordato il Pontefice all’omelia — la rivelazione non viene dalla carne e dal sangue ma dall’alto, da Dio che si rivolge a Pietro e con lui alla Chiesa e al mondo. Poi i giovani hanno recitato con il Papa il credo e, in lingue diverse, la preghiera dei fedeli; quindi hanno presentato le offerte. Dopo la comunione — che non tutti hanno potuto fare, perché il fortunale della sera prima aveva danneggiato alcune delle tende in cui erano custodite particole e pissidi e non è stato possibile riorganizzare la distribuzione — il Papa ha consegnato a cinque giovani una piccola croce, in segno del mandato missionario. Un gesto che è stato esteso a tutti i presenti, perché la Gmg non si esaurisce nelle celebrazioni con il Pontefice, ma dev’essere poi portata nei luoghi di provenienza dei giovani.

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