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Per una giustizia
alimentare globale

· Dal 13 al 20 ottobre la Settimana di azione per il cibo promossa dal Wcc ·

Lo spreco alimentare è un tema fondamentale in un continente che produce meno cibo di quello che consuma e nel quale le disuguaglianze sociali crescono di anno in anno. La riduzione dello spreco alimentare, dalla catena di produzione alla trasformazione industriale, sino alla fase di distribuzione e consumo, rappresenta una delle più importanti sfide di questo secolo, specie se rapportata alle criticità dell’attuale contesto socio-economico di alcuni Paesi e alla concomitante necessità di implementare la solidarietà sociale e la sostenibilità ambientale. Per sensibilizzare la comunità internazionale a mettere in campo strumenti più efficaci contro ogni forma di spreco, dal 13 al 20 ottobre prossimi, il World Council of Churches (Wcc) invita le Chiese a una speciale Settimana di azione per il cibo (“Churches’ Week of Action on Food”) cioè un’opportunità per pregare, riflettere e agire insieme per la giustizia alimentare in tutto il globo.

Ogni anno, infatti, un alimento su tre prodotto a livello mondiale viene perso lungo la filiera alimentare. Sono circa 1,3 miliardi di tonnellate con cui si potrebbero sfamare quattro volte gli 821 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo (secondo i dati diffusi dalla Fao, nel 2018), compresi i quarantatré milioni di cittadini che nell’Unione europea non possono permettersi un pasto completo ogni due giorni.

Lo spreco «è l’espressione più cruda» della cultura dello scarto. Ed è «scandaloso — ha affermato Papa Francesco il 18 maggio scorso rivolgendosi ai membri della Federazione europea dei Banchi alimentari — non accorgersi di quanto il cibo sia un bene prezioso e di come tanto bene vada a finire male».

«La Settimana di azione per il cibo delle Chiese — ha spiegato Manoj Kurian, coordinatore della “Food for Life Campaign” del Wcc — è una campagna globale avviata dal World Council of Churches attraverso la quale invitiamo il movimento ecumenico globale, le comunità e le organizzazioni di fede ad agire collettivamente per la giustizia alimentare». Una Settimana che fa da corona alla “Giornata mondiale dell’alimentazione”, indetta dalla Fao, in programma il 16 ottobre.

La “Promessa di Abbondanza di Dio” è stata scelta come tema da osservare durante la Settimana, poiché Dio ha fornito risorse e cibo sufficienti per tutti.

Come riportato dal documento sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2019, pubblicato dal Food and agriculture organization, nonostante i notevoli passi in avanti compiuti negli ultimi decenni per contrastare la fame nel mondo, il numero delle persone denutrite risulta nuovamente in aumento. Più di 820 milioni di persone (una su nove) soffrono la fame. «La combinazione di livelli moderati e gravi di insicurezza alimentare — sostiene la Fao — porta il totale stimato al 26,4 per cento della popolazione mondiale, pari a circa 2 miliardi di persone». Una combinazione di diete malsane e stili di vita sedentari ha anche portato i tassi di obesità alle stelle non solo nei paesi più sviluppati, ma anche in quelli a basso reddito, dove spesso coesistono fame e obesità. Oggi oltre seicentosettanta milioni di adulti e centoventi milioni di ragazze e ragazzi (dai 5 ai 19 anni) sono obesi e oltre quaranta milioni di bambini sotto i 5 anni sono in sovrappeso. L’obesità e altre forme di malnutrizione colpiscono quasi una persona su tre.

«Il nostro Dio — scrive il pastore Judy Bors Davis, del Consiglio metodista mondiale di Ginevra — è un Dio di abbondanza! Le Scritture traboccano di immagini che illustrano l’abbondanza immensa dell’amore di Dio per noi, per il mondo e per tutto il creato. Ma in mezzo all’abbondanza — aggiunge — dobbiamo riflettere e agire sulle contraddizioni e le disuguaglianze che affrontiamo». Dello stesso avviso il vescovo metodista Rosemarie Wenner: «Esistono molti modi per celebrare la vita, per ringraziare gli abbondanti doni di Dio e per allargare la tavola ai figli di Dio». Per questa ragione le Chiese sono esortate a sensibilizzare i fedeli sull’importanza e la pratica della solidarietà verso chi ha bisogno e, allo stesso tempo, a riflettere quotidianamente sullo spreco di cibo.

Al riguardo, Papa Francesco, sempre in occasione dell’udienza del 18 maggio scorso, ha detto che «lo spreco manifesta disinteresse per le cose e indifferenza per chi ne è privo. Lo spreco è l’espressione più cruda dello scarto. Mi viene in mente quando Gesù, dopo aver distribuito i pani alla folla, chiese di raccogliere i pezzi avanzati perché nulla andasse perduto (Giovanni 6, 12). Raccogliere per ridistribuire, non produrre per disperdere». Infatti, ha sottolineato il Papa, «scartare cibo è scartare persone. E oggi è scandaloso non accorgersi di quanto il cibo sia un bene prezioso e di come tanto bene vada a finire male».

Anche il cardinale Luis Antonio G. Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, di recente ha ricordato che è una questione di giustizia «assicurare che i frutti del lavoro umano non vadano perduti». Secondo il porporato, la mancanza o lo spreco di cibo non può ridursi a un «problema tecnico». Siamo di fronte a una vera e propria crisi umanitaria, che richiede un cambiamento e un passaggio da una «prospettiva puramente tecnica — conclude il cardinale Tagle — allo sviluppo integrale della persona umana e anche della società».

di Francesco Ricupero

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05 dicembre 2019

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