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Una Giornata mondiale a passo di samba

· Il prossimo 18 settembre a San Paolo Inizia il pellegrinaggio della croce che si concluderà a Rio de Janeiro ·

Se quella appena conclusasi è stata una Gmg a ritmo del chotis, il ballo tipico di Madrid, la prossima sarà a passo di samba. Un assaggio se ne è avuto già durante la celebrazione conclusiva della XXVI edizione, quando il Papa ha annunciato che la sede scelta è Rio de Janeiro e i ragazzi spagnoli hanno consegnato la grande croce di legno ai loro coetanei carioca: sui maxi-schermi nella spianata di Cuatro Vientos, si è vista l’esplosione di gioia dei diecimila giovani riuniti al maracanãzinho, il palasport della metropoli brasiliana, che avevano seguito la messa in diretta, nonostante — causa fuso orario e stagioni invertite — fosse notte fonda e tempo di scuole aperte.

E festa è stata anche nella stessa Madrid, dove i sedicimila brasiliani iscritti — nonostante i costi di un viaggio così lungo — erano accompagnati da una sessantina di presuli, tra i quali i cardinali Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, e Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida e presidente della Conferenza episcopale. Una festa iniziata a Cuatro Vientos e proseguita in serata nel quartier generale della gioventù brasileira nella capitale spagnola, in una zona che per una singolare coincidenza si chiama «Madrid Rio». Con loro autorità del calibro del governatore dello stato di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral, e del sindaco della città Eduardo Paes, e la delegazione formata da due ragazzi per ciascuna delle 274 diocesi del Brasile, che hanno ora il compito di riportare a casa dopo questa esperienza indicazioni, insegnamenti e passione in vista dell’appuntamento.

È don Eric Jacquinet, alla sua prima Gmg come responsabile della sezione giovani del Pontificio Consiglio per i Laici, a mettere in luce questo aspetto: «A Sydney nel 2008 non c’era il comitato organizzatore di Madrid, stavolta abbiamo voluto i brasiliani presenti, perché potessero rendersi conto sul campo del lavoro da farsi. Inoltre — aggiunge — questo tempo ravvicinato di soli due anni farà sì che tutti i giovani presenti oggi qui saranno i principali promotori della Gmg nel loro Paese, perché in un periodo così breve normalmente non cambia il loro status sociale».

Anche Yago de la Cierva, direttore esecutivo e portavoce della Giornata madrilena, ha parlato domenica, nel corso di un incontro con i giornalisti al Centro internacional de prensa, della collaborazione tra gli organizzatori della XXVI Gmg e l’arcidiocesi brasiliana. «Continueremo a dare una mano per quanto riguarda gli aspetti pratici, mentre la pastorale non si insegna», ha detto sottolineando che la Gmg del 2013 sarà per il Paese ospitante anche «un allenamento per i mondiali e le olimpiadi».

L’incontro con la stampa è stata inoltre l’occasione per un bilancio e per alcuni chiarimenti. «I giovani sono venuti in massa nella capitale spagnola — ha esordito — per partecipare a un avvenimento religioso, cioè per pregare e vivere il senso del mistero». Per questo non contano i numeri — che pure sono impressionanti — ma le singole storie di «persone vere, in carne ed ossa», alle quali va tutta la gratitudine degli organizzatori spagnoli: a cominciare dai volontari che hanno lavorato sodo fino all’ultimo, anche a notte fonda. Soprattutto durante la veglia a Cuatro Vientos — ha spiegato — «hanno ricreato gli spazi per far passare la papamobile e così permettere a tutti di vedere Benedetto XVI da vicino domenica mattina, dopo che sabato sera ciò era divenuto impossibile, poiché le transenne erano state usate come letti, certo più comode della nuda terra». Anche perché — ha fatto notare — «per quanto riguarda la disciplina bisogna considerare che i giovani non sono soldati prussiani e che noi non siamo poliziotti».

Il portavoce della Gmg madrilena ha anche illustrato il punto di vista del comitato organizzatore sul fatto che non tutti i giovani convenuti all’aeroporto abbiano potuto accedere al luogo della veglia e alla messa conclusive. «Ci sono questioni di sicurezza e noi non possiamo entrare nel merito delle scelte — peraltro comprensibili e condivisibili — delle forze dell’ordine», ha detto.

Analogo ragionamento per i disagi provocati dal nubifragio di sabato sera. «Abbiamo consultato tre siti meteo e tutti davano sole», ha detto forte di statistiche recenti e passate per le quali erano anni che a Madrid non pioveva il 21 agosto. Il maltempo ha comportato anche problemi per la comunione alla messa domenicale celebrata da Benedetto XVI. «Un paio di tende che contenevano le particole, i calici e le pissidi — ha ricordato — sono saltate, provocando tra l’altro il ferimento di sei ragazzi. Di conseguenza i responsabili della sicurezza hanno dovuto tagliare tutte le altre tende per evitare l’effetto vela, poi le hanno chiuse e sigillate. Quindi, a causa dei tempi ristretti, non è stato possibile riorganizzare la distribuzione». Comunque — ha aggiunto con soddisfazione — «l’essenziale è rimasto: l’adorazione eucaristica e il silenzio davvero impressionante che l’ha accompagnata».

Secondo de la Cierva la Gmg costituisce un nuovo «punto di partenza per la Chiesa spagnola» per due motivi. «Da un lato ci sono i testi che ci ha lasciato Benedetto XVI: dopo averli ascoltati, dobbiamo metterli a disposizione dei giovani tramite i social network per farli studiare e approfondire in modo che la Gmg porti gli sperati frutti»; dall’altro c’è l’allegria lasciata in città e in tutti i luoghi che in Spagna hanno ospitato i pellegrini della Gmg. «Abbiamo testimonianze anche di alcune personalità politiche di tutti gli schieramenti — ha confidato — che, uscite di casa nell’anonimato, si sono lasciate contagiare dalla gioia di questi giovani».

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