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​Una giornata di mobilitazione
per i dreamers

· ​Indetta dai vescovi statunitensi per il 26 febbraio ·

  I vescovi statunitensi hanno annunciato per il prossimo 26 febbraio una giornata nazionale di mobilitazione a sostegno dei dreamers, i giovani immigrati che arrivati nel paese da piccoli e senza documenti legali al seguito dei genitori, rischiano la deportazione se entro il 5 marzo il Congresso non approverà la legge di riforma dell’immigrazione.

L’annuncio arriva dopo che la scorsa settimana il Senato non è riuscito a raggiungere i 60 voti necessari per proseguire il dibattito sulla nuova legislazione a sostegno appunto dei dreamers. Così, il cardinale arcivescovo di Galveston-Houston, Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale, assieme all’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez, vicepresidente dei vescovi, e a monsignor Joe Steve Vásquez, vescovo di Austin e presidente del Comitato per le migrazioni, hanno espresso tutta la loro delusione per l’incapacità dei senatori «di riunirsi e trovare una soluzione bipartisan a garanzia dei dreamers». I presuli, ancora una volta, in vista della scadenza imminente, chiedono dunque «che i membri del Congresso dimostrino la leadership necessaria nel trovare una soluzione umana per questi giovani, che ogni giorno affrontano un’angoscia e un’incertezza crescenti».
Il National Call-In Day (la giornata nazionale di mobilitazione) prevede che i cattolici della nazione convochino i loro rappresentanti al Congresso per sollecitare un percorso di cittadinanza per questi giovani, unito alla garanzia che a farne le spese non siano le protezioni, già esistenti, verso le famiglie e i minori non accompagnati. L’amministrazione Trump, come è noto, aveva annunciato già in settembre la fine del programma di protezione di questi ragazzi, autorizzati a rimanere nel paese grazie al Deferred Action for Childhood Arrivals. La proposta di riforma del presidente prevede un percorso verso la cittadinanza per tutti loro, ma al contempo chiede finanziamenti per la costruzione del muro con il Messico, la messa al bando della lotteria per la green card (il permesso di soggiorno e lavoro negli Stati Uniti) e la limitazione del ricongiungimento familiare oggi esteso a nonni e zii. In aggiunta anche i minori non accompagnati che non rientrano nel programma sono a rischio espulsione. «Ora è il momento di agire», ammoniscono i vescovi, i quali non mancano di ribadire che «la nostra fede ci costringe a stare con i più vulnerabili, e tra questi i nostri fratelli e sorelle immigrati. Lo abbiamo fatto continuamente, ma ora dobbiamo mostrare il nostro sostegno e la nostra solidarietà in un modo speciale», consapevoli che la battaglia non è finita.

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25 agosto 2019

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