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Una genuina spiritualità francescana

· La figura e l'opera della beata Battista Camilla da Varano ·

La canonizzazione della beata Camilla Battista da Varano, domenica 17 ottobre, è un avvenimento ecclesiale che coinvolge particolarmente la famiglia francescana. Esso si colloca, tra l'altro, nell'anno che le clarisse, prossime a celebrare l'VIII centenario degli inizi di vita di santa Chiara in San Damiano (1212-2012), hanno dedicato al tema della contemplazione.

Nata a Camerino nel 1458 da Giulio Cesare da Varano, Camilla ricevette presso la corte paterna una solida formazione umanistica, suffragata da una spiccata intelligenza, da un carattere forte e tenace e dalla voglia di vivere e divertirsi. Dopo aver resistito per vari anni alla chiamata del Signore, il 4 novembre 1481 fece il suo ingresso nel monastero delle sorelle povere di Santa Chiara di Urbino, assumendo il nome di Battista. Il 14 gennaio 1484 diede vita ad un nuovo monastero a Camerino, dove introdusse la regola di Santa Chiara. Nel 1502, per sfuggire all'assedio della sua città da parte di Cesare Borgia, suor Battista si rifugiò ad Atri, facendo poi ritorno a Camerino agli inizi del 1504. Dopo aver fondato i monasteri delle clarisse a Fermo (1505-1506) e a San Severino Marche (1521- 1522), morì a Camerino il 31 maggio 1524.

La Varano visse radicalmente l'ideale evangelico di Francesco e Chiara d'Assisi, ma fu segnata fortemente anche dalla nuova sensibilità culturale e spirituale che stava sorgendo con il Rinascimento, dalle vicende tragiche della sua famiglia e della sua città, dalla trama complessa della vita dell'ordine dei frati minori e delle sorelle povere di Santa Chiara. Tutte queste cose plasmarono il suo spirito, ma il segreto della sua «trasfigurazione» fu l'intima esperienza del Crocifisso.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1466 (o 1468), quando fra' Domenico da Leonessa esortò i fedeli, nella predica del venerdì santo, a far memoria della Passione di Cristo. Tra i tanti che l'ascoltarono, una bambina di circa otto anni, Camilla da Varano, lo prese sul serio, fino ad aggrapparsi a Cristo povero e crocifisso con tutta se stessa.

Incamminata per la via di un commosso e appassionato ascolto della parola della Croce, attraverso il voto di versare ogni venerdì una lacrima in memoria della Passione, la Santa giunse alla partecipazione «fisica» e totale del mistero di Cristo, quale relazione viva e feconda secondo la più genuina spiritualità francescana. Non una religiosità intimistica e fragile, non una fede ridotta a pulsione emotiva e disincarnata, fu il suo addentrarsi nella contemplazione del mistero, ma la via sicura del Vangelo vissuto con passione e radicalità per restituire «amore per amore, sangue per sangue, vita per vita».

Scegliendo di professare la regola di Chiara d'Assisi, Camilla Battista fu radicale nella via della povertà: «Questa serva di Dio comprò cara per sé e per gli altri la povertà e a lei sola toccò pagarne il prezzo; di modo che costa a lei più cara la povertà, che non le ricchezze ai ricchi, e più l'ha desiderata e cercata, che non cerchi il mondo li denari».

Fu generosa nella donazione fraterna che chiede la rinuncia al potere e all'individualismo e chiama a un amore gratuito, evangelico, generoso, a una carità crocifissa, simile a quella della perfetta letizia di Francesco: «O mio clementissimo Iddio, ... quando sentirò di avere ottenuto la grazia di un perfetto amore, cioè di far bene a chi mi fa male, di dir bene e lodare chi so che dice male di me e a torto mi biasima, allora soltanto, per questo segno infallibile, Padre mio clementissimo, crederò di esserti vera figlia. Soltanto allora sarò conforme al tuo dilettissimo Figlio Gesù Cristo Crocifisso, che è l'unico bene dell'anima mia, conforme a Lui, o Padre, che essendo in croce ti pregò per i suoi crocifissori».

Da vera contemplativa, visse con intensità la ricerca di Dio, radicandosi nell'esperienza biblica. Pur dotata di una raffinata ed elevata formazione culturale, il suo modo di leggere la Scrittura non assunse mai lo stile di un'arida erudizione. Alla luce della Parola comprese il suo itinerario vocazionale e tutta la sua vita servendosi del modello biblico: i grandi eventi della storia della salvezza che stanno alla base della sua spiritualità, furono per lei quasi luminose profezie di cui ammirava l'adempimento. La liturgia fu il luogo privilegiato dell'ascolto della Parola alla quale attinse la luce e la forza per compiere le sue scelte. «Tu, Signore, per grazia sei nato nell'anima mia e mi hai mostrato la via e luce e lume della verità per arrivare a te, vero paradiso. Nelle tenebre e oscurità del mondo tu mi hai dato la vista, l'udire e il parlare e il camminare — che veramente a tutte le cose spirituali io ero cieca, sorda e muta — e mi hai risuscitata in te, vera vita, che dai vita a ogni cosa che ha vita».

Esperta della misteriosa fecondità apostolica della preghiera, svolse un ministero di autentica intercessione, accogliendo nel suo cuore le ansie dei contemporanei e ad essi restituire i doni di grazia ricevuti.

Appassionata amante della Chiesa per la sua «renovatione» offrì preghiere e suppliche accorate a Dio. Una sua consorella attesta che suor Battista «ardeva talmente per il desiderio di rinnovamento della Chiesa da non poter dormire o mangiare né ascoltare chi le parlava, in modo che alle volte per questo si ammalava gravemente». Era il tempo in cui la Chiesa di Cristo manifestava un rilassamento di costumi, situazione che nel 1517 aveva indotto Martin Lutero al distacco dalla Chiesa romana. Nell'opera La purità del cuore , scritta circa il 1521 su richiesta di un religioso, suor Battista scriveva: «Dio, con somma e stabile provvidenza, lascia che avvengano queste cose che non tocca a noi poveri uomini giudicare. Non per questo dobbiamo smettere di onorare tali prelati, anzi dobbiamo frequentemente pregare per loro [...] e l'orazione per loro tornerà a beneficio proprio».

Divenuta madre spirituale e guida sapiente, si fece modello di vita e canale della grazia, come lei stessa racconta: «Occorre essere “conca” prima che “canale”. Per vent'anni quasi, questa tua madre è stata “conca”, ha cercato cioè di custodire, di contenere la grazia in sé, poi, come “canale”, l'ha diffusa e scritta ad altri».

La futura santa sta davanti noi come esempio di eroica fedeltà e perseveranza nel bene, nella logica del dono totale di sé a Colui che per primo ci ama. Non ci fu compromesso o umana fragilità che riuscì a distoglierla dal proposito di vivere la sua totale appartenenza a Cristo e alla Chiesa: la sofferenza non la rese ribelle, ma ancor più docile all'azione di Dio. Commentando le grandi tentazioni vissute, avrebbe poi scritto con convinzione: «Beata quella creatura che per nessuna tentazione tralascia il bene incominciato!».

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