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Fiamma
nella vita umana

· Durante la bufera della seconda guerra mondiale ·

Il pastore protestante e scrittore Albrecht Goes«Si deve anche dimenticare, perché come potrebbe vivere chi non può dimenticare? Ma talvolta deve pur esserci qualcuno che ricorda. Perché qui non c’è solo cenere nel vento. C’è una fiamma. Il mondo morirebbe assiderato se non ci fosse questa fiamma». 

Albrecht Goes, pastore protestante e scrittore nella Germania del secolo scorso, nel racconto breve appena pubblicato in italiano Il sacrificio del fuoco (Firenze, La Giuntina, 2017, pagine 50, euro 10) ci fa sentire il calore di questa fiamma divina che arde nel cuore dell’uomo anche nei momenti di più fosca caligine.
Una normale macelleria di una grande città tedesca negli anni della guerra ha una porta attraverso la quale la signora Walker, moglie ariana del mastro macellaio sempre assente per servire il Reich, vede «tutto quello che c’era da vedere». Una folla di ebrei, costretti a camminare per ore per il divieto di utilizzare i mezzi pubblici e di sedersi sulle panchine per soli ariani, inizia a frequentare il negozio, l’unico dove è possibile acquistare una misera razione di carne dietro la presentazione della tessera annonaria. «Alcuni erano così stanchi da doversi reggere al bancone» ricorda la donna, altri silenziosi «per la paura e la diffidenza», quasi tutti di fretta dal momento che per perfido calcolo le due ore concesse per l’acquisto sono quelle del venerdì sera che precede immediatamente l’inizio dello Shabbat. Eppure, nell’ansia per i frequenti controlli degli ispettori di regime, in quella piccola macelleria cittadina la vita umana riesce almeno per qualche momento a riemergere. Quella donna alla quale, come scrive un assistente bibliotecario che da lei affittava una camera, pareva che «la storia come un trattore fosse passata sopra», si lascia toccare da quell’umanità affranta e disperata, risponde con piccoli ma tangibili gesti di solidarietà a chi non può più chiedere nulla. Una porzione di carne lievemente maggiore del dovuto, una «splendida riproduzione del Tobia di Rembrandt» che accoglie il fittavolo appena entrato nella stanza, i bambini stanchissimi che vengono fatti riposare nel salottino accanto al negozio mentre le loro madri continuano la ricerca del cibo: con discrezione e intelligenza la signora Walker riesce a far percepire, forse al di là di quanto lei immagini, la luce di quella fiamma di bellezza che non si spegne mai, di «quell’amore che tiene vivo il mondo» anche nei momenti più difficili. Basta la parola Shalom pronunciata in macelleria da un rabbino al rintocco della campana vespertina delle sei per trasformare il negozio in un’improvvisata sinagoga immersa nel silenzio almeno per qualche minuto.
«E Dio parlò ad Abramo: Guarda il cielo e conta le stelle, se le puoi contare. Tanto numerosa sarà...» La signora Walker non udrà mai la fine di questa citazione pronunciata da una madre perché «la notte inghiottì le sue parole»: la signora Zalewsky, la moglie di un musicista agli ultimi mesi di gravidanza, si allontana dopo averle affidato la carrozzina destina al neonato e poche coperte, inutili di fronte al mostruoso destino che come un drago sta per inghiottirla con il suo bambino. Dopo aver accolto la richiesta della giovane madre il torpore della disperazione coglie la signora Walker durante un allarme aereo e la casa viene avvolta dal fuoco. Solo l’intervento casuale di un ebreo la salverà.
Di fronte al mondo — scrive Goes — a quello che può fare un uomo, al «ghigno del potere», questa è «la minuscola, meravigliosa possibilità dell’essere umano (...). Possiamo offrire una fetta di dolce a due bambini e accettare una carrozzina quando tutto sta per finire... (...) Un’ora di fiducia, un respiro di pace. Ma non esiste al mondo un viale dei ciliegi che getti sugli spiriti sollevati più luce di quella che trapelava dallo spiraglio della macelleria ebraica, che accumulava dadi per il brodo e che spesso non aveva altro da offrire ai suoi clienti se non della fibrosa carne di manzo con l’osso». «Mosé guardò, ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco ma non si consumava» (Esodo, 3, 2).

di Ferdinando Cancelli

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20 ottobre 2019

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