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Una festa della santità

· L'omelia di Benedetto XVI nella messa per la canonizzazione ·

Il Papa ha proclamato ieri, domenica 18 0tt0bre in piazza San Pietro, sei nuovi santi. Si tratta del polacco Stanislaw Kazimierczyk, del canadese André Bessette, della spagnola Cándida María de Jesús Cipitria y Barriola, dell'australiana Mary of the Cross MacKillop, delle italiane Giulia Salzano e Battista Camilla da Varano. Durante la liturgia della parola ha pronunciato la seguente omelia.

Cari fratelli e sorelle!

Si rinnova oggi in Piazza San Pietro la festa della santità. Con gioia rivolgo il mio cordiale benvenuto a voi che siete giunti, anche da molto lontano, per prendervi parte. Un particolare saluto ai Cardinali, ai Vescovi e ai Superiori Generali degli Istituti fondati dai nuovi Santi, come pure alle Delegazioni ufficiali e a tutte le Autorità civili. Insieme cerchiamo di accogliere quanto il Signore ci dice nelle sacre Scritture poc'anzi proclamate. La liturgia di questa domenica ci offre un insegnamento fondamentale: la necessità di pregare sempre, senza stancarsi. Talvolta noi ci stanchiamo di pregare, abbiamo l'impressione che la preghiera non sia tanto utile per la vita, che sia poco efficace. Perciò siamo tentati di dedicarci all'attività, di impiegare tutti i mezzi umani per raggiungere i nostri scopi, e non ricorriamo a Dio. Gesù invece afferma che bisogna pregare sempre, e lo fa mediante una specifica parabola (cfr. Lc 18, 1-8).

Questa parla di un giudice che non teme Dio e non ha riguardo per nessuno, un giudice che non ha atteggiamento positivo, ma cerca solo il proprio interesse. Non ha timore del giudizio di Dio e non ha rispetto per il prossimo. L'altro personaggio è una vedova, una persona in una situazione di debolezza. Nella Bibbia, la vedova e l'orfano sono le categorie più bisognose, perché indifese e senza mezzi. La vedova va dal giudice e gli chiede giustizia. Le sue possibilità di essere ascoltata sono quasi nulle, perché il giudice la disprezza ed ella non può fare nessuna pressione su di lui. Non può nemmeno appellarsi a principi religiosi, poiché il giudice non teme Dio. Perciò questa vedova sembra priva di ogni possibilità. Ma lei insiste, chiede senza stancarsi, è importuna, e così alla fine riesce ad ottenere dal giudice il risultato. A questo punto Gesù fa una riflessione, usando l'argomento a fortiori : se un giudice disonesto alla fine si lascia convincere dalla preghiera di una vedova, quanto più Dio, che è buono, esaudirà chi lo prega. Dio infatti è la generosità in persona, è misericordioso, e quindi è sempre disposto ad ascoltare le preghiere. Pertanto, non dobbiamo mai disperare, ma insistere sempre nella preghiera.

La conclusione del brano evangelico parla della fede: «Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» ( Lc 18, 8). È una domanda che vuole suscitare un aumento di fede da parte nostra. È chiaro infatti che la preghiera dev'essere espressione di fede, altrimenti non è vera preghiera. Se uno non crede nella bontà di Dio, non può pregare in modo veramente adeguato. La fede è essenziale come base dell'atteggiamento della preghiera. È quanto hanno fatto i sei nuovi Santi che oggi vengono proposti alla venerazione della Chiesa universale: Stanislaw Soltys, André Bessette, Cándida María de Jesús Cipitria y Barriola, Mary of the Cross MacKillop, Giulia Salzano e Battista Camilla Varano.

San Stanislaw Kazimierczyk, religioso del XV secolo, può essere anche per noi esempio e intercessore. Tutta la sua vita era legata all'Eucaristia. Anzitutto nella chiesa del Corpus Domini in Kazimierz, nell'odierna Cracovia, dove, accanto alla madre e al padre, imparò la fede e la pietà; dove emise i voti religiosi presso i Canonici Regolari; dove lavorò come sacerdote, educatore, attento alla cura dei bisognosi. In modo particolare, però, era legato all'Eucaristia attraverso l'ardente amore per Cristo presente sotto le specie del pane e del vino; vivendo il mistero della morte e della risurrezione, che in modo incruento si compie nella Santa Messa; attraverso la pratica dell'amore al prossimo, del quale fonte e segno è la Comunione..

Fratel Andrea Bessette, originario del Québec, in Canada, religioso della Congregazione della Santa Croce, conobbe molto presto la sofferenza e la povertà. Queste lo hanno portato a ricorrere a Dio attraverso la preghiera e un'intensa vita interiore. Portinaio del collegio di Notre Dame a Montréal, manifestò una carità illimitata e si sforzò di alleviare le sofferenze di coloro che si rivolgevano a lui. Benché poco istruito, comprese dove stava l'essenziale della sua fede. Per lui, credere significa sottomettersi liberamente e per amore alla volontà divina. Totalmente abitato dal mistero di Gesù, ha vissuto la beatitudine dei cuori puri, quella della rettitudine personale. È grazie a questa semplicità che ha permesso a molti di vedere Dio. Fece costruire l'Oratorio di San Giuseppe di Mont Royal di cui è rimasto il guardiano fedele fino alla morte, nel 1937. Lì fu testimone di innumerevoli guarigioni e conversioni. «Non chiedete che vi siano risparmiate le prove» diceva, «chiedete invece la grazia di sopportarle bene». Per lui, tutto parlava di Dio e della sua presenza. Possiamo, alla sua sequela, ricercare Dio con semplicità per scoprirlo sempre presente al centro della nostra vita! Possa l'esempio di Fratel Andrea ispirare la vita cristiana canadese!.

Quando il Figlio dell'uomo verrà per fare giustizia ai suoi eletti troverà la fede sulla terra? (cfr. Lc 18, 8). Oggi possiamo dire di sì, con gioia e fermezza, guardando a figure come Madre Cándida María de Jesús Ciprita y Barriola. Una ragazza di umili origini, con un cuore nel quale Dio aveva posto il suo sigillo e che l'avrebbe portata molto presto, sotto la guida dei suoi direttori spirituali gesuiti, a prendere la ferma decisione di vivere «solo per Dio». Decisione mantenuta fedelmente, come lei stessa ricorda in punto di morte. Visse per Dio e per quello che Lui vuole più di ogni altra cosa: arrivare a tutti, portare a tutti la speranza che non vacilla, e specialmente a quelli che ne hanno più bisogno. «Dove non c'è posto per i poveri, non c'è posto per me», diceva la nuova Santa, che con poveri mezzi contagiò altre Sorelle a seguire Gesù e a dedicarsi all'educazione e alla promozione della donna. Nacquero così le Figlie di Gesù, che oggi hanno nella loro Fondatrice un modello di vita molto alto da imitare e una missione appassionante da portare avanti nei numerosi paesi in cui sono arrivati lo spirito e gli aneliti di apostolato di Madre Cándida.

«Ricorda chi sono stati i tuoi maestri: da loro puoi imparare la sapienza che porta alla salvezza attraverso la fede in Gesù Cristo». Per molti anni innumerevoli giovani in tutta l'Australia hanno avuto la benedizione di avere insegnanti ispirate dal coraggioso e santo esempio di zelo, di perseveranza e di preghiera di Madre Mary MacKillop. Da giovane si è dedicata all'educazione dei poveri nel terreno difficile e impegnativo dell'Australia rurale, ispirando altre giovani donne ad unirsi a lei nella prima comunità religiosa femminile del paese. Si è presa cura dei bisogni di ogni giovane a lei affidato, a prescindere dalla situazione o dalla ricchezza, fornendo una formazione sia intellettuale sia spirituale. Malgrado le numerose sfide, le sue preghiere a San Giuseppe e la sua costante devozione al Sacro Cuore di Gesù, ai quali dedicò la sua nuova Congregazione, diedero a questa donna santa la grazia necessaria per rimanere fedele a Dio e alla Chiesa. Per sua intercessione, possano i suoi seguaci oggi continuare a servire Dio e la Chiesa con fede e con umiltà..

Nella seconda metà del secolo XIX, in Campania, nel sud dell'Italia, il Signore chiamò una giovane maestra elementare, Giulia Salzano, e ne fece un'apostola dell'educazione cristiana, fondatrice della Congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore di Gesù. Madre Giulia comprese bene l'importanza della catechesi nella Chiesa, e, unendo la preparazione pedagogica al fervore spirituale, si dedicò ad essa con generosità e intelligenza, contribuendo alla formazione di persone di ogni età e ceto sociale. Ripeteva alle sue consorelle che desiderava fare catechismo fino all'ultima ora della sua vita, dimostrando con tutta se stessa che se «Dio ci ha creati per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita», nulla bisognava anteporre a questo compito. L'esempio e l'intercessione di santa Giulia Salzano sostengano la Chiesa nel suo perenne compito di annunciare Cristo e di formare autentiche coscienze cristiane.

Santa Battista Camilla Varano, monaca clarissa del XV secolo, testimoniò fino in fondo il senso evangelico della vita, specialmente perseverando nella preghiera. Entrata a 23 anni nel monastero di Urbino, si inserì da protagonista in quel vasto movimento di riforma della spiritualità femminile francescana che intendeva recuperare pienamente il carisma di santa Chiara d'Assisi. Promosse nuove fondazioni monastiche a Camerino, dove più volte fu eletta abbadessa, a Fermo e a San Severino. La vita di santa Battista, totalmente immersa nelle profondità divine, fu un'ascesa costante nella via della perfezione, con un eroico amore verso Dio e il prossimo. Fu segnata da grandi sofferenze e mistiche consolazioni; aveva deciso infatti, come scrive lei stessa, di «entrare nel Sacratissimo Cuore di Gesù e di annegare nell'oceano delle sue acerbissime sofferenze». In un tempo in cui la Chiesa pativa un rilassamento dei costumi, ella percorse con decisione la strada della penitenza e della preghiera, animata dall'ardente desiderio di rinnovamento del Corpo mistico di Cristo.

Cari fratelli e sorelle, rendiamo grazie al Signore per il dono della santità, che risplende nella Chiesa e oggi traspare sul volto di questi nostri fratelli e sorelle. Gesù invita anche ciascuno di noi a seguirlo per avere in eredità la vita eterna. Lasciamoci attrarre da questi esempi luminosi, lasciamoci guidare dai loro insegnamenti, perché la nostra esistenza sia un cantico di lode a Dio. Ci ottengano questa grazia la Vergine Maria e l'intercessione dei sei nuovi Santi che oggi con gioia veneriamo. Amen.

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22 ottobre 2019

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