Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Una e non centomila

· ​Una nuova biografia di Giovanna d'Arco ·

A forza di celebrarla, o di denigrarla, si corre il rischio di perdere di vista l’obiettiva grandezza di Giovanni d’Arco: occorre dunque sfrondare gli eccessi per «non mandarla al rogo una seconda volta». Nasce da questo intento il libro Joan of Arc: A History di Helen Castor (New York, Harper Collins, 2015, pagine 328, dollari 28). Positiva o negativa che sia la fama — scrive l’autrice — è il peggiore dei parassiti, perché con il tempo logora la sua vittima, fino a ridurla a un guscio vuoto.

La statua di  Giovanna d’Arco a Parigi

E nel caso di Giovanna, un tale esito sarebbe quanto mai iniquo, come il verdetto comminatole alla fine del processo. Castor osserva che il collocarla sul piedistallo come eroina e patrona di Francia e quale perfetto modello di virtù, senza macchia e senza paura, ha innescato un’accanita, nonché calunniosa, controffensiva. E così «la Pulzella d’Orléans», parafrasando Pirandello, ha finito per assumere molteplici e fuorvianti identità. Beatificata nel 1909 da Pio X e canonizzata nel 1920 da Benedetto XV, Giovanna — che durante la guerra dei cent’anni contribuì a risollevare le sorti del proprio Paese guidando vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi — è stata esposta al pubblico ludibrio da nomi illustri. Voltaire, nel poema satirico La pulzella d’Orléans, ne ridicolizzò la figura, affibbiandole i tratti della ragazza di facili costumi. In precedenza era stato Shakespeare a metterla alla berlina nell’ultimo atto dell’Enrico vi, consegnandola ai posteri come «strega e meretrice». A Voltaire avrebbe poi replicato, in una tragedia dai toni graffianti, Friedrich Schiller, che di Giovanna esaltò in particolare l’inesauribile amor di patria. Durante il Romanticismo, repubblicani e monarchici fecero a gara per appropriarsi, per fini propagandistici, delle gesta della fanciulla. E, in tempi più recenti, nel 1939, fu Paul Claudel a tessere l’elogio della Pulzella, specchio in cui si possono ammirare i talenti della fede cristiana. 

Oltre a rivisitarne le diverse “identità”, l’autrice ricorda di Giovanna meriti finiti nell’oblio: bandì dall’esercito ogni forma di violenza e il saccheggio, vietò che i soldati bestemmiassero e impose loro di confessarsi. Non solo: fece riunire intorno allo stendardo l’esercito in preghiera almeno due volte al giorno. E pochi ricordano che la pulzella, già onusta di storia, morì a soli diciannove anni: prima era andata in battaglia impugnando non soltanto la spada, ma anche una bandiera bianca con raffigurato Dio benedicente il fiordaliso francese e gli arcangeli Gabriele e Michele.

di Gabriele Nicolò

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE