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Una delle più gravi
crisi umanitarie al mondo

· Nel Paese anche centinaia di migliaia di profughi somali fuggiti dalla loro guerra ·

Nello Yemen ci sono circa un quarto di milione di profughi africani, per oltre il 90 per cento somali. Persone cioè fuggite da un Paese da oltre quarant’anni in uno stato permanente di conflitto civile tra signori della guerra, più o meno accettato, se non alimentato, dai forti interessi stranieri. E che oggi si trovano in un’analoga situazione in quello che avrebbe dovuto essere il loro rifugio. Proprio nel golfo di Aden nell’ultimo trentennio si è verificata la più tragica e mortale tragedia delle morti per migrazioni in mare, ben superiore a quella nel Mediterraneo, e persino maggiore di quella nel sud-est asiatico. Tra le forme di criminalità che hanno prosperato sul conflitto somalo c’è stata la pirateria marittima, alimentata per la verità anche dal risentimento di quanti sono stati pesantemente danneggiati dalle autorizzazioni che le autorità locali hanno rilasciato ai pescherecci stranieri, i quali praticano pesca illegale su larga scala, distruggendo le attrezzature dei pescatori somali ma soprattutto l’ecosistema costiero che fornisce sostentamento a gran parte della popolazione. Trattandosi comunque di pirateria, contro di essa a suo tempo si sono mobilitate flotte internazionali. Ma la pesca nel golfo di Aden non costituisce più una priorità per gli interessi d’oltre confine. E così la pirateria ha ripreso vigore e con essa il traffico di esseri umani. E ancora una volta a pagare le conseguenze della trasformazione di quel braccio di mare in zona di guerra, oltre ai marinai dei mercantili spesso attaccati, sono stati proprio i profughi.

Lo Yemen accoglie i rifugiati da decenni ed è l’unico Paese della penisola araba ad aver firmato la Convenzione sui rifugiati del 1951. Tuttavia, con il protrarsi del conflitto, l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e i suoi partner umanitari hanno visto aumentare a dismisura gli ostacoli e le difficoltà per la loro azione volta a garantire sicurezza, assistenza umanitaria e accesso ai servizi di base ai rifugiati e ai richiedenti asilo nel Paese. Dal momento che quella in Yemen è divenuta la crisi umanitaria di più vasta portata a livello mondiale e che i civili sono in costante pericolo di vita, la condizione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti si è aggravata in modo significativo. Tra l’altro, proprio nell’ultimo mese vi sono state vittime tra i rifugiati somali nei bombardamenti della capitale yemenita Sana’a. E come spesso accade, oltre che al pericolo delle armi molti rifugiati devono far fronte a crescenti privazioni. Non possono accedere ai servizi di base, e faticano a soddisfare le esigenze basilari e a sostentarsi a causa delle limitate opportunità economiche e di lavoro. Ciò nonostante, il programma di rimpatri volontari avviato due anni fa dall’Unhcr ha finora ricondotto in Somalia solo 4300 persone.

Che la comunità internazionale riesca finalmente a fermare la guerra nello Yemen quei profughi possono ancora sperarlo. Ma quarant’anni sono un periodo troppo lungo perché i rifugiati somali possano nutrire analoga speranza per la loro patria. (p.n.)

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22 agosto 2019

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