Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Una data fondamentale  nella storia dell'evangelizzazione

· Il cardinale Ouellet inviato speciale del Pontefice in Canada per i quattrocento anni del battesimo del gran capo Membertou dei Mik'maq ·

Ai nativi del Canada, a nome di Benedetto XVI, il cardinale Marc Ouellet ha confermato il pieno sostegno della Chiesa, assicurando che «l'essenziale missione di evangelizzazione comprende anche la promozione umana» con la difesa dei diritti di autonomia, in un contesto nazionale di dialogo e riconciliazione che preveda nuovi rapporti «basati sull'uguaglianza, la giustizia e il rispetto delle differenze culturali». L'occasione per riaffermare la posizione della Chiesa si è presentata al neo prefetto della Congregazione per i Vescovi, finora arcivescovo di Québec, dalla celebrazione del quattrocentesimo anniversario del battesimo del gran capo Henri Membertou dei Mik'maq che ha presieduto il 1 agosto, come inviato speciale del Papa, a Chapel Island in Nuova Scozia, nella diocesi di Antigonish.

Il cardinale ha assicurato che «il Papa incoraggia tutti gli sforzi che vengono compiuti oggi per rispondere adeguatamente alle giuste aspirazioni dei nativi» e ha rilevato che «è necessario un grado sufficente di autonomia dei nativi per consentire loro più iniziative a livello economico e più libertà in campo educativo, per garantire lo sviluppo della loro identità culturale». Su questa strada il Canada potrebbe così diventare «davanti al mondo intero un modello per elevare la dignità dei popoli aborigeni».

Per il porporato ricordare il battesimo del primo capo nativo del Nord America a divenire cristiano non è solo fare memoria di «un evento che ha segnato una data fondamentale nella storia dell'evangelizzazione» ma costituisce anche un invito incalzante a convertirsi per essere testimoni autentici del Vangelo nella complessa società di oggi.

Ai discendenti dell'antica tribù dei Mik'maq il cardinale ha chiesto di continuare a rimanere fedeli alla loro storia cristiana, iniziata appunto con il battesimo del loro leader Membertou, facendo tesoro del suo esempio di «cristiano impegnato», già allora sostenitore della necessità di una formazione adeguata, chiese l'aiuto dei gesuiti, per promuovere un apostolato davvero popolare.

Le celebrazioni, ha detto il cardinale nell'omelia della messa, devono essere «veramente una nuova fonte di comprensione e di amore fraterno per tutti gli abitanti del Canada, ma in particolare per le prime nazioni che hanno popolato questa terra». Il suo auspicio è «che l'eredità spirituale e culturale» dei nativi «si sviluppi in maniera armoniosa nella grande famiglia canadese, già tanto ricca di diversità culturale».

La parola di Dio, ha proseguito, «trasmessa di generazione in generazione negli ultimi quattrocento anni, continui ora a guidare le coscienze e a nutrire il cuore di tutti gli abitanti del nostro Paese» portando «speranza, pace, giustizia e libertà».

La fede autentica «non offre vantaggi materiali ma beni spirituali» e questa consapevolezza ha guidato le scelte, ancora oggi attuali, di Membertou. «La storia ci narra che egli accettò generosamente i cambiamenti di vita che il battesimo gli impose, accogliendo gli insegnamenti della catechesi, i requisiti morali e gli orientamenti spirituali che i missionari gesuiti gli diedero, in particolare nel momento della sua morte avvenuta nel 1611». Il porporato ha riaffermato che, «oggi come ieri, la fedeltà a Cristo e alla Chiesa non è automatica ma esige da ciascuno di noi un rinnovato impegno pastorale in linea con il battesimo che abbiamo ricevuto e che professiamo». Proprio come ha mostrato «il primo capo indigeno scelto da Dio per testimoniare Cristo sul suolo nordamericano».

«La Chiesa cattolica — ha detto l'inviato del Papa — è consapevole delle sfide che devono affrontare le prime nazioni in terra canadese, a partire dalla prima evangelizzazione: sfide di povertà, dipendenza e isolamento che rendono difficile una giusta partecipazione e uno sviluppo legittimo di queste nazioni nella grande società canadese». Pur riconoscendo che «negli ultimi decenni sono stati compiuti grandi passi avanti verso il riconoscimento di uno status legale delle prime nazioni, grazie agli sforzi concertati delle comunità indigene, delle autorità governative e delle Chiese», il porporato ha evidenziato che «molto resta ancora da fare per migliorare il clima di riconciliazione e di verità».

La strada da percorrere è, senza dubbio, quella di «un nuovo dialogo costruttivo per una nuova alleanza fra le prime nazioni e le altre comunità culturali che si sono formate in Canada nel corso della storia». E, a questo proposito, «l'incontro di Benedetto XVI con il gran capo dell'assemblea delle prime nazioni, il 29 aprile 2009 a Roma, si è rivelato di grande importanza simbolica. È stata una tappa decisiva nella ricerca di questa riconciliazione e di una maggiore comprensione fra la Chiesa cattolica e le prime nazioni del Canada».

Il cardinale non ha nascosto «i grandi e deplorevoli limiti degli evangelizzatori, di cui facciamo ammenda oggi», ma ha anche indicato l'opera dei missionari che, «ispirati dal Vangelo di Cristo, hanno cercato di tutelare i diritti dei nativi contro l'eccessivo abuso dei poteri economici e politici». Come non ricordare «lo strenuo impegno del beato François de Laval, primo vescovo del Québec, contro i mercanti che sfruttavano le prime nazioni»?

Nel contesto della sua missione di inviato speciale del Papa, il cardinale Ouellet ha incontrato il gran consiglio dei Mik'maq, i sacerdoti impegnati nel servizio pastorale con i nativi e i vescovi delle diocesi dell'Atlantico. Ad accompagnarlo la missione pontificia composta da don Robert McNeil, vicario episcopale per i Mik'maq, don Douglas J. Murphy, della parrocchia del Santo Rosario, e da monsignor Luca Lorusso, consigliere di nunziatura.

I Mik'maq, con una nota, hanno ringraziato Benedetto XVI per l'invio di un suo rappresentante che «dimostra l'importanza di questo anniversario per la Santa Sede. La presenza del cardinale rappresenta una meravigliosa opportunità per gli indigeni e non indigeni, per i cattolici e i non cattolici, di riunirsi per celebrare la nostra storia, consapevoli della nostra comune umanità» e per continuare «a imparare gli uni dagli altri».

Parole che trovano riscontro nella scelta della Conferenza episcopale canadese di sostenere e partecipare a tutte le celebrazioni del quarto centenario del battesimo di Membertou. In particolare, il vescovo di Antigonish, monsignor Joseph Dunn, ha messo in rilievo in una lettera pastorale la storia cristiana della tribù che ha saputo conservare la fede nelle traversie della storia. Per tutta la Chiesa canadese, dunque, il battesimo dei Mik'maq non è stata una mera celebrazione di un fatto storico all'origine della fede di una esigua minoranza, ma l'occasione per il rilancio dell'evangelizzazione a tutto campo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE