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Per una cultura
della carità

· ​A Scanzano Jonico il convegno delle Caritas diocesane ·

 «Oggi le logiche perverse dell’esclusione sociale mietono vittime che chiamiamo in molti modi: esuberi nell’ambito lavorativo, clandestini nel campo delle migrazioni, scarti nel settore economico. Ma una volta chinatici sul povero e prestata la prima assistenza, è necessario mettere avanti il passo ulteriore. Non basta soccorrere sul momento e ritenere esaurito il proprio impegno. La carità deve davvero potersi fare cultura»: è quanto scrive il cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nel messaggio inviato agli oltre cinquecento partecipanti al 41° convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Carità è cultura”, in corso di svolgimento, fino al 28 marzo, a Scanzano Jonico, in provincia di Matera.

L’evento, collocato nell’anno che vede Matera capitale europea della cultura 2019, è un momento di confronto fondamentale per dare o restituire speranza alle comunità riscoprendo la dimensione “educante”, con un rinnovato investimento nella formazione e sulla cultura.

Nel suo messaggio, letto all’assemblea da don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, il presidente della Cei ha espresso «la riconoscenza della Chiesa italiana per il servizio tanto umile quanto prezioso che portate avanti con la vostra presenza sul territorio». Un apprezzamento condiviso dal presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che in un messaggio inviato ai partecipanti ha evidenziato come «la carità è cultura che non divide, che rispetta le differenze, che ha riguardo per l’ambiente e promuove il bene comune. La carità conferisce concretezza all’ideale umanistico e consente di tenere sempre vivo quel proposito di sviluppo». Secondo il capo dello Stato, «il lavoro di costruzione e di continuo rafforzamento della rete di solidarietà umana che sostiene la nostra comunità civile è un’opera quanto mai preziosa, che la Caritas svolge fin dalla sua fondazione». Il tema del convegno “Carità è cultura” è «un bel titolo — scrive Mattarella — perché la dimensione della carità è capace di caratterizzare la vita sociale, le relazioni umane, il senso stesso di comunità. È capace di incidere sulle ingiustizie, le povertà, le disuguaglianze, interagendo con le speranze e le preoccupazioni delle persone non meno di quanto non facciano i veloci mutamenti indotti dai nostri tempi». I progetti di formazione che la Caritas rivolge ai giovani, per il presidente Mattarella, «sono il patrimonio più importante di cui una comunità dispone» e a loro «va rivolta una cura particolarmente intensa, affinché possano davvero esprimere tutta la creatività e le potenzialità di cui sono capaci».

A non avere dubbi che la carità diventa cultura soprattutto quando fa pedagogia con testimonianze e quando si pone l’obiettivo di formare è monsignor Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto e presidente di Caritas italiana, il quale — riferisce l’agenzia Sir — ha sottolineato che il cammino delle Caritas è oggi «impegnativo e tanto più arduo in questo tempo in cui il quadro istituzionale e in buona parte il clima sociale sono cambiati e anche le nostre comunità cristiane sembrano sempre più essere condizionate dalle logiche dominanti. Forse — ha osservato — siamo ancora sotto la spinta del non-concluso periodo di crisi economica e sociale, oppure siamo vittime (e complici) del radicarsi e del progressivo diffondersi di modelli culturali tipici dei momenti di crisi». Il presidente di Caritas italiana, inoltre, si è chiesto «perché queste spinte culturali spesso hanno poco a che fare con la carità evangelica? La nostra azione pastorale e le nostre opere non sono state abbastanza “parlanti”? Povertà, disoccupazione, immigrazione, comunicazione, accompagnamento dei più fragili e attenzione a territorio e ambiente» sono le tante sfide attuali per le Caritas diocesane, che sono invitate ad «avere l’ostinata capacità di andare controcorrente, in modo dinamico, superando l’accidia, o, peggio ancora, l’omertà, cioè il tacere per paura di metterci in gioco». 

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09 dicembre 2019

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