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Per una cultura cristiana aperta a tutti

· Il sostituto della Segreteria di Stato nella sede romana dell’Università cattolica del Sacro Cuore ·

Negli atenei cattolici la verità di Cristo «deve farsi luce per gli altri, per il mondo. E questo è ben diverso da un’etichetta data a un’istituzione una volta per tutte, né può essere compito soltanto di un vertice accademico o dei responsabili della pastorale universitaria, ma è un dono e un impegno che chiama in causa la disponibilità e la docilità di tutti all’azione dello Spirito». Lo ha raccomandato l’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, celebrando giovedì mattina, 31 gennaio, nella sede romana dell’Università cattolica del Sacro Cuore, la messa per l’apertura dell’anno accademico.

Dopo aver rivolto parole di saluto al rettore Franco Anelli, al vescovo assistente generale Claudio Giuliodori e alle personalità intervenute — tra cui il direttore dell’«Osservatore Romano» Andrea Monda — il presule ha commentato la pagina tratta dal vangelo di Marco (4, 21-25) proposta dalla liturgia.

«L’immagine della luce che esiste per illuminare gli altri, e non certo se stessi — ha esordito all’omelia — descrive bene la vita e la missione di Gesù. Egli è la luce vera che illumina ogni uomo; non è venuto per se stesso, non si è incarnato per realizzare se stesso e neppure per affermare un proprio progetto personale». Al contrario, «è venuto sulla terra per illuminare il cammino degli uomini verso la salvezza; perché tutti, ascoltando la sua parola, possano percorrere le strade dell’esistenza fino a giungere al cielo». E «i discepoli che continua a chiamare lungo i secoli, di generazione in generazione — ha aggiunto — sono invitati a fare altrettanto». Si tratta quindi, ha spiegato il sostituto, di «avere un cuore largo e misericordioso come quello del Padre», perché «è su una simile generosità che saremo giudicati»; un amore e una generosità che, come dice il Vangelo, «non sopportano restrizioni e confini»: infatti «il cuore del credente è universale e aperto a tutti».

Da qui l’esortazione del presule a «rendere una limpida testimonianza cristiana in ogni ambiente nel quale siamo chiamati a vivere e operare», anche perché «in questo impegno apostolico abbiamo la certezza di essere sorretti dallo Spirito Santo. Ed è quanto mai appropriato tenere presente quest’opera dello Spirito — ha suggerito il celebrante — nel contesto di una comunità universitaria, dove si snoda quotidianamente il dialogo tra la fede in Cristo e la ricerca scientifica».

In pratica occorre, secondo monsignor Peña Parra, inserirsi nel “raggio d’azione” dell’evento di Pentecoste, «invocando con fede il dono dello Spirito Santo, per intercessione di Maria santissima, sede della sapienza», affinché nell’anno che inizia, la comunità universitaria della Cattolica possa vivere pienamente la propria «vocazione e missione all’interno della Chiesa e nel mondo». Del resto, ha fatto notare, l’ateneo si distingue con l’aggettivo di “cattolico”, voluto dal fondatore — il francescano Agostino Gemelli — per richiamare «l’ecclesialità dell’istituto, cioè la sua collocazione all’interno della missione della Chiesa». E «l’ecclesialità di una comunità non è mai da dare per scontata. Non basta nemmeno il titolo di “cattolica” per garantirla. È un dono che domanda sempre di essere accolto e ravvivato con fede e impegno generoso».

Rivolgendosi dunque direttamente agli alunni, «per i quali il nuovo anno accademico segnerà una tappa della fase decisiva di formazione scientifica e professionale», e ai docenti, «chiamati a una rinnovata dedizione nel delicato ruolo formativo delle nuove generazioni», l’arcivescovo ha infine invitato allievi e professori «a collaborare affinché l’università sia ciò che deve essere, cioè “cattolica”. La “cattolicità” della comunità accademica e del lavoro universitario — ha concluso — consiste in un impegno appassionato di riflessione sull’intera realtà alla luce del mistero di Cristo, da cui dipende l’elaborazione di una cultura cristiana aperta alla comprensione di tutti».

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