Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Una crisi divenuta globale

· Le minacce alla libertà religiosa ·

Da quando, nel 2012, ho assunto il mio incarico come ministro del Regno Unito per la Fede e le Comunità, ho fatto della questione della libertà di religione una priorità personale. La minaccia alla libertà religiosa è, secondo me, diventata una crisi globale. Di conseguenza, il Governo del Regno Unito ne ha fatto una grande priorità del suo impegno a favore dei diritti umani e, in generale, ha dimostrato di comprendere l’enorme importanza della religione sia all’interno del Paese, sia all’estero.

Una dimostrazione di tale impegno si è avuta quando, quasi due anni fa, ho guidato quella che è stata in assoluto la delegazione ministeriale più grande del Regno Unito presso la Santa Sede. Il mio discorso alla Pontificia Accademia Ecclesiastica si è incentrato sulla necessità che le persone si sentano più forti nella loro identità religiosa, più sicure nel loro credo, per riconoscere che accettare e perfino difendere la fede dell’altro non sminuisce la propria. Viste le difficoltà costanti dei cristiani in Medio Oriente e oltre, tale discorso ha assunto ancora più importanza e la necessità di ascoltarlo si è fatta più urgente.

La tragica ironia insita di questa persecuzione — persecuzione che comporta ostracismo, discriminazione, ingiurie, conversione forzata, tortura e perfino assassinio — è che si svolge proprio nella regione in cui il cristianesimo ha le sue radici. Talvolta questi episodi sono esempi di punizione collettiva: le minoranze cristiane vengono colpite in risposta a fatti avvenuti a molti chilometri di distanza. Altre volte il cristiano è semplicemente un comodo capro espiatorio. Quello che sta accadendo non è accettabile.

Il Governo del Regno Unito è impegnato a contrastare queste persecuzioni, e ciò esige un consenso politico internazionale. A tal fine, lo scorso settembre a New York ho convocato un secondo incontro di leader internazionali per discutere su che cosa possono fare di più i politici per promuovere la libertà di religione e di credo e per combattere l’intolleranza religiosa nelle nostre società.

A febbraio ho incontrato il patriarca greco-ortodosso di Alessandria, Theodoros ii, e a ottobre il patriarca cattolico Gregorios iii Laham, per discutere delle difficoltà dei cristiani in Siria e spiegando la disponibilità a far sentire la nostra voce a nome di tutti coloro che vengono presi di mira per la loro fede.

In tutto ciò, ritengo che dovremmo affermare un punto molto importante: la libertà religiosa non è solo una cosa buona in se stessa, ma lo è anche perché le economie e le società progrediscano e prosperino. È stata questa la base del mio discorso alla Georgetown University lo scorso anno, quando ho sostenuto che dobbiamo fare appello sia agli obblighi morali degli Stati, dei gruppi e degli individui, sia al loro desiderio di prosperità.

Così facendo, dobbiamo assicurarci che il nostro atteggiamento non sia a sua volta settario. Cristiani che difendono cristiani, musulmani che difendono musulmani: questo non porrà fine alla crescente ondata di persecuzione religiosa. Abbiamo invece bisogno di una risposta interconfessionale al problema. Sarà questo il tema centrale di una conferenza internazionale, la prima del suo genere, che ospiterò nel 2014. Come ha detto Papa Francesco nella Evangelii gaudium, il «dialogo interreligioso è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani, come per le altre comunità religiose». La storia c’insegna che abbiamo sconfitto l’intolleranza e l’odio solo quando ci siamo uniti tutti, qualunque fosse la causa. Le comunità maggioritarie devono difendere le minoranze. È dunque questo il nostro atteggiamento: non settario.

Bisogna promuovere i benefici del pluralismo religioso; dimostrare che accettare e coesistere con un’altra fede non significa affatto sminuire la nostra, ma è, in effetti, la dimostrazione più potente della certezza della nostra fede.

di Sayeeda Warsi, Baronessa, ministro britannico per la Fede e le Comunità

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE