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Per una crescita sostenibile

· Economia circolare e salvaguardia dell’ambiente ·

«L’economia lineare — produzione, consumo e smaltimento — sta diventando un’opzione sempre più insostenibile, in quanto sottopone l’ambiente a un costante degrado, dato dal saccheggio delle risorse e dall’aumento dei rifiuti prodotti». Ad affermarlo è il fisico Vittorio Prodi, già membro della Commissione ambiente del parlamento europeo. In quest’intervista concessa alla rivista «Aggiornamenti sociali» (Vol. 67, n. 10, pp. 664-669) di cui pubblichiamo ampi stralci, Prodi spiega come l’economia circolare possa diventare un’opzione rilevante per risparmiare le risorse naturali del pianeta.

Se c’è qualcosa che la natura indica perentoriamente, è il senso del limite, prima di tutto quello delle risorse naturali, poi quello della terra nell’accogliere e metabolizzare i rifiuti. In quale modo l’economia può assumere questi limiti, orientandosi verso una crescita sostenibile?
Finora l’economia ha funzionato secondo il modello lineare di «produzione — consumo — smaltimento», dove ogni prodotto è inesorabilmente destinato ad arrivare a fine vita. Tuttavia l’economia lineare sta diventando un’opzione sempre più insostenibile, in quanto sottopone l’ambiente a un costante degrado, dato dal saccheggio delle risorse e dall’aumento dei rifiuti prodotti. È giunto quindi il momento di porre in essere azioni volte alla prevenzione, al riciclaggio e alla lotta allo spreco, in modo che l’attenzione si sposti gradualmente sul recupero dei materiali e dei prodotti esistenti, in quanto il rifiuto può essere trasformato in una risorsa. Si può così passare da un’economia di tipo lineare a un altro modello, l’economia circolare, che risponde in pieno alla necessità di una crescita sostenibile. In questa ottica, infatti, il rifiuto da scarto diventa risorsa in grado di concorrere al rilancio dell’economia e alla creazione di nuovi posti di lavoro.Con l’idea della durata, del riutilizzo e del riciclaggio si potranno sviluppare modelli imprenditoriali alternativi e scoprire nuovi mercati, passando dalla centralità dei prodotti a quella dei servizi.
Le energie rinnovabili possono fare molto oggi nella transizione energetica. Quali sono secondo lei le più promettenti?

Ciascun territorio è chiamato a essere attento in modo particolare alle risorse maggiormente valorizzabili di cui dispone, mettendole in sinergia con l’intero sistema. A tal fine rivestono un ruolo importante le biomasse, come i residui agricoli e forestali e le colture energetiche dedicate in suoli contaminati, che sfruttano la capacità che hanno alcune piante, come cardo e ginestra, di assorbire gli inquinanti del suolo, un sistema noto come fitodepurazione del suolo. Si pensi che alcune essenze di pioppo hanno un assorbimento radicale di cento litri di acqua al giorno, che coinvolge anche la contaminazione in soluzione, che in questo modo viene fissata nella pianta. La biomassa ottenuta potrebbe essere utilizzata per la produzione di energia. La contaminazione del suolo si può dimezzare ogni due/quattro anni. Il trattamento di gassificazione può distruggere la contaminazione se questa è organica, o concentrarla nelle ceneri, con maggiore possibilità di confinamento, se è da elementi tossici. Così si possono riconsegnare all’agricoltura terreni ora non disponibili per la produzione di derrate o mangimi. Per inciso, perché non vincolare l’urbanizzazione di territori al recupero di questi terreni inquinati?

di Chiara Tintori

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16 dicembre 2017

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