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Una costruzione dal basso

«Esiste un evento cardine nella vita ecclesiale protestante delle donne latinoamericane rispetto ai dibattiti teologici, all’esegesi e al contesto del momento. Sono passati trentacinque anni e l’ordinazione delle donne al ministero pastorale nella Chiesa evangelica luterana unita in Argentina e Uruguay è un tema che oggi, riflettendo a distanza, è completamente interiorizzato e accettato da tutto il sinodo». Lo sostiene la pastora Andrea Linqvist, che, insieme a quaranta delegati, tra laici e chierici, ha partecipato alla storica assemblea dove si giunse alla conclusione che «non c’era impedimento alcuno all’ordinazione di donne al ministero della parola e dei sacramenti». «Io ero delegata della congregazione La Cruz de Cristo», ricorda. «Nelle riunioni i dibattiti molto spesso poggiavano sul fatto che le sacre Scritture non menzionavano esplicitamente il tema. Dopo diverse riunioni, la commissione, di cui facevo parte insieme al pastore Lisando Orlov e molti altri, elaborò una risoluzione. Fui designata a presentarla all’assemblea, dove alla fine la proposta prevalse», ha aggiunto Linqvist. «All’inizio magari alcune comunità si mostrarono più restie ad accogliere una donna pastora. All’epoca, però, non c’erano neppure tante candidate; e pian piano quella resistenza, più al cambiamento che alle persone, scomparve».

Antonio Berni, «Manifestazione» (particolare)

La questione dell’identità femminile e del ruolo della donna nella Chiesa è un tema che ha occupato, e tuttora occupa, molte scrittrici, intellettuali laici e religiosi. In un continente sempre più plurale e culturalmente diverso, in cui convivono molte etnie, religioni e stili di vita differenti, le visioni parziali diventano parti del tutto che si integrano, invece di escludersi. Le Chiese protestanti sono numerose, autonome e molto diverse, per cui è impossibile presentare un quadro dettagliato della situazione in ciascuna di esse, neanche se si considerano le grandi tradizioni — luterana, calvinista, metodista — nel complesso, poiché anche al loro interno sussistono differenze. Al massimo si può offrire una visione generale che inevitabilmente esclude tutte le situazioni particolari e i casi eccezionali. Al di là dei numeri, una delle caratteristiche che marca la distanza tra la Chiesa cattolica e quella protestante è che quest’ultima riconosce l’esercizio da parte delle donne di tutte le funzioni e gli incarichi religiosi all’interno della Chiesa. Ciò significa che la donna può essere ordinata pastora e presiedere la riunione di pastori e pastore per l’adozione di decisioni organizzative. La maggior parte delle Chiese evangeliche permette l’attività pastorale delle donne, attribuendo loro uguali diritti e uguali funzioni. Ciò apre un intenso dibattito sul ruolo della donna come responsabile del culto e questo crea una netta differenza con la Chiesa cattolica. Tuttavia la percentuale di donne pastore nei paesi latinoamericani è molto bassa, a differenza di quanto accade in Germania o in Svizzera. Un fenomeno di attività pastorale femminile collaterale si presenta nei cosiddetti pastorati matrimoniali. In questo caso, sempre più frequente, anche se quasi soltanto nelle Chiese evangeliche non tradizionali, si dice che entrambi i coniugi condividono il mandato ministeriale. Dato che non sempre il ruolo della donna pastora supera l’“aiuto idoneo” del pastore principale nei modelli tradizionali, non è chiaro se si tratta di un ordinamento pastorale femminile o semplicemente di un “maquillage familiare” di modelli tradizionalmente noti. Personalmente ritengo più vicina alla realtà ecclesiale la seconda ipotesi.

La lotta della donna per aprirsi uno spazio di uguaglianza nell’universo protestante è stata costante, non solo in Europa, dove il protestantesimo ha una storia consolidata e incardinata socialmente, ma anche in America latina, dove la presenza protestante, meno radicata storicamente del cattolicesimo, sta crescendo in modo straordinario. In poco meno di due secoli, il protestantesimo latinoamericano da un pugno di credenti socialmente insignificante si è trasformato in una fede religiosa che riunisce milioni di membri. Da credenza “strana”, o vista come straniera, è diventata un’espressione ben consolidata e specifica delle molteplici forme dell’essere latinoamericano. Tra le diverse famiglie ecclesiastiche, le Chiese pentecostali sono il ramo evangelico con la maggiore crescita in America latina, giungendo a rappresentare il 75 per cento dei protestanti latinoamericani. La popolazione attuale si avvicina ai 600 milioni, di cui il 20 per cento sarebbero evangelici, ossia circa 120 milioni.

Giovani studentesse dell’Instituto Evangélico Americano de Caseros(Buenos Aires)

Un filo conduttore nelle donne protestanti latinoamericane è la visione, e la relazione, tra il globale e il locale, che è diventata un linguaggio comune come parte della prospettiva della globalizzazione. Un porsi esterni rispetto al globale, che ci coinvolge ma senza darci possibilità di partecipare o agire al suo interno, porta a valorizzare di più il locale, dove si rafforzano le identità e i valori specifici e si contestualizzano linguaggi e azioni. Alle donne protestanti latinoamericane il processo non è risultato semplice; in ambiti protestanti europei, le donne sono riuscite ad abbattere muri di discriminazione e a imporre una rilettura dei testi paolini con i quali è stata giustificata storicamente la loro discriminazione, escludendo la donna da qualsiasi posizione ecclesiastica e approfondendo teologicamente il principio riformato della libertà individuale, il cui postulato, non senza una certa resistenza, ha finito coll’essere accettato anche dalle donne stesse. La Chiesa metodista argentina è stata la prima in Sudamerica a scegliere una donna come vescovo. La pastora Nelly Ritchi è stata ordinata nel 2001 e ha esercitato le sue funzioni fino al 2009. «La promozione della Bibbia è un obiettivo per cui i cristiani possono lavorare in stretta unione a gloria di Dio e per il bene di tutta la famiglia umana» ha affermato nel 2007 la metodista Nelly Ritchie, vescovo, guardando negli occhi l’arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, accompagnato dai suoi vescovi ausiliari, Joaquín Sucunza, Eduardo García, Oscar Ojea e Mario Poli, che avevano partecipato alla celebrazione annuale della giornata nazionale della Bibbia nella Chiesa metodista centrale argentina. «Quante volte noi cristiani — si è rammaricato il cardinale Bergoglio nel prendere la parola — perdiamo la capacità di stupirci perché sappiamo già tutto», e così «perdiamo la capacità di sentirci accarezzati dalla tenerezza della parola, che è puro dono, pura grazia».

Il dialogo con i cristiani di altre confessioni è uno dei fili che lega l’importante ruolo delle donne protestanti. Ma in America latina le sfide della post-modernità hanno imposto la seguente domanda: «Come evangelizzare in un mondo di poveri?» I protestanti scoprono nella povertà una sfida centrale per la fede. E il modo in cui si risponde a questa sfida si colloca al centro del messaggio di salvezza, al di là dell’appartenenza o meno alla Chiesa. La donna protestante latinoamericana porta nella Chiesa le sue storie brevi, la sua vicinanza alla vita quotidiana della gente, la sua capacità di dare un senso agli spazi limitati in cui si può muovere, agli orizzonti ridotti in cui può progettare. Le porta nella comunità, nel quartiere povero, nella famiglia in difficoltà, dando risposte rapide e una sensazione di sicurezza, nell’immagine di un Dio vicino e accessibile a tutti, nel suo adeguarsi alle nuove condizioni del mercato, nel suo soddisfare i bisogni affettivi e spirituali delle persone in una situazione di profondo cambiamento, cercando di creare nuove identità per ricostruire il tessuto sociale. È un lavoro di fede che nasce dal povero: la frugalità, il digiuno e l’astinenza sono condizioni di oppressione in una cultura che vive nella fame. È la costruzione “dal basso” che configura un cammino femminile in comune delle Chiese in un continente che accoglie quasi la metà dei cattolici del mondo e che è il cuore del pentecostalismo mondiale.

di Marcelo Figueroa

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08 dicembre 2019

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