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Una corsia preferenziale per i poveri

· Il Papa a pranzo con i senza fissa dimora nel centenario della nascita di madre Teresa di Calcutta ·

Storie di sofferenza e riscatto

Li chiamano barboni, vagabondi, sbandati, senza fissa dimora. Per chi ha raccolto l'eredità spirituale di madre Teresa di Calcutta sono semplicemente uomini e donne nei quali riconoscere il volto di Cristo. Per questo le missionarie e i missionari della carità continuano a prendersi quotidianamente cura di loro in modo umile, discreto e nascosto. Come segno di gratitudine per questo servizio, nel centenario della nascita della fondatrice (1910-1997), Benedetto XVI ha voluto trascorrere la festa della santa Famiglia di Nazareth con oltre duecentocinquanta poveri assistiti nelle sette case romane delle religiose con il sari bianco orlato di blu. L'appuntamento era fissato dopo la preghiera dell'Angelus domenicale, in Vaticano. Nell'atrio dell'Aula Paolo VI sono state le stesse suore a servire a tavola il pranzo di Natale, come fanno tradizionalmente ogni 26 dicembre in tutte le loro comunità.

Oltre sessanta tra novizie e postulanti si sono occupate della distribuzione dei pasti. Con loro la superiora generale, suor Mary Prema, e un centinaio di consorelle, tra le quali anche alcune contemplative. Gli ospiti provenivano dai vari punti della città in cui sono sparse le strutture di accoglienza: Dono di Maria in Vaticano, San Gregorio al Celio, Nomentana, Tor Bella Monaca, Primavalle, Casilina, Acilia. Presenti anche sacerdoti, fratelli e seminaristi dei due rami maschili, guidati dal cofondatore e superiore dei contemplativi, Sebastian Vazhakala, e dal superiore dei missionari della carità e postulatore della causa della beata Teresa di Calcutta, Brian Kolodiejchuk.

Il Papa — accompagnato dall'arcivescovo Harvey, prefetto della Casa Pontificia, dal vescovo De Nicolò, reggente della Prefettura, dai monsignori Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, e Xuereb, della segreteria particolare, e dal medico personale Polisca — è stato accolto al suo arrivo da canti natalizi, mentre i tre superiori religiosi gli offrivano dei doni. Rinnovando un'antica consuetudine indiana, suor Mary ha posto sulle spalle del Pontefice una ghirlanda di fiori bianchi e gialli. Successivamente alcuni ospiti hanno inscenato una rappresentazione della Natività.

Prima di raggiungere il suo posto Benedetto XVI è passato tra gli invitati e si è soffermato a lungo con loro. A tavola accanto a lui erano seduti i tre superiori e quattordici ospiti. Alla sua sinistra c'era lo svizzero Gerard, alla destra Maria Efesia, della casa di via Nomentana. Ciascuno ha potuto scambiare con il Papa qualche parola, raccontargli la propria vicenda. Storie quasi sempre di sofferenza, ma anche di riscatto e di speranza. Come quella di Steve Michael, haitiano sulla sedia a rotelle, che ha trovato ospitalità nella casa del Celio. Dalla vicinissima Dono di Maria provenivano le italiane Nicoletta e Francesca, l'ivoriana Corinne e l'etiope Abdulah, un musulmano che mangia regolarmente alla stessa mensa. Dal dormitorio di via Rattazzi il gabonese François Dimitri, il quale si sta preparando a ricevere il battesimo; dalla casa di Primavalle, Soumyamal, giovane donna indiana in attesa di un bambino. Altri ospiti al tavolo del Papa, l'anziana Anna della casa di Tor Bella Monaca e tre assistiti di Casa Serena, gestita al Prenestino dai fratelli contemplativi. Tra loro il cinese He Qing Bo.

Al termine del pranzo, prima del discorso del Pontefice, la superiora generale e un ospite hanno manifestato, a nome dei presenti, la gioia per il momento vissuto. «Questo è per noi — ha detto suor Prema — un momento di festa particolarmente bello. Oggi, essere qui nel cuore della Chiesa, con tutti i nostri ospiti e con Lei, ci riempie il cuore di tanta gioia. Due settimane fa — ha ricordato la religiosa — parlando della nostra madre, Lei ha detto che la beata Teresa di Calcutta ha dato tanta luce alle persone: noi le chiediamo una benedizione particolare, affinché noi, oggi, possiamo diventare luce per coloro che ancora vivono nell'oscurità. Vogliamo dirle — ha aggiunto — grazie di tutto cuore per essere l'espressione trasparente dell'amore di Dio nel mondo di oggi. Noi le vogliamo molto bene e assicuriamo le nostre preghiere quotidiane per lei — ha concluso — e per tutte le sue intenzioni». Le ha fatto eco il milanese Giuseppe Fiora. «È una grande gioia per noi — ha detto — poter condividere questo momento di festa con lei. Grazie di cuore per la sua accoglienza. Ci sentiamo davvero raccolti nel suo abbraccio di padre». (gianluca biccini)

«La sua figura piccola, con le mani giunte o mentre accarezzava un malato, un lebbroso, un moribondo, un bimbo, è il segno visibile di un'esistenza trasformata da Dio». Così il Papa ha ricordato la beata Teresa di Calcutta nel centenario della nascita, al termine del pranzo offerto domenica 26 dicembre, nell'atrio dell'Aula Paolo VI, ai poveri assistiti nelle comunità romane delle missionarie della carità.


Cari amici,

sono molto contento di essere oggi con voi e rivolgo il mio cordiale saluto alla Reverenda Madre Generale delle Missionarie della Carità, ai Sacerdoti, alle Suore, ai Fratelli contemplativi e a tutti voi presenti per vivere insieme questo momento fraterno.

La luce del Natale del Signore riempie i nostri cuori della gioia e della pace annunciata dagli Angeli ai pastori di Betlemme: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» ( Lc 2, 14). Il Bambino che vediamo nella grotta è Dio stesso che si è fatto uomo, per mostrarci quanto ci vuole bene, quanto ci ama: Dio è diventato uno di noi, per farsi vicino a ciascuno, per vincere il male, per liberarci dal peccato, per darci speranza, per dirci che non siamo mai soli. Noi possiamo sempre rivolgerci a Lui, senza paura, chiamandolo Padre, sicuri che in ogni momento, in ogni situazione della vita, anche nelle più difficili, Egli non ci dimentica. Dobbiamo dirci più spesso: Sì, Dio si prende cura proprio di me, mi vuole bene, Gesù è nato anche per me; devo avere sempre fiducia in Lui.

Cari fratelli e sorelle, lasciamo che la luce del Bambino Gesù, del Figlio di Dio fatto uomo illumini la nostra vita per trasformarla in luce, come vediamo in modo speciale nella vita dei santi. Penso alla testimonianza della beata Teresa di Calcutta, un riflesso della luce dell'amore di Dio. Celebrare 100 anni dalla sua nascita è motivo di gratitudine e di riflessione per un rinnovato e gioioso impegno al servizio del Signore e dei fratelli, specialmente dei più bisognosi. Il Signore stesso voleva essere bisognoso, come sappiamo. Care Suore, cari Sacerdoti e Fratelli, cari amici del personale, la carità è la forza che cambia il mondo, perché Dio è amore (cfr. 1 Gv 4, 7-9). La beata Teresa di Calcutta ha vissuto la carità verso tutti senza distinzione, ma con una preferenza per i più poveri e abbandonati: un segno luminoso della paternità e della bontà di Dio. Ha saputo riconoscere in ognuno il volto di Cristo, da Lei amato con tutta se stessa: il Cristo che adorava e riceveva nell'Eucaristia continuava ad incontrarLo per le strade e per le vie della città, diventando «immagine» viva di Gesù che versa sulle ferite dell'uomo la grazia dell'amore misericordioso. A chi si domanda perché Madre Teresa sia diventata così famosa, la risposta è semplice: perché è vissuta in modo umile e nascosto, per amore e nell'amore di Dio. Ella stessa affermava che il suo più grande premio era amare Gesù e servirlo nei poveri. La sua figura piccola, con le mani giunte o mentre accarezzava un malato, un lebbroso, un moribondo, un bimbo, è il segno visibile di un'esistenza trasformata da Dio. Nella notte del dolore umano ha fatto risplendere la luce dell'Amore divino e ha aiutato tanti cuori a trovare quella pace che solo Dio può donare.

Ringraziamo il Signore, perché nella beata Teresa di Calcutta tutti abbiamo visto come la nostra esistenza può cambiare quando incontra Gesù; può diventare per gli altri riflesso della luce di Dio. A tanti uomini e donne, in situazioni di miseria e di sofferenza, Ella ha donato la consolazione e la certezza che Dio non abbandona nessuno, mai! La sua missione continua attraverso quanti, qui come in altre parti del mondo, vivono il suo carisma di essere missionari e missionarie della Carità. La nostra gratitudine è grande, care Sorelle, cari Fratelli, per la vostra presenza umile, discreta, nascosta agli occhi degli uomini, ma straordinaria e preziosa per il cuore di Dio. All'uomo spesso in ricerca di felicità illusorie, la vostra testimonianza di vita dice dove si trova la vera gioia: nel condividere, nel donare, nell'amare con la stessa gratuità di Dio che rompe la logica dell'egoismo umano.

Cari amici! Sappiate che il Papa vi vuole bene, vi porta nel cuore, vi raccoglie tutti in un abbraccio paterno e prega per voi. Tanti auguri! Grazie per aver voluto condividere la gioia di questi giorni di festa. Invoco la materna protezione della Santa Famiglia di Nazareth che oggi celebriamo — Gesù, Maria e Giuseppe — e benedico voi tutti e i vostri cari.

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