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Una comunità di periferia aperta alla condivisione

· Domenica Benedetto XVI in visita alla parrocchia romana di San Giovanni della Croce a Colle Salario ·

Roma comunità aperta: è una realtà popolare, crocevia di umanità vera dove si completano a vicenda esperienze spirituali diverse, la parrocchia di San Giovanni della Croce a Colle Salario, nel quadrante periferico nord della città, che domenica 7 marzo accoglierà Benedetto XVI in visita pastorale.

La comunità è letteralmente la casa di Dio tra le case, non certo di lusso, degli uomini. Anzi, per dodici anni, fino al 2001, è stato un negozio di 185 metri quadrati, con tanto di insegna luminosa, a far da chiesa, canonica e aula di catechismo. Ma quello stanzone era già una casa che faceva sentire una famiglia. È proprio lo stare in mezzo alla gente, con una pastorale sui marciapiedi, ad aver suscitato uno spirito di unità e di condivisione. «Fin dal primo giorno, ventuno anni fa, siamo stati davvero come una grande famiglia, ci siamo sentiti subito comunità» dice don Enrico Gemma, 68 anni, parroco fondatore, che da giovane ha vissuto l'esperienza del Carmelo così intensamente da ottenere che la parrocchia fosse dedicata a san Giovanni della Croce. È grazie a lui che oggi c'è un pezzo di Carmelo a Castel Giubileo.

Per il parroco la visita del Papa «è un regalo dal cielo». L'appuntamento è per la messa alle 9.30. Per chi non troverà posto in chiesa ci sarà un maxi-schermo nel salone parrocchiale, chiamato familiarmente «la casa».

Don Gemma, che per 12 anni ha alzato la saracinesca della sua chiesa-negozio, ha visto nascere il quartiere che è ancora in forte espansione, con tutti i problemi di ogni periferia dove la crisi economica si fa sentire di più e cassa integrazione e disoccupazione sono la normalità. «L'esperienza di quei primi anni — riconosce — rimane fondamentale per la comunità. Ha segnato uno stile di vita che tuttora ci contraddistingue. Mentre il quartiere era ancora in costruzione si andava formando anche il primo nucleo della comunità. Favoriti dall'essere privi di strutture, di programmi e di tradizioni, abbiamo fatto una forte esperienza della Parola di Dio».

L'abitudine all'essenziale, a rapporti umani diretti, non ha fatto sentire appagata la comunità nel passaggio dallo spazio arrangiato alla nuova chiesa. «Una volta entrati nel nuovo e grande complesso parrocchiale — ricorda — la vita è come esplosa in molteplici forme di attività e di partecipazione». La «Chiesa di persone» ha fatto buon uso della «chiesa di mattoni». Così «ora gli ambiti della liturgia, della catechesi e della carità sono articolati in efficienti programmi pastorali» e «proprio quest'anno sono oggetto della provvidenziale verifica che è in atto nella diocesi di Roma».

«Le celebrazioni domenicali — racconta — sono abbastanza partecipate e ciascuna è animata, a turno, dai gruppi e dai movimenti». Il risultato è che «la partecipazione dei fedeli è più consapevole e attiva». La catechesi dell'iniziazione cristiana, insieme all'oratorio, coinvolge 400 bambini e ragazzi, tra gli 8 e 15 anni, seguiti da settanta catechisti e animatori. Inoltre 60 giovani «sono impegnati nei vari cammini spirituali» mentre la preparazione dei fidanzati al matrimonio (35 coppie ogni anno) e dei genitori al battesimo dei propri figli (70 all'anno) sono «preziose occasioni per far riscoprire un volto di Chiesa che molti di loro non conoscevano».

La pastorale a San Giovanni della Croce è per forza di cose «giovanile», considerata l'età media dei residenti nel territorio. Le famiglie sono 3.300 — circa 16.000 gli abitanti — ma presto se ne aggiungeranno altre mille, «a mano a mano che vengono ultimate le nuove costruzioni». Per la maggior parte sono famiglie giovani, con figli ancora in età scolastica. «Un quarto della popolazione risiede nelle case popolari e non mancano tante situazioni di povertà e disagio» a cui la parrocchia risponde con la Caritas che «assiste oltre 80 famiglie in difficoltà».

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