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Una colossale
tragedia umanitaria

· ​Dall’Unhcr i drammatici dati sui sette anni di conflitto in Siria ·

«Una colossale tragedia umanitaria». Così l’Unhcr ha definito la crisi in Siria, un conflitto che proprio questo mese giunge al suo settimo, sconfortante anniversario. «Per il bene di chi è ancora vivo, è giunto il momento di porre fine a questo conflitto devastante. Non ci sono vincitori chiari in questa insensata ricerca di una soluzione militare. Ma è chiaro chi ha perso: l’intero popolo siriano» ha dichiarato ieri, in un comunicato, Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. I numeri bastano a tracciare una fotografia esatta della portata della tragedia. Sette anni di combattimenti — riporta sempre l’Unhcr nell’ultimo bilancio diffuso, quello più aggiornato — hanno provocato centinaia di migliaia di vittime, indotto sei milioni di persone a fuggire dalle proprie case in Siria e costretto oltre cinque milioni di rifugiati a cercare sicurezza nei paesi limitrofi della regione. Le condizioni affrontate dai civili in Siria non sono mai state così gravi, con almeno il 69 per cento che langue in condizioni di estrema povertà. E in questo quadro, gli aiuti umanitari stentano ad arrivare. La tragedia che si sta consumando nel Ghouta orientale, sobborgo alle porte di Damasco sotto assedio dell’esercito, è solo l’ultimo capitolo di questo terribile conflitto. Tra il 18 febbraio e il 3 marzo bombardamenti e combattimenti hanno causato mille morti e più di quattromila feriti: in media 344 feriti e 71 morti ogni giorno, sette giorni su sette, per due settimane di seguito. Questi dati sono stati forniti ieri dall’ong Medici senza frontiere, che lavora a stretto contatto con dieci strutture ospedaliere nell’area. Inoltre, due di queste strutture non hanno ancora inviato i loro dati, quindi i numeri sono destinati a salire.

Ieri nel Ghouta è arrivato il primo convoglio umanitario dell’Onu, grazie alla tregua di cinque ore decisa dalla Russia. Sono stati assistiti almeno 12000 civili. Nel frattempo vanno avanti anche le operazioni militari nella regione di Afrin, al confine con la Turchia.

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18 marzo 2019

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