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Una città
invasa dai giovani

· L’arrivo di Papa Francesco a Panamá ·

L’arrivo di Papa Francesco in occasione della XXXIV Giornata mondiale della gioventù ha letteralmente paralizzato mercoledì 23 la città di Panamá. Per il Pontefice sarà una visita di cinque giorni altamente simbolica, in un paese che lo ha acclamato con gioia durante il suo primo contatto con la popolazione. Nella più giovane tra le repubbliche centroamericane, l’aereo su cui viaggiava Francesco con il suo seguito è atterrato all’aeroporto internazionale di Tocumen con quindici minuti di anticipo, alle quattro e un quarto di pomeriggio, e da quel momento in ogni angolo della metropoli si è scatenata un’enorme festa.

Il Pontefice ha trovato una città completamente invasa dai giovani. Negli ultimi giorni infatti Panamá è stata meta dell’incessante andirivieni di migliaia e migliaia di pellegrini, giunti da ogni parte del mondo. E ora la loro gioia e la loro emozione sono giunte al culmine, come preludio alle intense giornate che li attendono.

Prima di arrivare in terra panamense, a bordo dell’aereo papale, poco dopo il decollo, Francesco si è rivolto ai 72 giornalisti internazionali che lo accompagnavano, per dedicare loro qualche parola. Durante i saluti monsignor Mauricio Rueda Beltz ha presentato il direttore “ad interim” della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, al primo viaggio in questa veste. «Si attraversa di nuovo l’Atlantico, Santo Padre — ha detto Gisotti —, proprio come in occasione del suo primo viaggio internazionale per una Giornata mondiale della gioventù», quella del 2013 in Brasile. Da parte sua il Papa molto commosso ha chiesto un minuto di silenzio per il giornalista russo Alexi Bukalov, storico corrispondente della agenzia russa Tass, recentemente scomparso.

Dopo aver parlato al microfono ai giornalisti presenti, il Pontefice ha percorso senza fretta per più di quarantacinque minuti il corridoio dell’aereo per salutare personalmente ogni passeggero, ricevendo richieste di preghiere per i malati, lettere e doni, disegni dei bambini e anche un rosario.

Si tratta di un viaggio importante anche perché Francesco è il secondo Papa che visita Panamá; il primo fu san Giovanni Paolo II, nel 1983, oltre trentacinque anni fa.

Malgrado la distanza fisica che separa Roma dalla Giornata dei giovani di Panamá sia di ben 9500 chilometri, il percorso sinodale intrapreso dalla Chiesa due anni fa e le successive tre settimane di scambi di opinioni durante il Sinodo dei vescovi dell’ottobre scorso — con la partecipazione di 267 vescovi e di sacerdoti di tutto il mondo — hanno avuto il merito di accorciare le distanze emotive con le nuove generazioni. Ascoltare e accompagnare i giovani nel loro percorso sono due obiettivi ormai raggiunti. Questa è la terza Giornata mondiale della gioventù per Francesco da quando è stato eletto Papa. La sua popolarità tra le nuove generazioni si è resa evidente non appena è atterrato a Panamá: i giovani hanno stabilito un contatto con il Pontefice fin dal primo istante.

Poco dopo l’atterraggio, il Papa è sceso dalla scaletta anteriore dell’aereo, ai piedi del quale lo attendeva il presidente Juan Carlos Varela, con la consorte Lorena Castillo. Entrambi hanno accolto il Pontefice stringendogli la mano. Le campane della cattedrale di Santa María la Antigua, che risuonavano dalla parte vecchia della città, hanno accompagnato insieme alle note della banda militare i sorrisi di Francesco, del capo dello Stato e della sua consorte sul tappeto rosso.

Varela, in completo scuro, e Castillo, con abito chiaro, hanno accompagnato il Papa fino al cospetto di tre bambini che gli hanno consegnato un cofanetto contenente fiori provenienti da quattro province territoriali perché li benedicesse. Dopo la foto di rito e gli inni è arrivato il momento della presentazione delle delegazioni.

Il Papa ha assistito alla dimostrazione di due gruppi folkloristici che, per salutarlo, hanno ballato danze tipiche panamensi, fra cui il celebre tamborito, l’espressione più nota della tradizione locale.

Poco più tardi, con un fuori programma, il Pontefice ha abbandonato il tappeto rosso per avvicinarsi alle tribune sistemate lungo la pista di atterraggio e affollate di autorità, fedeli e giornalisti. Lì ha baciato un bambino malato sorretto tra le braccia da un uomo. Una volta conclusi i saluti, Francesco è salito a bordo della papamobile per un percorso di 28 chilometri in direzione della nunziatura apostolica. Durante il tragitto si è dipanata una calda dimostrazione di fervore e affetto da parte della popolazione, completamente riversata sulle strade per salutarlo. Al grido di «Francisco, Francisco» e «Viva il Papa Francisco!» e intonando canti religiosi, decine di migliaia di persone hanno dato al Papa un emozionante benvenuto nelle vie di Panamá.

Quasi trentadue anni dopo la Gmg di Buenos Aires del 1987 — la prima celebrata fuori Roma — e sei anni dopo quella brasiliana di Rio de Janeiro, questo fondamentale incontro tra i giovani cattolici di tutto il mondo è tornato in America latina. In tale occasione, a tirarsi a lucido per ospitare l’appuntamento è stata la città panamense circondata dai Caraibi e dal Pacifico, e centinaia di migliaia di ragazzi, per la stragrande maggioranza latinoamericani, sono già in attesa di poter finalmente stringersi al Papa nella cerimonia di accoglienza e apertura della Gmg di giovedì pomeriggio, 24 gennaio.

Il “percorso di benvenuto” del Papa, cominciato al Terminal 2 dell’aeroporto internazionale di Tocumen, ha avuto inizio nel veicolo blindato che lo ha portato alla sede della Polizia nazionale. In seguito, Francesco è salito sulla papamobile per raggiungere la sede della nunziatura apostolica, sua residenza durante il soggiorno a Panamá. il Pontefice ha percorso il tragitto in mezzo a una valle punteggiata dalle luci provenienti dai cellulari di migliaia di panamensi che lo attendevano per strada. È quindi arrivato alla rappresentanza pontificia poco prima del tramonto, nel quartiere diplomatico di Clyton, dove ha ringraziato e salutato i presenti. Nell’atmosfera di festa che si è creata davanti alle porte dell’edificio, altri giovani in abiti tradizionali hanno ballato per il Papa.

dal nostro inviato Silvina Pérez

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19 marzo 2019

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