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Per una Chiesa amica dell’umanità

Tra pochi mesi Papa Francesco canonizzerà Paolo VI. È un evento ecclesiale di primaria importanza. Canonizzare Paolo VI è riaffermare la lettera e lo spirito del concilio Vaticano ii, perché Paolo VI fu il Papa del concilio. Il Papa che comprese il significato di quel concilio nella storia della Chiesa e seppe portarlo avanti con forza e misura fino alla fine.

Montini fu il primo Papa moderno. Senza sminuire nessun altro. Era un uomo della nuova era, capiva che la Chiesa doveva superare l’epoca degli scontri e delle condanne, il tempo dei lamenti e delle rivendicazioni.

Basta rileggere oggi con calma i suoi discorsi all’inizio e alla fine delle diverse sessioni conciliari per scoprire la geniale novità che volle promuovere con il grande evento del concilio.

Paolo VI seppe vedere nelle aspirazioni del mondo contemporaneo, più di una volta in contrasto con la Chiesa, la mano e i piani di Dio. Nella faticosa e dolorosa avventura dell’umanità, Paolo VI scopriva l’impronta di Dio e il soffio dello Spirito santo.

Per questo volle che la Chiesa di Gesù fosse una Chiesa amica dell’umanità, amica degli uomini del suo tempo, una Chiesa che vive e soffre con l’umanità, una Chiesa che celebra le conquiste e i trionfi della scienza e della tecnica, una Chiesa che sa interpretare le aspirazioni profonde delle persone e dei popoli, una Chiesa che ascolta, che dialoga, che chiarisce, che spiega e rettifica quando è necessario, una Chiesa, in definitiva, che sa soffrire pazientemente per difendere la verità e la giustizia nella vita degli uomini e nei rapporti tra i popoli.

Dall’epoca di Paolo VI, dentro e fuori la Chiesa, sono accadute molte cose. Dio ci ha dato altri Papi insigni, saggi e santi, che hanno apportato tante cose buone alla vita della Chiesa, sia nella dottrina sia nella vita pastorale.

Penso che ora, perlomeno in Spagna, siamo nel momento giusto per promuovere la riforma spirituale, istituzionale, pastorale e missionaria che cercava il concilio e che sognava Paolo VI. Papa Francesco è la guida scrupolosa e vicina dell’incontro missionario della Chiesa con il mondo contemporaneo che Paolo VI volle promuovere.

Dal cielo ci deve aiutare a creare pian piano la Chiesa del Vaticano ii. Una Chiesa umile, fraterna, servitrice del mondo nel nome di Gesù. Una Chiesa che non condanna nessuno, ma che si avvicina a tutti, che parla con tutti, che domanda e risponde, che chiarisce, che invita e propone, una Chiesa materna che ci aiuta tutti a trovare nella vita i cammini di Dio e della vera umanità.

Durante il suo pontificato, Paolo VI visse molto da vicino i problemi della nostra Chiesa e di tutta la nazione spagnola. Sono certo che avremo in lui un protettore potente per aiutarci a promuovere in Spagna una Chiesa rinnovata, una Chiesa ringiovanita, così come la sognava lui ai tempi del concilio, e una società finalmente riconciliata e pacifica, collaborativa, in cui i cittadini possano crescere in libertà e responsabilità, senza esclusioni né sospetti.

Con l’aiuto del Signore e del suo servo il Santo Padre Paolo VI, noi cristiani spagnoli dobbiamo promuovere, con anima, vita e cuore, la crescita di una Chiesa tratteggiata nei documenti del Vaticano II, una Chiesa vigorosa, formata da cristiani convertiti e convinti, disposti a vivere come membri di Gesù, figli di Dio e cittadini del cielo, in questo mondo.

Una Chiesa di cristiani devoti, gioiosi, generosi, amici di tutti, servitori di tutti, praticanti dell’amore effettivo di Gesù, cristiani senza orgoglio né avidità, sostenuti dalla speranza della vita eterna, impegnati davvero nella costruzione giornaliera e faticosa della città terrena, la casa comune, dove tutti troveremo un posto per vivere in pace mentre attenderemo la venuta del Signore.

di Fernando Sebastián Aguilar, Cardinale arcivescovo emerito di Pamplona y Tudela

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19 agosto 2019

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