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Per una chiara comprensione

· Papa Wojtyła e il mistero di Israele ·

Il card. George Cottier, non solo persona qualificata nel dialogo ebraico-cristiano ma sensibile anche ad ogni sfumatura teologica, scrive nella presentazione del libro di Jean Stern, Jean-Paul II et le mystère d’Israël (Parole et Silence, 2015, pp. 322, euro 27): «Siamo riconoscenti per questo contributo di primo piano sul pensiero del Magistero che concerne la relazione vitale che unisce il popolo ebraico e la Chiesa. Questa preoccupazione è particolarmente forte in Giovanni Paolo II fin dall’inizio del suo pontificato.

Giovanni Paolo II ad Auschwitz (7 giugno 1979)

I suoi interventi sono riuniti nel bel libro che ho la gioia di presentare». Infatti, nel corso del suo lungo pontificato, ben ventisette anni (1978-2005), Giovanni Paolo II ha continuato ad affrontare il mistero di Israele e a pronunciarsi in merito perché lo intuiva intrinseco al mistero stesso della Chiesa.

L’autore, missionario de La Salette, storico e teologo, è un testimone della furia della Shoah. A soli quindici anni, riuscì a sfuggire dalle grinfie delle SS e a non essere internato ad Auschwitz. Non così i suoi genitori di origine cecoslovacca, stabilitisi a Vienna, dove era nato il loro unico figlio, ma costretti a emigrare a Parigi, entrambi assassinati nei lager.

Jean Stern propone la sua ricerca suddivisa in tre parti: la prima e la seconda raccolgono gli atti e gli insegnamenti di san Giovanni Paolo II sul mistero d’Israele; la terza analizza le ragioni storiche intrecciate con le difficoltà e gli ostacoli che, nei secoli, hanno intralciato e impedito che questo mistero fosse percepito e letto partendo dalle Scritture e dalla Tradizione della Chiesa.

Vengono riportati i documenti del 1985 e 1998 della Commissione per le relazioni religiose con l’ebraismo e due annessi chiudono il volume: il pensiero teologico di san Gregorio Magno e la liturgia mariana del periodo successivo al Vaticano II.

Se si confrontano i luoghi, le date, le circostanze in cui il Papa si è espresso, non si può non rimanere stupiti dell’insistenza e della precisa intenzione di non perdere l’occasione per creare sempre nuove prospettive che abbattessero pregiudizi, malintesi e divenissero piattaforme per una chiara comprensione.

di Cristiana Dobner

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18 febbraio 2020

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