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Una cella lunga
1700 chilometri

«Da delinquente a pellegrina, da un quadrato di mondo visto da dietro le sbarre alle sconfinate prospettive di un cammino fisico interiore capace di convertire». Ecco la storia che Deborah, una giovane detenuta belga, ha raccontato al Papa: il suo modo di scontare la pena e trovare la strada per reintegrarsi nella società sono stati quei 1700 chilometri a piedi dal Belgio a piazza San Pietro, per incontrare Francesco.

La donna era accompagnata da Stéphanie Nosek, con tanto di supervisione del giudice. «Il metodo è ispirato al concetto cristiano, radicato nella tradizione medievale, di far vivere al detenuto un processo di conversione attraverso il pellegrinaggio, verso Santiago de Compostela o Roma. Ma è anche una forma molto moderna di misericordia»: così spiegano l’iniziativa i responsabili dell’associazione Oikoten che dal 1982 attua questo speciale programma di rieducazione coinvolgendo circa quindici giovani detenuti ogni anno. «È una vera sfida per provare qualcosa al mondo e a se stessi: rappresenta una possibilità di riflettere su passato e gettare le basi per il domani».

In piazza San Pietro il Pontefice ha incontrato una delegazione di «diplomazia popolare», composta da esponenti politici e religiosi e della cultura egiziana. «La nostra visita — spiegano — vuole essere un omaggio a Francesco, una figura per cui tutti noi proviamo un grande rispetto, e ha anche lo scopo di rafforzare i legami con l’Italia».

Particolarmente significativo poi l’incontro di Francesco con dieci sacerdoti ortodossi del patriarcato di Mosca, rappresentati di istituti teologici in Russia, Ucraina e Bielorussia, a Roma per una settimana — ospiti per la prima volta del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani — «per approfondire la conoscenza diretta della Santa Sede e visitare i luoghi santi». Dopo lo storico incontro tra il Papa e il patriarca Cirillo all’Avana — spiega il domenicano Hyacinthe Destivelle, officiale del dicastero — con la Chiesa ortodossa sono stati avviati diversi progetti culturali ecumenici. Tra questi c’è appunto «l’organizzazione di brevi ma intense viste di studio per sacerdoti invitati a conoscere la diverse realtà ecclesiali e spirituali». Di recente sono stati dieci giovani sacerdoti cattolici a recarsi a Mosca.

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18 ottobre 2019

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