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Per una casa comune
nel rispetto dei diritti

· Rapporto su migrazione e sviluppo di Caritas Belgio ·

Come e a quali condizioni i migranti possono contribuire alla loro realizzazione e allo sviluppo umano integrale nei rispettivi Paesi di destinazione e di origine: questo è l’interrogativo principale posto dal rapporto pubblicato recentemente dalla Caritas belga, dal titolo «Pensare la Casa comune - Migrazione e sviluppo in Belgio». Un documento elaborato con il sostegno del progetto europeo “Migration interconnectedness development” (Mind), un’iniziativa finanziata dall’Unione europea, la cui ideazione risale a un anno fa, che coinvolge undici Caritas nazionali europee e che mira a sensibilizzare la società civile e le istituzioni sul complesso legame esistente tra migrazione e sviluppo.

«I movimenti migratori rivestono molteplici aspetti e pongono spesso numerose sfide, sia per le persone recentemente entrate nel territorio, sia per la nostra società», spiega François Cornet, direttore della Caritas Internationalis a Bruxelles, ricordando che quest’ultima «accoglie migranti e rifugiati in Belgio da molti anni e li accompagna difendendo i loro diritti ad usufruire di servizi materiali, giuridici e sociali in Belgio così come nel loro Paese d’origine. Non siamo insensibili agli ostacoli ai quali i migranti sono chiamati a confrontarsi, ostacoli che assumono a volte i connotati dell’ingiustizia. Secondo noi — ha proseguito il responsabile dell’ente caritativo — è nostro compito denunciarli». Questo perché, «pur ammettendo che il fenomeno migratorio ponga delle sfide, non possiamo ignorarne il contributo di cui siamo ogni giorno testimoni. Che le migrazioni siano uno strumento di sviluppo è ovunque comprovato, in Belgio e altrove — ha aggiunto François Cornet — e questo fenomeno è più particolarmente visibile nelle regioni dove la Caritas collabora con le organizzazioni di aiuto ai migranti per mettere in pratica programmi di sicurezza alimentare, di salute e di sostegno psicologico». La relazione propone prima un breve accenno al contesto dei flussi migratori in Belgio, Paese dove la storia ha dimostrato l’importanza del contributo dei migranti. Oggi, ancora loro continuano a partecipare allo sviluppo della nazione in diversi modi. Secondo la Caritas, gli immigrati costituiscono attualmente il 16,4 per cento della popolazione. Sono per lo più europei (54 per cento), seguiti dai migranti provenienti dall’Africa (25 per cento), dall’Asia (15,6 per cento), dall’America (4,2 per cento). Migrare — per motivi di lavoro, di studio o per ottenere una protezione internazionale — è diventato però sempre più difficile.

La seconda parte della relazione esamina in modo approfondito il ruolo delle migrazioni contemporanee in materia di sviluppo e come i migranti contribuiscono alla vita economica, sociale e culturale del Belgio e dei loro paesi d’origine. Viene messo in luce che l’immigrazione è «un elemento essenziale dello sviluppo politico del Paese». Inoltre, sono passati in rassegna i principali ostacoli che non consentono ai migranti di contribuire pienamente allo sviluppo dei loro paesi di destinazione e di provenienza. Un primo ostacolo è rappresentato dalla mancanza di mezzi di accesso legali e sicuri, che rallentano le possibilità di migrare all’estero o inducono a correre seri rischi e pericoli. Una seconda serie di ostacoli è rappresentata dalla difficoltà dei migranti di soddisfare ai propri bisogni fondamentali. A causa della discriminazione sugli alloggi, per esempio, trovare un tetto decoroso è una severa sfida per i nuovi arrivati, e per questo motivo si viene a creare una segregazione geografica basata sulla ricchezza, l’appartenenza etnica e lo status giuridico.

Nel rapporto pubblicato dalla Caritas, anche il mercato del lavoro è stato esaminato nella sua globalità. Numerosi studi hanno dimostrato che i migranti sono soggetti a varie forme di discriminazione nell’accedere al mercato del lavoro. «Discriminazioni — sottolinea il testo — alimentate dalle idee negative che una parte dell’opinione pubblica diffonde sui migranti, considerati fonte di problemi e di minacce per l’economia».

Nella sua parte finale la relazione elenca una serie di iniziative positive destinate a facilitare l’integrazione dei migranti, considerati fonte di sviluppo delle società di destinazione e di origine. Le tre regioni del Belgio — Fiandre, Vallonia e Bruxelles Capitale — hanno adottato lo stesso approccio che comprende un accompagnamento socio-economico, dei corsi linguistici e un’introduzione al rispetto della cittadinanza e alle norme e ai valori del Paese. «Pur essendo queste azioni nell’insieme positive — rileva la Caritas — rimane un punto debole perché il dispositivo proposto è unico e uniformato, mentre le necessità non sono le stesse per tutti i migranti, ma divergono secondo le regioni geografiche di provenienza e il livello di formazione». Numerosi progetti e programmi sperimentali sono stati realizzati per favorire l’inserimento dei migranti nel mercato del lavoro in questi ultimi anni in Belgio. Il progetto “Labour-Int” prevede tra l’altro per i beneficiari di protezione internazionale un percorso di integrazione e di accompagnamento che consiste nella valutazione delle loro competenze e professionalità, un aiuto nella ricerca di un impiego e un controllo sistematico per aiutarli ad adattarsi al mondo del lavoro.

Tutti questi progetti locali destinati a rafforzare gli strumenti a disposizione delle associazioni possono essere dunque considerati in modo positivo.

«La relazione ha avuto come oggetto l’esame del ruolo del fenomeno migratorio nello sviluppo del Belgio attuale. Tuttavia, prima di considerare il potenziale valore rappresentato dai migranti, questi ultimi devono beneficiare di condizioni di vita migliori, di accesso alla previdenza sociale e al mercato del lavoro nel rispetto dei loro diritti fondamentali», avverte in conclusione il rapporto della Caritas Belgio, perché «le persone costrette a lottare quotidianamente per soddisfare i loro bisogni fondamentali non possono mettere pienamente a frutto le loro conoscenze e competenze a beneficio della società».

di Charles de Pechpeyrou

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12 novembre 2019

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