Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Una casa per i padri separati

· Nella diocesi di Albano ·

È da tempo che la diocesi di Albano mostra un’attenzione molto concreta verso i fedeli che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione. Per noi sono state di grande incoraggiamento le parole scritte dal Papa in Amoris laetitia, specialmente nel capitolo VIII, con l’invito ad accogliere, accompagnare e integrare. Anche per questo le abbiamo accolte con gioia.

Fin dal 1997 il nostro Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia realizza ogni anno con cadenza regolare percorsi di vita e di fede con gli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione. L’iniziativa fa parte della pastorale ordinaria della nostra Chiesa, che da vent’anni si avvicina e incontra quei figli e fratelli che ha generato come sposi nel sacramento delle nozze e che ora vivono il dolore di un amore ferito, fallito, finito.

Non è un incontro per loro ma con loro. Un incontro condiviso da ogni fedele e da tutte le famiglie: un modo per scrivere insieme l’unico Vangelo del matrimonio e della famiglia. Del resto, nessun battezzato nella Chiesa è escluso o riammesso. Insieme siamo una comunità di persone che, sia pure in vario modo, con percorsi diversi e tempi differenziati, cammina verso il Dio che è misericordia e salvezza.

In occasione dell’Anno della fede, nel contesto di questo percorso che prevede anche l’incontro col vescovo, ho voluto indirizzare a questi sposi cristiani una lettera pastorale dal titolo Attraversare la porta della fede col cuore ferito, ricordando, come ho scritto, che nessuna famiglia è perfetta e ogni famiglia, prima o poi, ha un calvario da affrontare.

Ciascuna comunità familiare, infatti, soffre ferite. Il dramma della separazione è motivo di sofferenza per l’intero universo dei coniugi o dei genitori separati o divorziati. Possiamo parlare, a ragione, di un’autentica “nuova povertà”, alla quale anche la Caritas italiana pochi anni or sono ha indirizzato la sua attenzione specifica. La sua indagine ha permesso di intercettare alcune esigenze — come la necessità di avere un tetto dove riparare e un luogo dignitoso dove incontrare i figli — e di individuare particolari aree di bisogno, come il disagio psicologico e nelle relazioni sperimentato durante la crisi, la gestione del conflitto, il sostegno alla genitorialità.

Proprio nell’ambito di queste problematiche è emersa la questione di come offrire almeno un sostegno abitativo temporaneo ai padri separati. Un proverbio malgascio dice che ciò che l’occhio ha visto, il cuore non lo dimentica. L’ho sperimentato anch’io. Sempre più spesso, infatti, mi accadeva di vedere uomini, soprattutto di mezz’età, che dopo avere parcheggiato la propria auto in piazza Vescovile, con una borsa in mano entravano nel centro di ascolto diocesano situato al piano terra della curia. A un primo sguardo non sembravano persone particolarmente bisognose. Ma quando ho chiesto informazioni ai nostri volontari, la risposta mi ha impressionato: si tratta di uomini separati o divorziati che dormono in auto e poi si recano qui da noi per provvedere alla pulizia e alle necessità igieniche. Ciò che sapevo non l’avevo ancora meditato nel cuore.

Ne ho parlato, perciò, con i miei più stretti collaboratori. Con loro abbiamo riflettuto sulla possibilità di scegliere, fra i segni concreti dell’Anno della misericordia, una casa di accoglienza per padri soli o separati in situazione di difficoltà. La conferma di avere colto nel segno mi è venuta dall’applauso spontaneo con il quale il mio annuncio è stato accolto dall’assemblea di migliaia di fedeli riuniti per il secondo pellegrinaggio diocesano giubilare nel santuario della Madonna del Divino Amore il 22 ottobre 2016, dopo aver partecipato all’incontro con il Papa in piazza San Pietro.

Certo, la realizzazione non è stata facile. Difficoltà di vario genere hanno rallentato il cammino nei mesi successivi, proprio mentre la situazione ha continuato a rivelarsi sempre più grave. Tra mutui, doppio affitto, alimenti e costi giudiziari, per un padre i soldi sono quasi sempre un problema. Quanto poi all’aspetto della vulnerabilità, in storie come queste l’equilibrio del padre separato è messo alla prova su troppi fronti. Perduta l’alleanza di coppia, si perde pure l’accesso al figlio, che diventa contingentato, quasi a orologeria. E troppe volte ha come freddo scenario proprio i non-luoghi del consumismo, tra paninoteche, centri commerciali e cinema, anziché una casa, che diventa spesso rifugio di fortuna.

Nonostante ciò, il progetto della diocesi è ora una realtà. Il 21 novembre scorso, infatti, è stata firmata l’autorizzazione della casa e di questa iniziativa ho scritto anche nella lettera pastorale Toccare la carne di Cristo appena pubblicata. Nella data del 21 novembre ricorre la presentazione della beata Vergine Maria: circostanza nella quale riconosco l’intercessione e un segno di benevolenza della Madre di Dio, poiché questo momento importante è avvenuto proprio in un giorno che la liturgia le ha dedicato.

Sento il bisogno di ringraziare il Signore e anche tante persone, a cominciare dalle suore di Gesù Buon Pastore (Pastorelle) che per la realizzazione del progetto hanno messo a disposizione la loro struttura sul litorale pontino che inauguro il 13 gennaio a Tor San Lorenzo, nei pressi di Ardea. E poi ci sono tutti coloro che hanno preso a cuore l’iniziativa prestandovi la loro opera, offrendo collaborazione, aiutando nelle forme loro permesse: e tra questi, anche istituzioni come l’Asl Roma h.

Da ultimo, ho voluto che la casa si intitolasse al mio predecessore, monsignor Dante Bernini, vescovo buono e sapiente, che con il suo ministero ha lasciato nella Chiesa di Albano il segno della paternità di Dio.

di Marcello Semeraro

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 aprile 2018

NOTIZIE CORRELATE