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Una biblioteca di biblioteche

· ​La Vaticana nel Seicento ·

Dopo la fase rinascimentale, che dal pontificato di Sisto IV (1471-1484) si prolunga sino ai primi decenni del Cinquecento, la Biblioteca Vaticana attraversa una seconda fase di vita, a partire dal 1589, nella nuova sede voluta da Sisto v grazie al progetto dell'architetto Fontana: una fase che, con scansioni diverse, scorre per tutto il Seicento, il secolo d'oro delle biblioteche, come è stato definito, durante il quale, in un clima inquieto sotto il profilo politico e religioso, si assiste a uno straordinario arricchimento e a una complessiva trasformazione delle raccolte papali. 

È questo il percorso - scrive Mario Rosa - che viene seguito e analizzato, in una ricostruzione affascinante, nell'imponente terzo volume della storia della Biblioteca apostolica vaticana, La Vaticana nel Seicento (1590-1700): una Biblioteca di biblioteche, a cura di Claudia Montuschi (Città del Vaticano, 2014, pagine 912, euro 200). Una pagina eccezionale si aprirà improvvisamente per essa durante il breve pontificato di Gregorio XV (1621-1623), quando, dopo la sconfitta dell'elettore Palatino Federico v da parte della coalizione asburgico-cattolica con l'avvio della guerra dei Trent'anni, il duca Massimiliano di Baviera, succeduto a Federico quale principe elettore, riconoscente per gli aiuti ricevuti, farà dono al pontefice della Biblioteca Palatina di Heidelberg. Un gesto che apparirà agli occhi di Roma un trionfo dell'universalismo e della cultura cattolica, stando alle parole con le quali il cardinal nipote Ludovico Ludovisi saluterà «così nobil Trofeo» perché venisse conservato «a perpetua memoria in questo Teatro del mondo», «preziose spoglie» che giunsero a Roma, durante il freddissimo inverno del 1622-1623, a cura e sotto la guida dello scriptor greco della Vaticana Leone Allacci. Nel suo contributo Jospeh Connors sottolinea che quella Vaticana era innegabilmente la biblioteca più grande della città. Ma Roma era piena di biblioteche più piccole. Alfredo Serrai ci offre un censimento delle altre biblioteche nella Roma del diciassettesimo secolo. Setacciando le fonti, dal libro di Angelico Rocca del 1591, passando per la Nota dei musei di Bellori, fino all’analisi di Opere pie di Piazza nel 1698, riporta un totale di 126 biblioteche di maggiore importanza. E tra queste non sono nemmeno comprese le biblioteche di dotti artisti come Bernini e Borromini. Roma era davvero sommersa dai libri, e queste biblioteche ridimensionavano il gigantesco complesso vaticano. È però significativo che la maggior parte delle biblioteche delle famiglie nobili siano scomparse, mentre quelle degli ordini religiosi — la Vallicelliana, la Casanatense, l’Angelica — tendono a sopravvivere.

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26 maggio 2019

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