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Una battaglia senza un vero vincitore

· Autorizzata in extremis a Parigi la manifestazione contro la riforma del lavoro ·

Si misura in poche centinaia di metri, tanto è stato il percorso concesso dalle autorità ai manifestanti, l’ultima mossa dei sindacati francesi nel braccio di ferro con il Governo sulla riforma del lavoro. Ventimila persone, secondo le stime delle forze dell’ordine, tre volte tanto, per gli organizzatori, hanno sfilato nel pomeriggio del 23 giugno a Parigi attorno a Place de la Bastille e al Bassin de l’Arsenal, sotto la stretta sorveglianza della gendarmeria. 

Place de la Bastille durante la manifestazione sindacale del 23 giugno (Reuters)

Una partecipazione molto ridotta rispetto quella del 14 giugno, che aveva riunito ottantamila persone, ma che era stata segnata da violenti incidenti. Si è dovuto attendere fino all’ultimo perché il ministero degli Interni desse il via libera al corteo. Un’autorizzazione concessa a condizione di strette misure di sicurezza. La manifestazione del 23 giugno è stata al centro una forte polemica tra i sindacati e la maggioranza di Governo. Intervistato dal «Journal du dimanche» il 19 giugno, il primo ministro Manuel Valls ha espresso la sua ferma posizione rispetto alla riforma del lavoro: «Non ci saranno né ritiro del testo, né modifica della sua filosofia, e neppure riscrittura degli articoli che ne costituiscono il nucleo. Ora bisogna procedere rapidamente e far adottare il testo». Dall’altra parte, la Confédération générale du travail (Cgt) sembra attraversare un momento di difficoltà. Pesano nell’opinione pubblica le immagini degli scontri del 14 giugno, a cominciare dagli atti di vandalismo di cui è stato oggetto l’ospedale pediatrico Necker, nel cuore di Parigi. Ma alla fine di questo braccio di ferro ci sarà davvero un vincitore? Secondo il politologo francese Laurent Bouvet, intervistato dal nostro giornale, «da questa manifestazione escono solo attori indeboliti, che si battono in maniera disperata».

di Charles de Pechpeyrou

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16 luglio 2019

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