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Una base etica
per il progresso tecnologico

· Il Papa ai partecipanti a un seminario su «Il bene comune nell’era digitale» ·

«Un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico», ma a patto che cambiamenti e innovazioni siano sempre accompagnati «da un’etica fondata su una visione del bene comune». Lo ha affermato Papa Francesco nel discorso rivolto ai partecipanti al seminario su «Il bene comune nell’era digitale» — promosso dal Pontificio consiglio della cultura e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale — durante l’udienza svoltasi venerdì mattina, 27 settembre, nella Sala Clementina.

Richiamando l’insegnamento della Laudato si’, il Pontefice ha ribadito che lo sviluppo delle nuove tecnologie deve procedere di pari passo con un analogo «sviluppo della responsabilità e dei valori». In caso contrario, ha avvertito, il «paradigma tecnocratico, che promette un progresso incontrollato e illimitato, si imporrà e forse, persino, eliminerà altri fattori di sviluppo con enormi pericoli per l’umanità intera».

Per il Papa, l’umanità si trova oggi di fronte a «sfide senza precedenti e completamente inedite». Si tratta di «problemi nuovi» che «richiedono soluzioni nuove: il rispetto dei principi e della tradizione, infatti, deve essere sempre vissuto in una forma di fedeltà creativa e non di imitazioni rigide o di riduzionismi obsoleti». Per questo Francesco ha espresso ai convegnisti il suo compiacimento per lo sforzo di «declinare, a volte anche in modo preciso, dei principi morali sia teorici, sia pratici», sottolineando il fatto che «le sfide etiche esaminate siano state affrontate proprio nel contesto del concetto di “bene comune”». Si tratta, infatti, di «un bene a cui tutti gli uomini aspirano, e non esiste sistema etico degno di questo nome che non contempli tale bene come uno dei suoi punti di riferimento».

Queste problematiche, ha rilanciato il Pontefice, «riguardano tutta l’umanità e richiedono soluzioni estendibili a tutta l’umanità». Da qui il monito esplicito: «Se i progressi tecnologici fossero causa di disuguaglianze sempre più marcate — ha scandito — non potremmo considerarli progressi veri e propri». In questo caso, infatti, il rischio sarebbe di arrivare «a una infelice regressione a una forma di barbarie dettata dalla legge del più forte». Per questo è importante «gettare delle basi etiche di garanzia per difendere la dignità di ogni persona umana», nella convinzione che «il bene comune non può essere dissociato dal bene specifico di ogni individuo». È intollerabile, ha insistito il Papa, che qualcuno sia «vittima di un sistema, per quanto evoluto ed efficiente possa essere, che non riesce a valorizzare la dignità intrinseca e il contributo di ogni persona».

Il discorso del Papa

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