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Una barca
fra i monti svizzeri

· Millequattrocento anni fa veniva fondata l’abbazia di Disentis nel cantone dei Grigioni ·

«Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, preparare gli attrezzi, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito». Applicando questo sensato consiglio del pilota e scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry alla fede cristiana, si potrebbe dire che oggi è molto più importante risvegliare nella gente la nostalgia per il vasto mare della vita eterna presso Dio che organizzare la vita presente. Per la fede cristiana questo orientamento al cielo è fondamentale.

Naturalmente questo è solo un lato della saggezza biblica che ha trovano una traduzione moderna nel consiglio di Saint-Exupéry. Per poterla comprendere appieno dobbiamo guardare anche all’altro lato: sebbene, quando si vuole costruire una barca, sia meglio risvegliare nelle persone la nostalgia per il mare vasto e infinito, piuttosto che organizzare il lavoro, non appena questa nostalgia sarà stata risvegliata esse si metteranno subito all’opera e costruiranno la barca progettata. Di fatto, la nostalgia per il mare infinito non impedisce di svolgere un lavoro concreto ma, al contrario, spinge a mettersi all’opera. Nella storia del cristianesimo, la dimostrazione di questa verità è data dal fatto che proprio quegli uomini — soprattutto missionari e monaci — che hanno abbandonato la propria patria e hanno anelato la patria eterna per cercare e testimoniare Cristo in terre straniere come “stranieri e pellegrini”, si sono rivelati come civilizzatori e cultori della vita sociale e culturale.

Questo dato di fatto può essere osservato anche nei due santi che oggi sono al centro della nostra memoria, e più precisamente nella fondazione di un eremo nella grande foresta di Desertina [antico nome di Disentis] da parte del monaco pellegrino franco Sigisberto, e nella protezione offerta allo stesso dal rezio Placido, il quale però ha pagato con il proprio sangue il sostegno dato all’impresa di Sigisberto. L’opera di questi due santi segna l’inizio dei millequattrocento anni di storia dell’abbazia di Disentis, alla quale guardiamo oggi con gratitudine e gioia. Tuttavia, il fatto che da questi modesti inizi sia potuta nascere la famosa abbazia di Disentis, nella tradizione di san Benedetto, non è casuale, ma le basi erano già state gettate al momento della sua fondazione. Infatti, nella spiritualità di san Benedetto le stesse due dimensioni che abbiamo trovato nella lettura odierna sono in tensione feconda tra loro.

Kurt Koch

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22 novembre 2019

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