Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un vuoto da colmare per le minoranze in Pakistan

· Iniziative per mantenere vivo l’impegno del ministro Bhatti ·

La comunità cristiana e le altre minoranze in Pakistan non devono essere lasciate sole. Dopo l’uccisione del ministro delle Minoranze Shahbaz Bhatti serve ora colmare il vuoto di una voce coraggiosa che non c’è più. Alle messe e alle veglie di preghiera in ricordo del rappresentante cattolico si accompagnano le manifestazioni pacifiche nelle piazze per chiedere giustizia e più sicurezza. Una speciale commemorazione del ministro — riferisce l’agenzia Fides — si terrà il 18 marzo nella città di Karachi, alla quale saranno presenti leader politici e religiosi, tra cui i rappresentanti della commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale in Pakistan. Inoltre è prevista l’organizzazione di una «carovana mobile» di attivisti cristiani e di volontari di varie organizzazioni per la difesa dei diritti umani che visiterà le principali città del Pakistan per sensibilizzare la popolazione sui diritti delle minoranze religiose.

Il presidente della Conferenza episcopale in Pakistan, l’arcivescovo di Lahore, Lawrence John Saldanha, sottolinea che c’è un diffuso sentimento di preoccupazione per il futuro. «Abbiamo perso un grande leader — osserva l’arcivescovo — e la nostra gente è moralmente abbattuta. C’è timore per il futuro, più di prima. I partiti fondamentalisti fanno molta pressione sulle istituzioni statali che appaiono deboli». La necessità di garantire ora ancora più sicurezza alle minoranze è condivisa anche dal primate della Comunione anglicana, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, in un intervento pubblicato dal quotidiano britannico «The Times». Per il primate «un vero Stato musulmano, né più né meno di uno Stato cristiano o di uno Stato laico, deve garantire i diritti alle minoranze». Il ministro Bhatti, aggiunge, «è morto non solo per la sua fede cristiana, ma anche per una visione comune dei cristiani e dei musulmani pakistani. A tale riguardo l’arcivescovo di Canterbury fa riferimento anche al ricordo dell’ultimo incontro personale avuto nel 2010 con il ministro: «Bhatti disse di essere consapevole dei rischi che correva, ma aveva aggiunto che non sarebbe venuto meno al suo impegno perché tutti avessero giustizia». Il primate conclude quindi con un appello alla società pakistana «per affrontare in maniera razionale il dibattito sulla legge sulla blasfemia» e alla comunità musulmana internazionale per contrastare «il populismo moderno».

L’abolizione o quantomeno la revisione della legge sulla blasfemia rappresentava una priorità per il ministro assassinato. Si tratta di un obiettivo che tutti sperano che possa essere prima o poi raggiunto per togliere ai fondamentalisti la possibilità di usare in maniera pretestuosa la normativa per colpire le minoranze. È un’eredità politica pesante quella che dovrà essere raccolta dal successore del ministro Bhatti. Intanto, il seggio che apparteneva al ministro all’interno dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento locale) è stato ufficialmente assegnato dalla Commissione elettorale all’esponente cattolico del Pakistan People’s Party, Javed Michael. Secondo fonti dell’agenzia Fides, il leader politico sarebbe anche il candidato attualmente più accreditato per succedere a Bhatti nell’incarico di ministro delle Minoranze. La comunità cristiana sta promuovendo la collaborazione con quella musulmana per giungere a una riforma legislativa ampiamente condivisa. Dopo l’uccisione del ministro, sottolinea il direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan, padre Mario Rodrigues, «è nostro compito continuare a pregare e ad avere fede e speranza, proseguendo nella campagna di sensibilizzazione del popolo pakistano, sempre in modo pacifico e lo faremo durante tutta la Quaresima, in vista della Pasqua, con coraggio e con fede». La richiesta di abolizione della controversa legge sulla blasfemia, puntualizza padre Rodrigues, «non verrà meno, anche se non ci aspettiamo grandi mosse da parte del Governo» ma, conclude, «stiamo chiedendo l’aiuto di molti leader musulmani moderati, che condividono le nostre idee, per cercare di aprire una breccia per la revisione nel fronte degli intransigenti, almeno per gli evidenti abusi a cui si presta la legge».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE