Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un voto senza certezze

· Elezioni politiche in Spagna ·

Le elezioni legislative spagnole di domani, domenica, sono caratterizzate da un clima di grande incertezza per il risultato e per la futura governabilità del Paese.

Il voto per rinnovare il Congresso dei deputati — unica Camera che esprime la fiducia al Governo — e il Senato si preannuncia tra i più combattuti e incerti dalla morte di Francisco Franco e dal ritorno della democrazia. Il quaranta per cento degli aventi diritto non ha ancora deciso per chi votare. Le ultimi rilevazioni pubblicate dai giornali danno per certa la fine del bipolarismo tra Partido Popular (Pp) e Partido Socialista Obrero Español (Psoe), che hanno governato la Spagna dalla fine del franchismo. È emerso invece un nuovo panorama politico quadripolare, grazie soprattutto alla crescita dei due partiti emergenti, Ciudadanos e Podemos, eredi a destra e a sinistra degli indignados anti-austerità.

Il Partido Popular del presidente del Governo, Mariano Rajoy, che negli ultimi tre anni ha pilotato il Paese fuori dalla grave crisi ereditata dal socialista José Luis Rodríguez Zapatero, è primo nelle intenzioni di voto, ma registra anche una grave emorragia di elettori (circa quattro milioni) e quindi di seggi. L’ultimo rilevamento pubblicato su «El País» — nella settimana finale i sondaggi sono vietati — gli assegna il 25,3 per cento e 109 seggi su 350. Le proiezioni di «El Mundo» gli assegnano invece il 27,2 per cento e 110-114 deputati. Alle politiche del 2011 Rajoy aveva vinto con il 44,6 per cento e una maggioranza assoluta di 186 seggi. Un punto a suo sfavore potrebbe arrivare ora dalla crisi innescata dal presidente secessionista Artur Mas, che ha nettamente vinto le recenti elezioni in Catalogna. Dalla parte di Rajoy c’è l’indubbia ripresa economica che il Paese sta vivendo.

Anche l’altro grande partito del dopo-dittatura, il Psoe di Pedro Sánchez, è in picchiata di voti e lotta per il secondo posto. I sondaggi assegnano ai socialisti il 21 per cento dei consensi e 90 seggi (avevano ottenuto il 28,8 per cento e 110 deputati quattro anni fa). Sánchez sente sul collo il fiato di Podemos di Pablo Iglesias e di Ciudadanos di Albert Rivera. Stando sempre a «El País», Podemos e Ciudadanos avrebbero rispettivamente il 19,1 per cento e 60 seggi e il 18,2 per cento e 60 deputati; per «El Mundo» invece, Podemos 18,4 per cento e 56-60 seggi mentre Ciudadanos il 19,6 per cento e 62-65 seggi. 

di Francesco Citterich

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE