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Un voto per l’unità

· Lettera dell’episcopato camerunese in vista delle elezioni ·

Una giovane camerunese ospitata nel campo profughi di Minawao

Yaoundé, 4. Stemperare le forti tensioni presenti in molte zone del paese e votare candidati «capaci di far fronte alla crisi sociale, economica e politica»: sono le principali indicazioni contenute nella lettera pastorale che la Conferenza episcopale camerunese ha diffuso in vista delle elezioni presidenziali in programma il 7 ottobre. «Auspichiamo, secondo gli insegnamenti della Chiesa, che il popolo possa esercitare la sua sovranità scegliendo i suoi dirigenti in modo libero, pacifico e responsabile», si legge nel documento a firma dell’arcivescovo di Douala, Samuel Kleda, presidente dell’episcopato.Le elezioni si terranno in un contesto socio-politico assai teso: la crisi nelle regioni del nord-ovest e del sud-ovest, l’insicurezza nell’estremo nord causata dalla setta Boko Haram, l’impatto del conflitto centrafricano sulla frontiera orientale, «potrebbero turbare lo svolgimento sereno e pacifico delle elezioni», ammoniscono i vescovi, ricordando che solo un voto libero e trasparente può garantire la pace, la stabilità e la giustizia. Le regioni del nord-ovest e del sud-ovest (segnate da «una cieca violenza e una radicalizzazione che allarma») sono quelle dove vive la minoranza anglofona che protesta per l’imposizione della lingua francese a livello amministrativo, giudiziario e scolastico. Queste regioni il 1° ottobre 2017 hanno dichiarato simbolicamente la loro indipendenza.

Nel testo, riportato dall’agenzia Fides, si invitano tutti gli elettori ad adempiere al loro diritto-dovere di votare. Ma esistono dei criteri di scelta: «I candidati devono impegnarsi di fronte al nostro popolo e alla comunità internazionale a promuovere l’unità del Camerun e l’intangibilità delle frontiere, la sua indipendenza e la sua dignità nel concerto delle nazioni moderne». I candidati devono offrire vere soluzioni ai problemi del paese: corruzione, perdita del senso del bene comune, crisi nella regioni anglofone, disuguaglianze sociali, disoccupazione giovanile, lotta contro Boko Haram. Dal canto suo la Chiesa cattolica si impegna a contribuire al corretto svolgimento delle elezioni attraverso gli osservatori formati e gestiti dalla Commissione giustizia e pace.

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22 settembre 2019

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