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Un voto
guardando al futuro

· Elezioni presidenziali in Perú ·

Una campagna elettorale decisamente accesa e colorata quella svoltasi in Perú in vista delle elezioni presidenziali, che avranno luogo domani e nella quale corrono nove candidati. Keiko Fujimori del partito di centro-destra Forza popolare è data per favorita. Concorrono alla carica anche due ex presidenti, Alan Garcia e Alejandro Toledo, ma i veri avversari della Fujimori sono l’indipendente Pedro Pablo Kuczynski, del partito Peruanos por el Kambio (Ppk), Alfredo Barnechea, del Partito azione popolare, e Veronika Mendoza, del partito Fronte ampio, della coalizione di sinistra.

Manifesti elettorali nella capitale Lima (Ap)

Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, si attestò al secondo posto nel 2011, quando perse di misura contro l’attuale presidente Ollanta Humala, espressione della coalizione di centro-sinistra, il quale non può ricandidarsi per limiti costituzionali. Pochi giorni fa alcune migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Paese contro la candidatura della Fujimori, lamentando il rischio di un ritorno all’autoritarismo del passato in caso di vittoria. Il padre sta scontando una pena di venticinque anni per corruzione e violazione dei diritti umani, commessi nel corso dei dieci anni (1990-2000) in cui fu al Governo.

La rinascita politica dei sostenitori di Fujimori è spiegabile con una serie di ragioni economiche e soprattutto sociali. Essendo il Perú un Paese molto giovane, una parte rilevante degli elettori non ricorda l’era Fujimori, a cui fece seguito una fase di stabilità democratica.

A ridosso delle elezioni, ha sollevato numerose perplessità l’opportunità della tempistica con cui la commissione elettorale nazionale ha escluso due tra i candidati più quotati: l’economista Julio Guzmán, del partito Tutti per il Perú, considerato il potenziale rivale della Fujimori al ballottaggio, e l’imprenditore César Acuña, del partito Alleanza per il progresso.

Senza Guzmán in lizza, escluso per motivi amministrativi, lo scenario è più complesso. Gli analisti sono concordi nel ritenere che l’eventuale frammentazione del panorama politico, con la possibilità di un fronte comune anti-Fujimori per il secondo turno, possa portare a una evoluzione politica, dando vita a un bipolarismo capace di superare le contrapposizioni storiche e ideologiche del passato.

Sul piano tecnico, la Costituzione peruviana prevede l’elezione diretta del presidente della Repubblica a maggioranza assoluta con il sistema del doppio turno (in calendario il 5 giugno), mentre il Parlamento monocamerale — il Congresso della Repubblica — elegge con criterio proporzionale centotrenta rappresentanti, in entrambi i casi per un mandato quinquennale.

di Alicia Lopes Araújo

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20 marzo 2019

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