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Un villaggio ospitale,
libero in ascolto
della Parola

· Il Vangelo della XVI domenica del tempo ordinario ·

Ospitalità, ascolto della Parola, libertà sono i tre grandi temi del vangelo di questa domenica. Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

L’ospitalità è una azione sacra per tutte le religioni e per tutte le culture. Oggi questa sacralità è a rischio perché molti aspetti della nostra vita, anche le relazioni tra le persone, sono regolate in gran parte dal denaro.

Il “villaggio” rappresenta la tradizione eretta a divinità, come l’accampamento descritto nel libro del Levitico che escludeva i lebbrosi, luogo dove ogni realtà nuova è vista con paura, e ogni straniero è già nemico. Questo rapporto difficile tra il villaggio e lo straniero possiamo estenderlo lungo la storia. Il villaggio siamo noi, è a volte il nostro cuore; sono le nostre città, il nostro sistema economico, a volte anche la nostra Chiesa quando è clericalizzata, rigida, conformista. Il villaggio esclude.

Marta invece ospitò Gesù nella sua casa. Lo ospita tra gli affanni della giornata, tra le difficoltà di una vita semplice e povera, lo ospita tra mille preoccupazioni e rivendicazioni, forse anche malvolentieri, ma lo ospita. Siamo in tempi di grandi preoccupazioni circa l’ospitalità. Alcune sono cattive, violente, razziste, egoiste, borghesi. Marta ci testimonia la preoccupazione positiva, il desiderio di allargare il perimetro del villaggio, perché ci sia posto anche per quelli che sono fuori, esclusi, stranieri. Questa sana inquietudine di Marta, deve essere per noi, morale, giuridica, politica, religiosa, altrimenti il nostro villaggio muore.

«Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola». Maria ascolta la Parola. Dio si fa conoscere attraverso la Parola incarnata del Figlio dell’uomo, altrimenti rimane un bel concetto, o addirittura uno strumento ideologico, ma non dice niente al nostro cuore. Il popolo di Dio, come Maria ai piedi di Gesù, ha bisogno di pastori che scaldano il cuore con la Parola, non di istruzioni per l’uso, o di regolamenti.

Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta.

Maria, si ribella alla tradizione; è una donna e racconta il Talmud che: «Le parole della legge vengono distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne». Maria trasgredisce la legge per scegliere di accogliere un dono di cui lei, ognuno di noi ha bisogno, la libertà. La parte migliore è la libertà. Sappiamo che si può togliere addirittura la vita a una persona e perfino a culture intere. Sappiamo pure che la libertà ti può essere concessa o revocata dall’imperatore di turno, un uomo, una elite, oggi anche un algoritmo.

Gesù invece ci dona la libertà dello Spirito che sovverte e spazza via i regolamenti del villaggio quando escludono e sviliscono la dignità dell’uomo, e questa libertà nessuno la può togliere. Gesù non ci chiama a scegliere tra una vita contemplativa o una più di azione, perché c’è solo una vita, ma ci dice di fare la scelta della libertà dello Spirito, concreta e solidale in un unico e grande villaggio che è il mondo, dove nessuno è padrone ma tutti siamo fratelli.

Chiediamo al Signore di saper ricominciare ogni giorno dalla Sua Parola, e di pronunciare nelle nostre case e nei nostri villaggi non parole che vincono, ma parole che salvano. Solo queste ultime producono molto frutto, perché sono quelle di Gesù.

di Francesco Pesce

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18 settembre 2019

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