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Un viaggio programmatico

È stato un viaggio programmatico quello che Papa Francesco ha appena compiuto in Brasile per partecipare alla giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro. Non pianificato dal primo Pontefice americano e latinoamericano ma già da tempo fissato dal suo predecessore, il lungo itinerario ha permesso tuttavia al vescovo di Roma preso «quasi alla fine del mondo» non solo di tornare nella sua America latina, ma anche di presentarsi con un insieme di gesti e parole così nitido e coerente da poter essere considerato appunto come programmatico.

Di norma è la prima enciclica di un Papa a delinearne le principali preoccupazioni e intenzioni, e certo la Lumen fidei si può leggere anche in questo modo. Ma il documento rappresenta soprattutto la risposta inedita a una situazione senza precedenti come la rinuncia di Benedetto XVI. Il suo successore ha infatti deciso di far proprio, con una autentica scelta di umiltà e insieme di governo, un testo pressoché concluso e che ha completato personalmente. Ne è venuto così un fortissimo segnale di continuità che conferma, nell’ovvia diversità delle persone, una sintonia e una complementarietà di per sé già evidenti.

Il primo viaggio internazionale di Papa Francesco è stato preceduto non a caso dall’urgenza di quello a Lampedusa, così eloquente nella vicinanza alle vittime di una delle tragedie più dolorose del nostro tempo. L’itinerario poi non si è esaurito nella partecipazione a questa pur riuscita «settimana della gioventù», che ha coinvolto tre milioni di persone di ben 178 Paesi, ma per decisione del Pontefice ha compreso altri momenti fortemente espressivi.

Tra questi, innanzi tutto la preghiera davanti alla Vergine nel santuario di Aparecida e di nuovo, al rientro, quella a Santa Maria Maggiore dove il vescovo di Roma aveva pregato prima della partenza. Poi, racchiuse tra questi pellegrinaggi mariani, le visite all’ospedale di San Francesco e alla favela di Varginha; quindi due riunioni con i vescovi del Brasile e dell’America latina, e infine l’intervista a una televisione brasiliana e la lunghissima conferenza stampa con i giornalisti sul volo di ritorno da Rio.

Proprio gli incontri con i vescovi e i dialoghi con i giornalisti, concentrati alla fine del viaggio, sono apparsi di particolare rilievo. Confermando, su piani diversi, due fondamentali scelte strategiche del papato nella seconda metà del Novecento, che ora il vescovo di Roma ha intenzione di sviluppare con accentuazioni personali molto efficaci: la comunicazione mediatica e il metodo sinodale. Sotto il segno del Vaticano II, intuito e aperto da Giovanni XXIII, entrambe le scelte devono moltissimo alle decisioni rivoluzionarie di Paolo VI, di cui Papa Francesco usa il pastorale e del quale in Brasile ha indossato una semplice stola rossa con le immagini degli apostoli Pietro e Paolo.

Incontrando i giornalisti, il Pontefice ha affrontato con semplicità questioni dibattute, senza schivare alcuna difficoltà e soprattutto evitando quella autoreferenzialità che più volte ha denunciato come uno dei mali più dannosi nella Chiesa. Ma soprattutto le riflessioni presentate ai vescovi sono indicazioni programmatiche che il vescovo di Roma affida a tutta la Chiesa. Perché esca da se stessa e annunci il Vangelo.

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24 agosto 2019

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